BUTTAFUOCO, BUTTA LA DESTRA - ERANO MEJO LE FOGNE DI IERI (RICORDATE? “FASCISTI CAROGNE, TORNATE NELLE FOGNE”) DEL PORCILE DI OGGI - DA LEO LONGANESI E GIOVANNI ANSALDO, CHE RAPPRESENTAVANO LA DESTRA NOBILE E AUSTERA, SI È ARRIVATI AI MAGNACCIONI DELLA REGIONE LAZIO, PASSANDO PER LA GIACCA DA CAMERA DI ITALO BOCCHINO, PER LA CASA DI MONTECARLO AL COGNATO DI FINI E ALL’IMMANCABILE BUNGA BUNGA…

Pietrangelo Buttafuoco per "la Repubblica"

Beate le fogne, allora. (Ricordate? "Fascisti carogne, tornate nelle fogne"). Ruggiva l'anno 1994 e c'era il primo governo Berlusconi. Osservate la scena: Pinuccio Tatarella, il primo post-fascista a palazzo Chigi, porta dolci a palazzo Taverna. È il luogo dove Italo Bocchino ha trovato il suo nuovo domicilio. Tatarella bussa e Bocchino apre per accogliere l'ospite nel fragore della conquistata rivincita sociale: indossando una giacca da camera tutta foderata di soddisfazioni.

Beate quelle fogne. A Tatarella viene da ridere tanto da non finirla più. Lascia cadere per terra i dolci (erano zeppole di Bari) e si attacca al telefono. Chiama Gianfranco Fini e gli dice: "Altro che arrivare al Governo! È oggi che ho avuto tutto dalla vita: ho visto Italo in giacca da camera".

Ruggiva sempre l'anno 1994. Nei pressi di quella dimora, a Roma, c'è il Caffè della Pace. I "professionisti della politica" arrivavano tra quei tavoli per fare le ore piccole, tutta una prima Repubblica se n'era appena andata e le cronache riferivano di un cartello dispettoso fatto trovare all'angolo di piazza Navona: "I signori fascisti sono pregati di accomodarsi altrove".

Quando si dice il dettaglio. A pochi passi, c'è il Raphael, l'albergo da dove Bettino Craxi, il 30 aprile dell'anno precedente, era uscito di gran carriera per chiudere la sua epoca. Ripassate a mente la scena: ad attenderlo, tra i fischi e il lancio oltraggioso delle monetine, c'è una folla inferocita. Sono in gran parte attivisti del Msi. Tra loro (e lo ha ricordato lui stesso, quando si dice il dettaglio) c'è Francone Fiorito, l'ex-attuale capogruppo del Pdl al consiglio regionale del Lazio, quello che oggi, più per nemesi che per contrappasso, rischia una pioggia d'ingiurie identica a quella subita a suo tempo dal leader socialista.

E' tutta una storia di pari e patta (e scalata sociale) quella della destra alla prova del governo. Teodoro Buontempo dormiva in una Cinquecento parcheggiata davanti Villa Borghese: il contrappasso lo vuole fino a ieri assessore alla Casa, ma la nemesi della destra - il punto di non ritorno all'austera regola dei reduci e dei nostalgici - è stata celebrata con un'altra casa, a Montecarlo, sottratta all'eredità del Msi e poi donata a Giancarlo Tulliani, cognato di Fini, l'uomo in Lebole.

Ma la destra fatta cartapesta tra musi di porco e toga party - la destra inutilmente sudata di Renata Polverini - non è affatto una caricatura: è il ritratto più sincero dell'ideologia arci-italiana giunta al suo esito politico. Sarebbe stato meglio se i signori consiglieri regionali del Lazio avessero rubato e basta. Chiudere una stagione politica nella ricotta dei festini, schiantarsi di spocchia burina per restarsene tra loro, nella familiarità di passaggi rusticani un po' scollacciati, anziché ricacciarli sotto al predellino di Berlusconi li ha rintanati un gradino sopra il Bunga-Bunga.

Beate le fogne lasciate alle spalle di tutti questi destri senza più radici cui attingere. Non più con un Leo Longanesi, che se ne fuggì alla prospettiva di mettersi a capo di un partito politico quando dovette ricevere Franco Maria Servello e si accorse che questi, pur sempre americano nello stile, portava calzini corti: "E dovrei fare la grande destra, i Circoli de Il Borghese, con le mezzecalze?".

Non più con un Giovanni Ansaldo, "Il Vero Signore", l'autore del libro sulle Belle Maniere, vero prontuario esistenziale dell'uomo di destra, che a quel mondo di disciplinati e di conservatori impartiva la regola delle regole: "Il vero signore non potrà certo raggiungere la popolarità, che è l'alone caldo, solare, in cui, finché dura, si muove il politico vero; ma potrà raggiungere la considerazione che è un'aureola un po' fredda, un po' pallida, con cui però egli lenirà l'amarezza dell'impari gara".

Un'impari gara con le beate fogne perché qui, a sfogliare l'album fotografico di questa brutta fine toccata alla destra dello Spirito, non c'è parentela col Nerone di Ettore Petrolini, né una bizzarria derivata dal berlusconismo, e neppure più una parodia del Bagaglino: c'è solo l'inurbamento fesso e festoso dei nuovi arrivati traviati dalla vanità (non c'è giornale che, intervistandoli, non debba trascriverne i colloqui in quel romanesco che - si sa - è la lingua del ridicolo. Mai nessuno ha redatto le dichiarazioni di Umberto Bossi in varesotto, e questo, in tema di estetica e politica, qualcosa vuol dire).

Valga per tutti il dettaglio delle ostriche, che se a Fiorito non piacciono (ipse dixit) a tutti gli altri sì. Dopo aver nutrito quell'idea proletaria e sociale che era la radice del Msi, l'attuale ridursi alla crapula è più che un segnale. Insomma, finisce che la moralità e il rigore della politica si riducono ai soli mesi senza la "r", quando le ostriche non si possono mangiare. Anche se i veri squali si nutrono d'altro.

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCOFini Berlusconi Leo LonganesiFIORITO IN AUTO CRAXI - MONETINE al RaphaelFesta Romanis Italo Bocchino Festa Romanis

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