MAI DIRE RAI! SCONTRO TODINI-VERRO, IN CDA IL CENTRODESTRA SI SPACCA. E I RENZIANI FLIRTANO CON I GRILLINI

1 - TODINI SCONFESSA VERRO: SULLA RAI I PARTITI DEVONO DARSI UNA CALMATA
Osvaldo De Paolini per "Il Messaggero"


«In Rai torni la politica», ha invocato ieri il consigliere Antonio Verro, di nomina Pdl, dopo aver rinunciato al Senato con lo scopo dichiarato di mettere sotto accusa la gestione Tarantola responsabile, a suo dire, del profondo rosso iscritto nel bilancio 2012. «Sarebbe devastante un ritorno alla logica dei partiti proprio adesso», replica l'imprenditrice Luisa Todini, anch'essa consigliere della Rai e anch'essa sostenuta dai voti di Pdl e Lega.

Signora Todini, perché una posizione così drastica? In fondo lei e Verro siete sostenuti dalle stesse forze politiche.
«Non ho nulla contro la politica dentro la Rai, se per politica si intende servizio pubblico. Ma se invece si intende l'azione dei partiti intesa come loro influenza su nomi e poltrone interne, non posso essere d'accordo. Me lo impedisce la cultura d'impresa alla quale mi ispiro da sempre».

Ma lei sapeva, prima di accettare l'incarico di consigliere, che la Rai è un'impresa particolare.
«Sicuro, ma mi aspettavo che l'aver modificato la governance, sia pure modestamente, insieme all'emergenza dei conti frutto delle disinvolte gestioni del passato, l'avrebbero resa un po' meno anomala agli occhi di tutti».

Così non è stato?
«Se dopo nemmeno un anno dall'insediamento di questo cda siamo costretti a riascoltare certi discorsi, vuol dire che c'è ancora molto lavoro da fare. Del resto, il fatto che pur essendo una spa la Rai manchi di un amministratore delegato e che il direttore generale non faccia parte del cda, deve fare riflettere sull'efficienza della catena di comando. Sembra quasi un miracolo ciò che siamo riusciti a fare in soli dieci mesi».

Avete cambiato non poche cose e migliorato la qualità dei ricavi. Ma c'è chi lamenta una perdita 2012 troppo alta: 245 milioni.
«Intanto va detto che 200 milioni sono dovuti al forte calo della pubblicità in crisi ovunque. Aggiungo che in passato la Sipra non ha brillato per creatività e attivismo. Con i nuovi manager il cambio di passo, sono convinta, sarà tangibile. Inoltre, sui conti 2012 pesano i costi dei diritti sportivi, europei di calcio e olimpiadi. Al netto di quelle voci, abbiamo migliorato i conti Rai di circa 100 milioni in meno di un anno».

Il consiglio ha approvato il bilancio, ma l'unanimità è mancata. C'è chi si è astenuto. Come ha votato il consigliere Todini?
«A favore. Mi ha convinto il fatto che accanto alla perdita c'è un piano industriale che giudico serio, anche se perfettibile. Un piano che, nonostante la crisi, in tre anni potrebbe portare alla Rai una profittabilità stabile».

Per questo la preoccupa il ritorno in campo dei partiti?
«Sì. Un ritorno della loro influenza sulla gestione degli uomini e delle nomine interne, ora che siamo a metà dell'opera potrebbe pregiudicare il raggiungimento dei risultati promessi».

Non sarà facile tenere i partiti a distanza. Anche perché siete voi consiglieri Rai i primi a chiedere il loro intervento. Non lo sta facendo anche adesso?
«Confermo. Ma governo e Parlamento dovrebbero intervenire sulla Rai non per indicare o sostituire persone, ma per cambiare le regole di governance che non permettono di gestire l'azienda con criteri di autentica delega e di economicità. Se vuole diventare un'azienda a tutti gli effetti, la Rai non può più essere un ammortizzatore sociale per i partiti».

2 - ANZALDI (PD): GRILLO ESCA DAL BUNKER SE VUOLE LA VIGILANZA RAI
Michele Anzaldi per "Europa Quotidiano"


Si avvicina finalmente il momento in cui sarà insediata la Commissione di vigilanza sulla Rai. Un adempimento necessario e troppo a lungo colpevolmente rimandato. Secondo la consuetudine istituzionale e il buonsenso democratico, la presidenza deve andare ad un parlamentare di minoranza.

Il Movimento 5 stelle rappresenta la maggiore forza di opposizione, con un quarto dei consensi ottenuto alle elezioni di febbraio, perciò avere l'incarico è un suo pieno diritto. E' naturale, e anche auspicabile, che sia un esponente del partito di Beppe Grillo a presiedere la commissione, il cui compito è dare gli indirizzi generali al servizio pubblico radiotelevisivo, vigilare sulla loro attuazione e garantire pari opportunità a tutte le forze politiche.

Ovviamente la nomina ha bisogno, in ogni caso, dell'accordo di almeno una parte delle forze politiche. Le procedure di elezione del presidente della commissione, infatti, prevedono in prima battuta una maggioranza qualificata, a seguire la maggioranza semplice e il ballottaggio finale.

Ecco cosa è riportato nel regolamento: "L'elezione ha luogo per scrutinio segreto e a maggioranza di tre quinti dei componenti la Commissione. Dopo il secondo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti. Qualora nessun candidato raggiunga tale maggioranza, si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il numero maggiore dei voti; è proclamato eletto quello che consegue la maggioranza".

E' evidente, quindi, che il Movimento 5 stelle non è in grado di nominare da solo il presidente, non ne ha i voti necessari. Tra l'altro in passato, con partiti che comunque parlavano tra loro, l'elezione del presidente della Vigilanza Rai si è dimostrata sempre tra le più complesse. Basti ricordare la vicenda Villari.

Di fronte ad una situazione del genere non si comprende come Grillo pensi di poter arrivare ad avere un esponente del suo Movimento a capo della commissione, richiesta reiterata più volte, se non soltanto rifiuta qualsiasi dialogo con gli altri partiti, ma arriva addirittura a proibirlo ai suoi parlamentari.

Dice Grillo: "Chi si è candidato per il M5S al Parlamento e vuole un accordo con il pdmenoelle scordandosi degli impegni elettorali e della sua funzione di portavoce per realizzare il nostro programma, è pregato di avviarsi alla porta".

Si chiama democrazia, prevede che si discuta e poi si decida. Funziona da centinaia di anni ed è il miglior sistema possibile. Grillo esca dal bunker e permetta ai deputati e senatori del Movimento 5 stelle di adempiere ai propri doveri costituzionali, discutendo con le forze che sono aperte al confronto. Altrimenti tradirà il mandato ricevuto da milioni di italiani e metterà a rischio l'opportuna assegnazione della presidenza della commissione al suo partito.

 

LUISA TODINI VERROGubitosi Luigi RaiMICHELE ANZALDI

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