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PARISI, O CARO - NELLA LEOPOLDA DEL CENTRODESTRA VECCHI SOCIALISTI, SCAJOLA SCRAVATTATO, UN’ANTROPOLOGA ISLAMICA E LA SUORA ECONOMISTA SONIA MONIA ALFIERI - PARISI: "SE VINCE IL NO, RENZI A CASA. 5 STELLE NON SANNO GOVERNARE. SIAMO L'ALTERNATIVA ALLA SINISTRA

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Francesco Specchia per “Libero Quotidiano”

 

Parisi, o caro. Il primo colpo d' occhio per chi s' imbuca, dall' inizio, nella Leopolda milanese «Per riaccendere il Paese» -la convention di Stefano Parisi che dovrebbe accompagnare il centrodestra ad una garbata rivoluzione- è un grumo calcificato di cronisti, microfoni e telecamere in movimento, alla ricerca di una notizia. Uno sciame confuso di colleghi che, come gli elettori del centrodestra, ronza alla ricerca di certezze.

 

E, quando lo sciame si gonfia e si posa su qualcuno e lo avvolge, tu pensi che quel qualcuno sia Parisi. Invece, da sotto quella massa informe, spuntano un paio di ballerine rosse, e poi un tailleurino e una vocina bresciana; non è Parisi, è solo Maria Stella Gelmini, stordita da rinnovata popolarità. In quel mentre, passa Maurizio Lupi che esalta la «piattaforma di Stefano» e bacchetta «Salvini davvero dall' altra parte del marciapiede»; e il grumo flette all' improvviso su Lupi, abbandonando la Gelmini nel guado d' un discorso programmatico.

 

CONVENTION PARISI PLATEACONVENTION PARISI PLATEA

Poi, però, transita Maurizio Sacconi e da Lupi schizza sull' ex ministro il quale si divincola. Altra virata su Claudio Scajola scravattato, forse invitato a sua insaputa, che spiega: «Credo che sia doversosa la mia presenza, anche se in ultima fila». E poi via, via, lo sciame si sofferma su una parata d' antichi socialisti -Rampello, Maiolo, i due Pillitteri-;e su un pugno di ultralibertisti dell' Istituto Bruno Leoni, e di ciellini in disuso come Formigoni. E anche su Gabriele Albertini, il nume tutelare che si sente, mentendo, «soltanto l' umile muratore di questa grande casa, del grande progetto di unificazione che fu di Fedele Confalonieri». Finchè, ecco che la mandria della libera stampa, sfiancata, s' avvede della materializzazione di Parisi sul palco.

 

BERLUSCONI E STEFANO PARISIBERLUSCONI E STEFANO PARISI

Ed è ammucchiata. Parisi gesticola tra i microfoni, sorride, dice tutto e nulla: «Il centrodestra rappresenta la vera opportunità e anche l' Europa ha bisogno che l' Italia cresca. Noi non possiamo più permetterci di avere un Paese fermo». Oppure «è nata una nuova comunità del centrodestra, gireremo l' Italia, faremo pubblici confronti, siamo la vera alternativa alla sinistra». Oppure «i 5 Stelle quando governano fanno un po' di confusione». Oppure «se Renzi perde il referendum deve andare a casa» (già un classico degli ultimi giorni). Oppure «nel giro di qualche mese presenteremo un vero programma di governo agli italiani». Robe così.

 

stefano parisistefano parisi

Già sentite, ma che qui tuonano in una location carica di simbolismi. Ossia il Megawatt, una fabbrica ristrutturata con 1400 posti sedere, 200 volontari con la maglia giallo Fastweb infilata sopra la camicia. Poi c' è quel palco megalattico. Tre enormi videowall, postazione di regia di dieci persone roba che neanche il Grande Fratello, sedie per i talk in stile Versiliana e i filmati che scorrono sui 13 interventi «orizzontali» della giornata. Alcuni dei quali aguzzi: quello del filosofo Carlo Lottieri sul federalismo, dell' antropologa islamica Maryan Ismail su moschee e sinagoghe e della suora-economista Anna Monia Alfieri sulle politiche scolastiche («la scuola non è un ammortizzatore sociale per insegnanti»: l' applauso più fragoroso).

 

SCAJOLA MAIOLOSCAJOLA MAIOLO

Parisi mette in scena un grande assolo: «Da Milano, con una campagna elettorale ( 48% di consensi) che ci ha dato tanta energia e voglia di ripensare un programma nuovo per il Paese. Qui è l' inizio di un lavoro. Tutti sarete chiamati a dare una mano in questa direzione. A costruire una piattaforma liberale-popolare e vogliamo che la gente in Italia non votasse più contro ma per qualcosa, dobbiamo guardare con positività e interrompere il clima di tensione, di odio e di divisione che c' è nel nostro Paese». Parisi emana speranza, recita un canovaccio berlusconiano. Impressioni?

 

SCAJOLASCAJOLA

«Mi pare un buon esperimento, anche se devo ancora inquadrarlo bene», commenta Luca De Michelis, editore di Marsilio «il tema vero è capire se gli riesce la coesione; e se gli riesce, anche le scaramucce con Salvini spariscono. Per ora il panorama che vedo è di disperazione a vari livelli e di un finto ostentato ottimismo». Si accoda il neurochirurgo Massimo Gandolfini, ideatore del Family Day che spera che Parisi cambi la «politica delle famiglia avare della vita. Questa società invecchia, gli over 95 tra qualche anno andranno ad incidere sulle nostre pensioni».

 

Sovrasta il palco un logo con lampadine tricolore (la lampadina è il simbolo dell' Akp, il partito di Erdogan: qualcosa non torna...). Forti applausi. Parisi: «Grazie, ci aspettiamo un vostro contributo, anche economico». Gli applausi si attutiscono, specie dall' area della comunità ebraica. Le idee fioccano. In modo inversamente proporzionale ai denari deposti nell' ampolla delle offerte...

stefano parisi (3)stefano parisi (3)

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