salvini letta

COME SI CAMBIA, PER NON MORIRE – DA LUNEDÌ NE VEDREMO DELLE BELLE, ANCHE SULLA LEGGE ELETTORALE: SALVINI, CHE ALL’INIZIO DELL’ESTATE ERA TOTALMENTE DISINTERESSATO ALLE MODIFICHE, POTREBBE AVERE INTERESSE A CONVERGERE SUL PROPORZIONALE. DI MAIO GIÀ GONGOLA. E ANCHE LA MAGGIORANZA DEL GRUPPO PARLAMENTARE DEL PD, CHE HA PAURA DI FINIRE SBIANCHETTATA DALLE LISTE CHE SARANNO SCELTE DA ENRICO LETTA (SE SARÀ ANCORA SEGRETARIO)

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

ABBRACCIO MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

Il voto delle Amministrative potrebbe far cambiare il sistema di voto per le Politiche. E c'è un motivo se gli occhi sono puntati su Salvini.

 

Il capo della Lega è considerato l'ago della bilancia nel Palazzo, per via del suo posizionamento nella maggioranza di governo e nel centrodestra.

 

E ancora all'inizio dell'estate appariva disinteressato alle proposte di modifica del sistema elettorale: non ne aveva convenienza, forte del consenso di partito e del vantaggio di coalizione sugli avversari. Ma le cose cambiano.

 

MEME SU LUIGI DI MAIO E IL DITO MEDIO A MATTEO SALVINI

E qualche settimana fa nella barberia di Montecitorio, discutendo con un dirigente del Pd, il ministro Di Maio si è mostrato ottimista: «Se Salvini perderà male le Amministrative, si ravvederà e aprirà al proporzionale».

 

Che per il ministro grillino, certo non contiano, rappresenterebbe l'oasi nel deserto. L'oasi in realtà è ambita anche dai centristi, da un pezzo di Forza Italia e dalla maggioranza del gruppo parlamentare del Pd, quell'area riformista che teme di venir cancellata nelle liste alle prossime elezioni dal nuovo segretario e perciò chiede pubblicamente con il ministro Guerini l'impegno del partito per un cambio di legge elettorale.

 

Tanto basta per capire quanto siano divisi tra loro (e al loro interno) i dem e i cinquestelle: al confronto Salvini e Giorgetti sono una cosa sola.

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2

Finora Letta - sostenitore del maggioritario - ha fatto orecchie da mercante agli appelli, malgrado la direzione del Pd avesse deliberato ai tempi di Zingaretti la necessità di tornare al proporzionale per «bilanciare il sistema» dopo il taglio dei parlamentari. Quasi fosse un'emergenza democratica. Ma le cose, appunto, cambiano.

 

Allora il centrodestra appariva ai dem come un'invincibile armata. Adesso ai loro occhi sembra un'armata Brancaleone. E lunedì sera - in caso di vittoria alle Amministrative - potrebbe andare in scena la commedia degli equivoci, se per via di una sbornia elettorale il Pd si convincesse che è meglio insistere con il maggioritario. Ma Letta sta già provvedendo a togliere lo champagne dai festeggiamenti. Lo si è intuito quando ha parlato dell'intesa con M5S: «Vedremo il loro risultato».

ENRICO LETTA LORENZO GUERINI

 

Deve prima far di conto, verificare il saldo tra la forza del centrodestra e quella dei grillini, capire se un'alleanza con Conte basterebbe per competere nei collegi. Al momento il distacco è ampio. E siccome la scelta del sistema di voto è frutto delle convenienze dei partiti, Letta potrebbe infine accedere all'idea della riforma.

 

Al pari di Salvini, che in queste settimane avrebbe manifestato (guarda caso) un maggiore interesse alla discussione. E infatti Renzi, scettico fino a un mese fa sulla possibilità di un cambio della legge elettorale, adesso sostiene che «qualcosa potrebbe saltar fuori, in base ai calcoli dei voti e agli accordi che si faranno sul capo dello Stato». «La legge cambierà», ha assicurato Cesa ai suoi amici siciliani, rianimando lo spirito proporzionalista dei diccì.

 

berlusconi salvini renzi

D'altronde «il centro - riconosce un dirigente del Pd - avrà un ruolo decisivo sia per la scelta del successore di Mattarella, sia per la scelta del modello elettorale.

 

Se qualcuno tra i miei non l'avesse ancora capito, gli consiglierei di osservare Berlusconi...». Eccolo il Cavaliere, tornato nei panni dell'oste mentre tutti pensavano di fare i conti propri. Non salirà al Colle, ci ha messo (quasi) una pietra sopra, ma si prepara al ruolo di kingmaker.

meme sulla crisi di governo salvini berlusconi meloni

 

E si vedrà se la riforma prevederà un meccanismo proporzionale con un premio di maggioranza alla coalizione vincente: di questo si parla nei corridoi laterali di Montecitorio, siccome Fico continua a tenere inspiegabilmente chiuso il Transatlantico.

 

Il meccanismo è gradito a un pezzo della Lega e farebbe comodo al Pd e ai grillini, che potrebbero allearsi restando separati in casa, senza cioè doversi mischiare con un candidato comune nei collegi uninominali.

 

MEME SUL CASO MORISI BY CARLI

Perché il segretario dem sa che «la convergenza naturale» con M5S di cui parla, si registra per ora più a livello di gruppi dirigenti che di base elettorale. Insomma, da martedì si capirà se a tutti converrà cambiare.

 

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