COME TI ROTTAMO LE LARGHE INTESE – LEGGE ELETTORALE E UOMO SOLO AL COMANDO: IL METODO RENZI PER DEMOLIRE LE PALLE D'ACCIAIO DI NAPO-LETTA…

Claudio Cerasa per "il Foglio"

La progressiva rottamazione delle palle d'acciaio, specie considerando il fatto che i proprietari delle balls of steel in questione si chiamano Enrico Letta e Giorgio Napolitano, prevede, da parte di Renzi, una strategia non convenzionale in cui la chiave di volta del metodo è legata alla famosa questione della personalizzazione della politica.

E in fondo tutto gira attorno a questo punto qui: l'approccio con Letta, la dialettica con Napolitano, il duello con gli avversari, il rapporto con il Pd, il linguaggio della campagna, lo scontro con i candidati, la corsa alla segreteria, l'organizzazione dei comizi e persino le proposte di riforme. In questa fase, naturalmente, il terreno migliore su cui misurare la distanza tra l'"Io" del Rottamatore e l'"Io" dei garanti delle larghe intese è la questione politico-culturale legata alla legge elettorale.

E al netto dei molti modelli studiati dal Rottamatore per superare il Porcellum (quello preferito ha la firma del professor Roberto D'Alimonte) il punto è che su questo terreno se ci si pensa bene lo scontro vero è tra personalizzatori e anti personalizzatori. Tra chi insomma da un lato, in nome della declinazione dell'Io e in nome della governabilità, crede che vada individuato un sistema per garantire l'ascesa al potere di un uomo solo al comando.

E tra chi dall'altro - in nome della collegialità e della stabilità - crede che vada invece individuato un sistema capace di garantire la presenza del giusto numero di pesi, contrappesi e cuscinetti tali da scongiurare che l'Italia sia governata dall'uomo solo al comando. La declinazione dell'Io è un filo conduttore importante per capire il metodo della rottamazione e in effetti tracce di tentativi vari di personalizzare la politica si trovano in ogni istante della campagna del sindaco.

Nel rapporto con gli altri candidati, per esempio, Renzi ha scelto lo spartito di chi promette di cambiare tutto senza spiegare bene come farlo e lo ha fatto quasi a voler dimostrare che il vero contenuto della campagna è che la mozione c'est moi. A giudicare dai sondaggi (il sindaco viaggia intorno al 70 per cento) il risultato risulta vincente ma come tutti i metodi non convenzionali presenta alcuni significativi danni collaterali.

Il danno collaterale più evidente è che il metodo Renzi viene considerato dai suoi avversari come se fosse non un semplice metodo alternativo rispetto al metodo collegiale, di rito postcomunista, ma come se fosse invece una insostenibile degenerazione da osteggiare con lo stesso stile con cui si dovrebbe combattere una specie di resistenza armata.

Il metodo Renzi - quello che mette il proprio volto prima delle bandiere del partito, quello che mette la propria storia prima dei simboli del Pd, quello che tuitta in streaming senza avere dietro di sé un ramoscello d'Ulivo, in effetti a volte confonde - in effetti è sfuggente, tende a eliminare i corpi intermedi e ad accentrare tutto un po' come succede nella quotidianità del lavoro del sindaco di Firenze, dove vige un sistema più verticale che orizzontale, in cui tutti devono passare quasi sempre per il capo, in cui il capo ha la tendenza a far convergere su di sé tutte le decisioni e in cui anche le persone di cui si fida Renzi alla fine adottano uno stile e un metodo identico a quello utilizzato dal Rottamatore in chief.

Si tratta insomma di un metodo che tende a creare delle gabbie, a semplificare, a velocizzare, a sloganizzare, che spesso esonda nel supercazzolismo, che ogni tanto divide il mondo in bianco e nero (voi, quelli malefici del super Porcellum, noi i giovani peace & love che vogliono semplificare il mondo) ma che fino a oggi è riuscito a imporre una strategia che per forza di cose sembra funzionare.

Strategia che potremmo sintetizzare così: al centro di tutto ci sono io, la mia storia, il mio essere giovane (che in Italia ha lo stesso valore che qualche anno fa aveva in America essere nero), il mio rappresentare una rupture generazionale e accettare questa rivoluzione è un passaggio fondamentale per trasformare "l'Io" in una cartuccia da usare contro la confusione creata dall'estremismo collegiale.

Come il Rottamatore voglia utilizzare poi la sua cartuccia è la parte oscura del metodo renziano. I contenuti arriveranno, ok, entro novembre Renzi presenterà la legge elettorale, ma più che i contenuti ciò che risulta sfuggente è il processo con cui verrà esplicitato l'oggetto della rottamazione.

La rottamazione senza nemici - ora che tutti o quasi sono sul carro del vincitore - offre infatti la stessa impressione di un mago impegnato a mostrare un cilindro da cui non esce il coniglio. Ed è per questo che oggi è difficile dare torto a chi dice che quando Renzi sarà eletto dovrà fare solo una cosa: riempire il cilindro e spiegare senza giochi di prestigio come il grande Personalizzatore intende andare a svitare le famose palle d'acciaio. Ci riuscirà?

 

matteo renzi lingua MATTEO RENZI A BARIMATTEO RENZI A BARIMatteo Renzi Giorgio Napolitano e Enrico Letta cecile kyenge tra enrico letta e giorgio napolitano ROBERTO DALIMONTE

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…