marcia milano antirazzista

LA MARCIA SU MILANO: VERSIONE BUONISTA - 'REPUBBLICA' CELEBRA I CENTOMILA IN DIFESA DELL'ACCOGLIENZA: ''DOV'ERA QUESTA GENTE CHE PARE USCITA DALLE CATACOMBE? SALA CI HA VISTO GIUSTO A RILANCIARE LA MANIFESTAZIONE, CHI SOGNAVA IL FLOP È STATO SCONFITTO. C'È UNA MILANO CHE SA CHE PUÒ CRESCERE GRAZIE AGLI STRANIERI, CHE NON SERVONO SOLO A SPAVENTARE GLI ITALIANI PER FINI ELETTORALI''

 

Piero Colaprico per ''la Repubblica''

 

 

Ma dov' è stata tutta questa gente che è uscita, verrebbe da dire, da chissà quali catacombe? Dov' erano per esempio sino a ieri, con le loro bandiere con il leone giallo in campo rosso, che ricordano quelle dei leghisti veneti, i giovani dello Sri Lanka? Hanno i costumi tradizionali, c' è chi balla e chi sfila con le divise della scuola, a decine mostrano alcuni cartelli vagamente surreali: «Visitate il nostro paese», con le foto del mare.

martina kyenge alla marcia di milanomartina kyenge alla marcia di milano

 

Dai Bastioni di Porta Venezia è talmente tanta la gente, e a occhio uno su due è straniero, che il corteo parte mezz' ora prima, alle 14. All' inizio ci sono 50mila persone, alla fine dal palco si dice che erano centomila, in effetti, siccome i telefonini funzionano come radio militari, si sentivano messaggi di questo genere: «Dove sei esattamente?». E le risposte stupiscono: «Ancora in piazza Repubblica?, ma noi siamo in piazza del Cannone, al Castello, ma com' è possibile?».

 

Il sindaco Giuseppe Sala ci ha visto giusto, nel voler rilanciare, in una Milano dove crescono gli investimenti immobiliari e la popolazione universitaria, la marcia pro-migranti di Barcellona. Lo descrivono a volte come un gelido manager, ma non ha detto no alla mamma, Stefania: «Sono orgogliosa, gliel' ho chiesto io di venire, ho 86 anni, ma capisco - dice - quando bisogna scendere in piazza».

 

marcia antirazzista milanomarcia antirazzista milano

E così, chi sognava il flop, il «meno di diecimila persone », chi pontificava, «Milano non ha bisogno di manifestazioni, tanto si sa che Milano tradizionalmente accoglie», è stato sconfitto. C' è una Milano che non si nasconde e, almeno in parte, sa che può crescere sia con i cinesi che sfilano dietro al dragone giallo e sia con gli africani che portano a spalle un canotto. Marciano a venti metri di distanza gli scout in divisa e i «Sentinelli», il gruppo che sfila in rappresentanza delle famiglie non tradizionali.

 

Arabe con il velo e messicani con il sombrero, borchie e crocifissi, mani di Fatima e cornetti. Ballano i peruviani e le peruviane, con costumi teatrali, rigidamente separati, comandati gli uni da un uomo e le altre da una donna con un fischietto. Si capisce immediatamente che la giornata - vale la pena di sprecare un aggettivo retorico - può essere «epocale», nel senso che questo 20 maggio contrassegna un' epoca, la nostra, ed erano anni che non si vedevano così tante persone, bambini compresi, come quelli della scuola Palmieri, i più allegri con un gigantesco telo arcobaleno, alzare la voce. E manifestare per «un' Europa che accoglie», slogan che allineano le bulgare con i fiori tra i capelli e il ragazzo con la maglietta «Non sono straniero, sono stranero».

 

C' è chi certamente si ostina a vedere l' immigrazione di un unico colore, quello ritenuto più utile nel voto: il colore della paura, il nero della cronaca. Da Ismail Hosni, l' accoltellatore scoppiato della Centrale, che scaricava sì i video dell' Isis, ma pure quelli delle gang latine.

marcia  antirazzista milanomarcia antirazzista milano

 

Ad Anis Amri, l' attentatore di Berlino, ammazzato a Sesto San Giovanni, non mancherà mai materiale per il leghista Matteo Salvini: «Questa è la marcia degli invasori, siamo ostaggi degli immigrati, ci stanno portando la guerra in casa, farò una marcia degli italiani», grida. E, da destra, anche Silvio Berlusconi prova ad attaccare quella che è la sua Milano, sostenendo che il corteo «delegittima le forze dell' ordine, io non l' avrei fatto».

 

Sono parole molto lontane dal fiume di colori, che vanno dal giallo argento delle coperte lucide con le quali si coprono i naufraghi al bianco-rosso di Emergency. Dallo striscione della Camera del Lavoro di Brescia a Pax Christi e al bianco della comunità di Sant' Egidio, portato da tre ragazze del liceo Berchet e da un giovane nero che dormiva al «Binario 21», nello stesso luogo dal quale partivano i treni per i campi di sterminio. C' è un gruppone autodefinito «via Padova», i ragazzini di una scuola di teatro con addosso la tuta bianca usata dalla polizia scientifica e ci sono, impresse su un lenzuolo, le mani dei giovani stranieri accolti in una comunità del Giambellino.

 

Molta musica, di ogni genere, si leva lungo le strade e si cammina come spinti da un vento nuovo, quello di chi, come dice il presidente del Senato, Piero Grasso «Non vuole muri e siamo qui a dirlo anche a chi i muri li vuole, io sono qui per difendere la costituzione e chi nasce e studia qui è italiano».

 

la marcia antirazzista di milanola marcia antirazzista di milano

Lo stesso spirito viene colto dall' ex segretario Pd Pierluigi Bersani: «Sono qui perché questo 20 maggio è una specie di 25 aprile dei tempi nuovi». Si sono visti don Colmegna, Massimo D' Alema, Giuliano Pisapia, continuamente braccato da chi gli dice di unire sinistra e centrosinistra, Carlo Petrini di Slow Food, Susanna Camusso della Cgil, e da parte del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni arriva un tweet, «Grazie Milano,sicura e accogliente».

 

Contro Grasso, contro Sala, contro gli assessori Carmela Rozza e Giancarlo Majorino la sola contestazione è mossa da una quarantina di persone del centro sociale Cantiere, e fa un po' impressione che il più esagitato sia Leon Blanchard, figlio di un famoso e ricchissimo gallerista. Per loro il Pd è «la peggior destra» e «Minniti razzista», ma la contestazione dedicata anche al ministro dell' Interno non ha prodotto alcun effetto concreto: «Meglio le contestazioni, che rinunciare alla marcia.

la marcia di milanola marcia di milano

 

C' è tantissima gente - dice il sindaco Sala - e so di vivere in una grande città con tante contraddizioni, ma sono convinto che se avessero chiesto ai militari feriti se fosse giusta la manifestazione avrebbero detto di sì. Hanno sofferto ma sono servitori dello Stato. Come sindaco io voglio essere costruttore di ponti e non di muri».

 

Molto applaudita anche Emma Bonino, che ha rincarato la dose: «Dobbiamo imparare a rimanere umani. Questa è la Milano dell' integrazione e della legalità e ora fatevi un regalo.

beppe sala pietro grassobeppe sala pietro grasso

 

Mettete una firma per voi e per il vostro futuro», e cioè contro la legge Bossi-Fini.

Finite le parole della politica e delle persone, è cominciata la musica e la festa in piazza gestita da Radiopopolare: a qualcuno non piacerà, ma è come se, in nome dei diritti sociali, la Milano che non sta a destra avesse ritrovato un po' se stessa, quello che era, quello che potrebbe essere.

emma bonino con majorinoemma bonino con majorino

 

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