MACALUSO, ALTER EGO DI RE GIORGIO, SPIETATO CON IL BANANA: “NON C’È UNA VIA D’USCITA, DEVE RASSEGNARSI CHE È FINITA”. AMEN

1. FAIDA TRA CORAZZIERI, MACALUSO VS RANIERI
Da "Il Fatto Quotidiano"

Sul Foglio di martedì, il pupillo di Giorgio Napolitano, il Pd Umberto Ranieri, classe 1947, scriveva un articolo invitando il Pd a concedere al Pdl e a Berlusconi, il tempo necessario, in Giunta e nell'aula di Palazzo Madama, affinché il centrodestra possa riorganizzarsi per un dopo-Berlusconi.

"Quello del Pd - argomentava - sarebbe un comportamento costituzionalmente corretto e politicamente utile a mantenere un filo di dialogo tra le parti necessario non tanto per il governo quanto per il futuro della politica in Italia".

Ieri, in un'intervista sul Sole 24 Ore e in una lettera di risposta al Foglio, Emanuele Macaluso, classe 1924, amico di vecchia data di Re Giorgio criticava il "giovane" e indicava la via a Berlusconi: non c'è salvezza. E il ricorso alla Consulta? Una perdita di tempo. Ognuno è "corazziere" a suo modo.


2. IL LODO-VIOLANTE È SOLO UN RINVIO, NON C'È VIA D'USCITA PER BERLUSCONI
Lina Palmerini per "Il Sole 24 Ore"

Emanuele Macaluso, 89 anni, storico esponente del Pci, deputato e senatore per sette legislature, amico tra i più stretti di Giorgio Napolitano - con il quale ha da poco trascorso un periodo di vacanze in Alto-Adige - attende con preoccupazione il 9 settembre quando ci sarà l'udienza della giunta per le elezioni che deciderà sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. È la possibile crisi di Governo ad allarmare Macaluso che però non crede esista una via d'uscita per il Cavaliere.

Anche sul lodo Violante, cioè la possibilità di un rinvio alla Consulta della legge Severino, è scettico: è solo una proroga, dice, non la soluzione perché «dopo la sentenza di terzo grado la situazione per Berlusconi non è mutabile». Nemmeno con un'amnistia mentre la grazia comporterebbe l'accettazione della condanna. Dunque, è finita una fase ma è finita prima ancora una stagione politica segnata dal calo di consensi del Cavaliere. La soluzione? «Prenderne atto». E lo dice soprattutto ai dirigenti del Pdl per i quali è scaduto il tempo della «doppia rendita politica».

Nei giorni scorsi lei ha parlato di rischio-caos con la crisi: il lodo Violante è una via d'uscita?
Ritengo che questa non sia una via d'uscita ma una proroga, qualcosa di provvisorio. Tutti quelli che ammettono la possibilità che al Senato si possa sollevare una eccezione di costituzionalità dicono anche che la legge Severino è costituzionale. E dunque? È una perdita di tempo. Senza contare che la Corte d'appello di Milano a breve dovrà riquantificare l'interdizione. Mi pare quindi che quella di Violante non sia una soluzione: la decadenza di Berlusconi resta sul tavolo, la situazione non è mutabile.

Ma una proroga può servire a ridefinire la cosiddetta agibilità politica del Cavaliere...
Berlusconi somiglia a quei malati che si girano e rigirano nel letto sperando che sia la posizione ad alleviare il dolore. Ma la cura è un'altra: prendere coscienza che questa sentenza è definitiva e che lui ha perso 6 milioni di voti. Si convinca che si è chiusa una stagione politica.

Veramente il Pdl e l'ex premier addebitano ai magistrati la conclusione di una fase, non a un tramonto politico...
E si sbagliano. Vede, il problema, a questo punto, non è tanto Berlusconi ma i berlusconiani, cioè il gruppo dirigente nell'insieme, falchi, colombe e jene. Sono loro che non vogliono prendere atto di una realtà mutata. E sono loro, innanzitutto, che invece ne dovrebbero prendere atto.

Ma senza Berlusconi hanno futuro?
È qui il punto. I dirigenti del Pdl sono come quei figli che hanno vissuto di rendita, sulle spalle dei genitori e non sanno campare da soli. Ma se la società del papà fallisce, si è costretti a decidere del proprio destino. Falchi e colombe si illudono e illudono Berlusconi che ci sia una soluzione che non c'è. Ci può essere una proroga ma l'unica soluzione è prendere atto che è finita una fase, che è finita la rendita.

Aggiungo pure che la rendita è doppia. Perché non solo hanno vissuto sulle spalle del carisma del Cavaliere ma pure su quelle del Porcellum. Sono in Parlamento non per una scelta degli elettori ma perché nominati sulla base del grado di fedeltà al leader. È una considerazione che naturalmente vale anche per il Pd. E per Grillo che vedo lanciarsi sul Porcellum.

Nel Pd ci sono voci favorevoli a Violante, bisognerebbe ascoltarle, seguirle?
Guardi, nello stesso giorno in cui nacque il Pd io scrissi un pamphlet dal titolo "Al capolinea". Il Pd è un partito fragile, che non ha una sua consistenza nell'identità, nelle classi dirigenti, nel leader. È chiaro quindi che le decisioni difficili non le può sostenere. Sento paragoni con il Pci di Togliatti, con Berlinguer e il Governo Andreotti.

Ma, dico, scherziamo? Quello era un partito, organizzato, disciplinato, solido. Se c'è oggi una cosa su cui tutte le varie correnti Pd si sono unite è il voto sulla decadenza di Berlusconi: D'Alema, Veltroni, Renzi. Un passo indietro non lo può fare nessuno, sarebbe sbranato. Mi creda, è un partito troppo fragile per poter giocare carte diverse.

Una proroga però può allungare la vita al Governo?
Anche qui è tutta schiuma. Un conto è la minaccia di crisi, un conto è farla davvero.

Lei non crede alla crisi?
Leggendo le dichiarazioni così sembra. Ma nel concreto, a cominciare da Berlusconi, la domanda che si fanno è: se cade Letta migliora o peggiora la mia condizione? Ebbene io credo che la condizione di maggiore convenienza sia restare al Governo. Per Berlusconi e per il Pdl.

Si riferisce a Mediaset?
Oltre Mediaset, in cosa cambierebbe la condizione di Berlusconi se non ci fosse più il Governo? Nell'andare al voto? E per ottenere cosa? Con tre forze in campo il Porcellum non darebbe la maggioranza a nessuno al Senato. E poi chi fa cadere Letta dovrebbe spiegare agli italiani che si paga l'Imu; ai cassintegrati che non si rifinanziano i fondi; alle imprese che non arriva la tranche di pagamenti dei debiti della P.A. E poi come lo spiegheranno che si vota ancora con il Porcellum?

Nella nota del 13 agosto Napolitano ha parlato di ipotesi «impraticabili» di scioglimento delle Camere...
Appunto. Non è la Santanchè che firma il decreto di scioglimento.

Tra le strade c'è l'amnistia: una soluzione non solo per Berlusconi ma per rimediare a uno stato di degrado civile..
Sono d'accordo. Per la situazione delle carceri l'amnistia non è solo indispensabile e necessaria ma inevitabile. Dico però che quando si fa un provvedimento del genere vanno esclusi alcuni reati, tra cui quelli contro lo Stato, e la frode fiscale deve essere tra questi.

Niente amnistia per Berlusconi, quindi. C'è la grazia...
Il capo dello Stato ha già spiegato come stanno le cose. La grazia ha le sue regole e la prima è la domanda individuale e l'accettazione della sentenza perché, appunto, si tratta di una grazia non di un quarto grado di giudizio. Questo vuol dire riconoscere che una situazione giudiziaria si è conclusa, che Berlusconi ha davanti un percorso diverso e che deve prendere atto di una nuova fase.

Alla fine, per lei, questa sentenza di condanna lascia sul campo i drammi paralleli di Pd e Pdl: uno fragile, l'altro senza leader?
Il sistema è friabile, il Governo è di necessità e la fase politica deprimente. I partiti hanno smesso di guardare in faccia gli elettori, conta solo essere fedeli al capo come impone il Porcellum. Bisogna riaprire i polmoni della politica riprendendo contatto con il popolo.

 

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