luigi di maio davide casaleggio

QUESTA E' "L'INESPERIENZA" DEI GRILLINI (LA POLITICA HA LE SUE REGOLE) - DI MAIO VOLEVA SALIRE AL QUIRINALE ANCHE PER AVERE DA MATTARELLA QUALCHE “SUGGERIMENTO” SU COME COMPILARE LA LISTA DEI MINISTRI - AL M5S MANCA IL “METODO” PER AVVICINARE I PROFILI INTERESSANTI - E INFATTI SONO ARRIVATI I RIFIUTI DELLO STORICO DELL'ARTE TOMASO MONTANARI, DELL'ECONOMISTA LEONARDO BECCHETTI E DEL DIRETTORE ISPI, PAOLO MAGRI 

LUIGI DI MAIO

Paolo Cacace e Stefania Piras per “il Messaggero”

 

La lista dei possibili ministri di cui parla Luigi Di Maio è ancora per aria. La speranza del leader M5S è che aprendo un canale diplomatico con il Quirinale possano giungergli consigli e dritte informali su come compilarla. L' ex movimento digitale farebbe di tutto per un like di Sergio Mattarella. Ma nel metodo che hanno messo in piedi i vertici M5S per trovare i possibili ministri la trasformazione a partito analogico risulta ancora lontanissima.

 

TELEFONATE

Carlo Cottarelli

Le telefonate ai papabili sono partite solo recentemente: manca tutto il lavoro politico propedeutico per avvicinare i profili più interessanti. Ieri Di Maio a Skytg 24 ha confessato che gli piacerebbe un confronto con Carlo Cottarelli, l'ex commissario alla spending review. Tentativo alquanto timido di proporre un ministero.

 

Eppure i pentastellati sono debitori nei confronti di Cottarelli. I tagli alla spesa pubblica che intendono operare se andranno al governo sono ispirati proprio alla revisione della spesa redatta da Cottarelli. Ma condividere una visione politica non è come condividere un file sui social. Ecco perché stanno fioccando tanti no. Ieri sono arrivati i rifiuti dello storico dell'arte Tomaso Montanari alla cultura, l' economista cattolico Leonardo Becchetti al Lavoro e anche Paolo Magri, attuale direttore dell' Ispi, il cui nome era circolato con insistenza, non si è reso disponibile per la Farnesina.

TOMASO MONTANARI

 

La verità è che la caccia ai ministri comporta un rischio troppo alto di replicare l' effetto Roma con il valzer degli assessori annunciati e poi bruciati in pochi giorni o mesi (Andrea Lo Cicero e Paola Muraro ne sanno qualcosa). E però a Di Maio preme soprattutto far arrivare un messaggio al capo dello Stato: «Noi facciamo sul serio».

 

Ecco perché ieri è riuscito a strappare un appuntamento. E la volontà di evitare polemiche a pochi giorni dal voto ha indotto il Quirinale ad accogliere l' irrituale richiesta di essere ricevuto per preannunciare l' invio al capo dello Stato, nei prossimi giorni, della lista dei ministri nel caso in cui il M5S dovesse risultare il primo partito. Un sì facilitato dal fatto che Di Maio ha chiesto direttamente al segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, di essere ricevuto e non a Mattarella.

PAOLO MAGRI

 

È stato un colloquio cordiale, assicurano al Colle, anche se la «comunicazione» grillina dev' essere apparsa assai poco protocollare. Di Maio ha spiegato al suo interlocutore di aver agito per «cortesia istituzionale» ma Zampetti gli ha chiarito che se anche invierà la lista dei ministri Mattarella non potrà neanche guardarla poiché non intende aprire alcun discorso sui nomi fino a quando non ci saranno le consultazioni dopo il voto del 4 marzo.

 

La visita dunque ha avuto tutto il sapore di un passo falso. I nomi dei componenti della squadra, assicura il leader M5S, saranno comunque annunciati la prossima settimana ma prima di rivelarli, insiste, «informerò il Presidente della Repubblica». Dunque Di Maio spera in un altro pellegrinaggio sul colle.

 

LEONARDO BECCHETTI

La verità è che la logica seguita per riempire le caselle dell' esecutivo è la stessa utilizzata per trovare i candidati nei collegi uninominali con i risultati noti e non sempre vincenti. Il ministro dell' Economia non c' è ma Di Maio e i suoi continuano a sognare un mondo nuovo dove esistano i dicasteri alla Meritocrazia e alla Democrazia diretta. Poi tentano la breccia nel grande centro, sfoderando invece il ministero della Famiglia. Un' idea per mettere d' accordo tutti e per accreditarsi presso il Colle più alto e sgombrare il campo da qualsiasi rischio di salto nel vuoto dopo le elezioni.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…