luigi di maio

ESPELLO QUANDO VOGLIO – DI MAIO VUOLE METTERE AL BANDO IN AUTOMATICO I PARLAMENTARI CHE NON SI SONO MESSI IN REGOLA CON I RIMBORSI. LA LINEA DURA SERVE AL CAPO POLITICO CHE È SEMPRE PIÙ ACCERCHIATO PER DARE L’IDEA DI AVERE IL CONTROLLO DEI SUOI PARLAMENTARI – MA IL NUMERO DEI RIBELLI STA AUMENTANDO ANCHE TRA I GOVERNISTI: IN MOLTI SI CHIEDONO PERCHÉ DEVONO REGALARE TUTTI QUEI SOLDI A ROUSSEAU E PREFERISCONO ESSERE CACCIATI…

1 – IL LEADER ACCERCHIATO PER CAMBIARE PELLE AL M5S VUOLE CACCIARE TUTTI I RIBELLI

Emanuele Buzzi per il “Corriere della Sera”

LUIGI DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO - PIETRO DETTORI

 

Vivo, morto o x? Il Movimento e Luigi Di Maio attraversano una delle fasi più complesse della breve storia pentastellata: scissioni evocate, espulsioni calendarizzate, equilibri sottili che vacillano. E la galassia Cinque Stelle assume altri contorni. Le lamentele nei confronti del leader sono uno dei pochi punti di contatto che ha catalizzato i delusi del Movimento di ogni grado e latitudine (politica).

 

Al punto che Di Maio è quasi accerchiato dalle accuse. Il capo politico, però, ha trovato la sponda di Beppe Grillo (che lo ha più volte «confermato» pubblicamente) e di Davide Casaleggio, finito anche lui a sua volta al centro dei mugugni dei parlamentari per il contributo mensile di 300 euro a Rousseau. Ed è attorno al nucleo dei vertici che qualcosa nell' ultimo mese sta cambiando.

LUIGI DI MAIO INCONTRA BEPPE GRILLO A ROMA 2

 

Il gruppo di sfilaccia? E i vertici premono sull' acceleratore imponendo nuove espulsioni. Di Maio vuole recuperare compattezza e coerenza. Un richiamo a una «nuova identità», perché il Movimento - come ha ribadito più volte Grillo - «è cambiato». Un progetto di trasformazione che dovrebbe assumere contorni più nitidi a marzo, quando si terranno gli Stati generali M5S. Il gruppo di ministri lealisti - da Vincenzo Spadafora ad Alfonso Bonafede - si è riavvicinato. Ma molti chiedono un cambio di passo.

 

STEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIO

Anche all' interno del gruppo dei governisti ci sono diversi mal di pancia. La scelta dei facilitatori ha creato ulteriori malumori. In una chiave duplice. Da un lato, una buona fetta - si parla di qualche decina di eletti (soprattutto nei collegi uninominali) - ha criticato la mancanza di meritocrazia. E larvatamente minaccia uno strappo. L' ala nordista - a cui si rifanno Stefano Buffagni, Luca Carabetta, Alvise Maniero - invece accusa il leader di aver trascurato il settentrione in nome di un meridionalismo spinto. La situazione è nebulosa.

 

roberto fico corrucciato

Gli ortodossi - guidati da Roberto Fico e che hanno elementi di spicco come il ministro Federico d' Incà - al momento tengono un profilo istituzionale e vivono una fase attendista, aspettando l' evolvere degli eventi. Nei territori gli esponenti regionali scalpitano. E prima di Natale c' è stato anche un diverbio tra Roberta Lombardi e il leader. C' è chi crede che entro fine mese - in caso di una pesante sconfitta in Emilia-Romagna e Calabria - «arriverà la fine del Movimento». E anche la scelta di delegare a Rousseau la decisione sulle alleanze o sulla desistenza è stata vista come «un segno di debolezza» del leader.

 

GIANLUIGI PARAGONE CON ALESSANDRO DI BATTISTA E DUE ATTIVISTI A TIVOLI - DICEMBRE 2019

A complicare il quadro c' è la cacciata di Gianluigi Paragone, che minaccia di fare fuoco e fiamme contro il Movimento e il sostegno di Alessandro Di Battista, due outsider che hanno sempre spinto per un ritorno alle urne (e per la conseguente fine della stagione dimaiana).

 

 

Ma proprio l' espulsione del senatore e la partenza dell' ex deputato per l' Iran sembrano sopire sul nascere l' idea di un asse contro il leader (sembra più plausibile la strada di un progetto editoriale più che politico), che ora ha il tempo e i margini per definire la trasformazione del M5S. Anche perché - come sottolinea un dimaiano - «nonostante le critiche nessuno ha portato avanti un progetto alternativo». Lo farà Lorenzo Fioramonti con qualche ex: ma il nuovo soggetto non modificherà gli equilibri di governo.

davide casaleggio luigi di maio

 

2 – I GRILLINI MOROSI E LO SCIOPERO SUI RIMBORSI "SENZA REGOLE NUOVE NON RESTITUIAMO NIENTE"

Federico Capurso per “la Stampa”

 

Paragone Di Battista

Il 7 gennaio i probiviri del Movimento 5 stelle avvieranno le procedure di espulsione per quei parlamentari che non si sono messi in regola con le restituzioni. La messa al bando sarà quasi automatica per chi non è in regola da più di un anno. Ma anche per chi, pur avendo meno arretrati da saldare, si mostra deciso a non versare quanto dovuto, perché in polemica con i vertici. Questa seconda categoria di «scioperanti» si sta ingrossando e inizia ad alzare la voce contro Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. Il figlio del fondatore, che si vede destinare 300 euro al mese da ogni eletto, è un po' preoccupato. Di Maio, invece, sembra non veda l' ora di disfarsi di una frangia dei suoi oppositori. L' idea è di dare una svolta «dura» alla sua leadership.

DAVIDE CASALEGGIO ALL ONU

 

Vuole un gruppo compatto, libero dai veleni, anche a costo di lasciare qualcuno per strada. Per ora, però, la strategia del capo politico sta funzionando a metà. Perché se da una parte la stragrande maggioranza dei parlamentari ha deciso (sotto minaccia) di onorare i propri debiti, dall' altra il clima nel partito è peggiorato ancora. Tanto che i borbottii e le lamentele iniziano a provenire anche da chi, finora, si era sempre allineato alle decisioni dei vertici.

 

ANDREA VALLASCAS

Intanto circa dieci, tra deputati e senatori, si rifiutano di versare l' obolo. «La mia - dice il deputato Andrea Vallascas - è una personale forma di "sciopero bianco"». Nessuna intenzione di tenersi i soldi e transitare altrove, assicura. Piuttosto, «cerco di mettere in evidenza delle perplessità che già altri colleghi hanno segnalato». E la minaccia di espulsione non fa paura a nessuno.

«Mi caccino pure», li sfida il deputato Andrea Colletti.

 

ANDREA COLLETTI

«Non darò nulla fino a quando non cambierà la regola che prevede che i soldi in eccedenza, a fine legislatura, finiscano nelle tasche di Rousseau. Al momento - sottolinea - sono più di 2,5 milioni di euro». In trincea c' è anche Flora Frate che se espulsa - al di là delle smentite di rito - potrebbe raggiungere Lorenzo Fioramonti nel suo nuovo progetto politico "Eco", proprio come il senatore Luigi Di Marzio, anche lui indietro con le restituzioni da più di un anno.

flora frate foto di bacco (2)

 

Frate farà la sua parte, dice, quando potrà «scegliere a chi destinare le proprie risorse, se a un territorio o a un ente di ricerca, a una scuola o a un ospedale. La donazione obbligatoria è un ossimoro che porta all' implosione». E non piace nemmeno che sia un «comitato privato» formato da Di Maio e dai due capigruppo a gestire, senza alcuna trasparenza, i movimenti bancari. È questo il motivo, spiega la deputata Nadia Aprile, per il quale «ho sospeso a partire da marzo i bonifici di restituzione».

lorenzo fioramonti

 

LUIGI DI MAIO E DAVIDE CASALEGGIO

di maio grillo casaleggio

luigi di maio lorenzo fioramonti

Ma lo sciopero dei morosi è solo la punta dell' iceberg. Il malessere, per come è stata affrontata la vicenda, è molto più diffuso. Ai grillini della vecchia guardia, giunti alla seconda legislatura, quello di Di Maio sembra uno sgradito ritorno al 2013, l' epoca del Terrore, quando era sufficiente sollevare un dubbio per essere espulsi. «Ci manca solo che tornino i P.S.», si legge in una chat di parlamentari del Sud, facendo riferimento ai post scriptum che un tempo apparivano sul blog di Grillo, con cui venivano notificate, a sorpresa, le cacciate dal partito. Risponde una senatrice: «Se pensa di ottenere rispetto mostrandoci il bastone» - «Finirà preso a bastonate», conclude la frase un collega. Di Maio è avvertito.

ANDREA COLLETTI 2

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...