grillo davigo di maio

DI MAIO TRADISCE ANCHE I PM PUR DI SALVARE IL GOVERNO - LUIGINO APPROVA LE CRITICHE ALLE CORRENTI DELLA MAGISTRATURA DEL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA E DIFENDE ANCORA SALVINI DALLA SENTENZA SUI 49 MILIONI. E PURE IL ''FATTO'' SI SCOPRE GARANTISTA: ''SALVINI NON È UN DELINQUENTE, MA SOLO SUL LASTRICO'' - ARRIVA PERÒ IL DECRETO ''SALVA-DAVIGO'': TORNA A 72 ANNI (NON PIÙ A 70) LA SOGLIA PER LA PENSIONE DELLE TOGHE

 

1. IL CAPO DEI 5S APPROVA LE CRITICHE ALLE CORRENTI DEL CSM E TORNA A CAVALCARE LE PENSIONI: «TAGLIARE LE PIÙ ALTE»

Domenico Di Sanzo per ''il Giornale''

 

matteo salvini luigi di maio

Hanno fatto a pezzi anche l' ultimo feticcio: i magistrati. Ormai si fa fatica a seguire i cambiamenti del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio sembra un acrobata impegnato in imprevedibili evoluzioni al trapezio. Del resto, il patriarca Gianroberto Casaleggio teorizzava l' ircocervo grillino come una creatura in grado di muoversi a seconda degli umori della «rete». Quindi se l' alleato Matteo Salvini è il beniamino delle folle, meglio difenderlo. E dimenticarsi del vecchio amore per le toghe.

 

Il capo politico è stato chiaro: «La magistratura ha tutti gli strumenti per trovare quei soldi, qualora ci siano - ha spiegato a La Repubblica interpellato sull' ordine di sequestrare i fondi della Lega -. Salvini ha detto che sono stati spesi. Io non ho nessun imbarazzo perché questa storia riguarda i tempi in cui la Lega era guidata da Umberto Bossi». Poi ha aggiunto, riscoprendosi giustizialista a corrente alternata: «Perché non mi chiedete dell' inchiesta sul governatore della Basilicata Pittella?».

 

JACOPO MORRONE

In un' altra intervista, a Sky Tg24, Di Maio ha poi rilanciato un tema caro ai grillini, il taglio delle pensioni d' oro: «Questa settimana in commissione Lavoro al Senato calendarizzeremo la proposta di legge: chi prende una pensione sopra i 4-5mila euro netti e non ha versato i contributi avrà una pensione per quanti contributi ha versato».

 

Il giorno prima dell' intervista di Di Maio a Repubblica, era stato Jacopo Morrone, sottosegretario leghista alla Giustizia, a dichiarare guerra aperta, durante un incontro con alcuni giovani magistrati: «Voi sapete a che partito appartengo, cioè la Lega, e mi auguro che la magistratura si liberi dalle correnti. Mi auguro in particolare che si liberi da quelle di sinistra». Scoppia il caos. Molte toghe rampanti abbandonano la sala, Morrone rincara la dose: «Il mio partito ha una questione aperta con questi magistrati». Intervengono, sdegnati, il Csm e l' Associazione Nazionale Magistrati. Chiedono provvedimenti da parte del ministro Bonafede. Lo stesso Guardasigilli che il giorno prima, per levarsi d' impaccio, aveva detto: «Le sentenze vanno rispettate, non evochiamo scenari da Seconda Repubblica».

JACOPO MORRONE

 

Di Maio, invece, si è dato al garantismo più spinto: «La questione delle correnti nella magistratura è stata affrontata da tutti. L' opposizione, che ora si scandalizza, parlava della necessità di superarle». Poi traccia il programma futuro: «Bisogna fare in modo che le scelte del Csm siano legate agli obiettivi della giustizia e non a interessi di corrente». Ormai ebbro del nuovo verbo, aggiunge: «I magistrati che entrano in politica non possono tornare a fare i giudici».

 

Bene, bravo, bis. Il capo del M5s si è dimenticato pure del «contratto», a forti tinte manettare. Nel patto di governo si prevede una riforma e un riordino del sistema: basta all' abrogazione e alla depenalizzazione dei reati, stop alla non punibilità per particolare tenuità del fatto, via i provvedimenti «svuota carceri». E ancora «inasprimento delle pene» per un po' tutti i reati, riforma della prescrizione, revisione del rito abbreviato. Se le carceri sono sovraffollate? La soluzione pentaleghista è quella di costruirne di nuove, così come bisogna «potenziare lo strumento delle intercettazioni» e far infiltrare «agenti provocatori» negli uffici pubblici.

 

LA CANOTTIERA DI BOSSI E I BOXER DI SALVINI

Una volta arrivati al governo, però, gli stellati sembrano essersi dimenticati di alcune tra le menti ispiratrici del loro programma sulla giustizia. Piercamillo Davigo, a rischio per la sua elezione come membro togato del Csm, è sparito dai radar della politica. Nino Di Matteo, pm della presunta «trattativa» Stato-Mafia, già fan dei grillini, resta silente e a bocca asciutta.

 

Si parlava di lui come ministro della Giustizia o degli Interni in quota M5s, poi ha sperato in un posto al sole nel dicastero di Via Arenula guidato da Bonafede, ma niente. Sfumato sia l' incarico a capo della Direzione della Giustizia Penale, sia al Dap (Dipartimento dell' Amministrazione Penitenziaria). E anche Il Fatto Quotidiano si è allineato. Salvini non è un «delinquente», ma è solo «ridotto sul lastrico».

 

 

2. IL DECRETO «AD PERSONAM» DEL M5S PER ALLUNGARE LA CARRIERA A DAVIGO - IL LIMITE DELLA PENSIONE TORNERÀ A 72 ANNI. L' EX PM RESTA IN SERVIZIO

bossi salvini maroni

Lodovica Bulian per ''il Giornale''

 

Era il febbraio 2017 quando dal decreto Milleproroghe veniva escluso un emendamento firmato dal senatore pentastellato Vito Crimi. Con quella modifica, che mirava a coprire le carenze di organico negli uffici giudiziari, il grillino voleva prorogare la soglia della pensione dei magistrati riportando il limite da 70 a 72 anni, dopo che era stato precedentemente abbassato dal governo Renzi, suscitando le durissime polemiche di Piercamillo Davigo (nella foto).

 

L' ex pm di Mani pulite che allora era presidente dell' Anm, si scagliò furiosamente anche contro la successiva proroga definita ad personam, con cui l' esecutivo concesse una deroga alle sole cariche apicali di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti, e Avvocatura dello Stato, a cui fu concesso di andare in pensione a 72 anni. Altri tempi. Ora nel Parlamento a maggioranza Lega-Cinque stelle c' è aria di cambiamento e di una norma contraria, che andrebbe a favorire lo stesso magistrato.

 

Già, perché nel Milleproroghe che dovrebbe arrivare in Aula da Palazzo Chigi entro luglio, secondo il Corriere, potrebbe spuntare grazie ai grillini anche l' innalzamento a 72 anni dell' età della pensione per tutte le toghe. Un intervento che consentirebbe al sessantottenne Davigo, la cui quiescenza scatterebbe nel 2020, di allungare la carriera fino al 2022.

giovanni legnini alfonso bonafede

 

Non un dettaglio da poco conto visto che l' ex pm, oggi presiedente della seconda sezione penale della Cassazione, è candidato alle imminenti elezioni del Consiglio superiore della magistratura dove la sua corrente, Autonomia e Indipendenza, potrebbe fare man bassa di eletti. E a costituire, insieme con membri laici di nomina parlamentare indicati dai 5 Stelle, un blocco ben definito alla guida dell' organo di autogoverno della magistratura. Una volta consigliere però, Davigo non potrebbe per motivi di anagrafe completare tutto l' incarico quadriennale a Palazzo dei Marescialli. Dovrebbe interromperlo a metà.

 

Uno smacco per la toga anti establishment che ha promesso di rovesciare il sistema delle scelte, a suo dire poco trasparenti, che vige nel Csm in materia di assunzioni, trasferimenti, e assegnazioni delle poltrone degli uffici giudiziari.

 

davigo

Anche se, va detto, non risultano precedenti di consiglieri del Csm che siano stati eletti e poi costretti a dimettersi per il sopraggiungere del pensionamento. Il magistrato però ha già assicurato di essere lontano da simili ragionamenti, e di non esserne interessato.

Intanto la sua partita la giocherà domani e lunedì, quando 9.500 magistrati saranno chiamati a votare per scegliere i propri rappresentanti, in tutto sedici membri togati. A sua volta, il Parlamento dovrà eleggere gli otto componenti laici: la seduta alla Camera è già convocata per il 19 luglio.

 

 

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