imane fadil (1)

IL VELENO E' NELL'ALLUSIONE - MARINA BERLUSCONI SCRIVE UNA DURA LETTERA AL ''CORRIERE'' DOPO I RISULTATI DELL'AUTOPSIA SU IMANE FADIL: ''ALLUDERE CHE MIO PADRE FOSSE IL MANDANTE DELL'AVVELENAMENTO DI UNA 'TESTE CHIAVE', CHE PERALTRO AVEVA DETTO TUTTO QUELLO CHE VOLEVA IN QUEI PROCESSI-GOGNA, E' STATO QUALCOSA DI...''

MARINA E SILVIO BERLUSCONI

Giuseppe Guastella per il ''Corriere della Sera''

 

Non c’è alcun elemento che faccia sospettare che Imane Fadil sia stata uccisa volontariamente da qualcuno. La marocchina testimone nei processi Ruby è morta a 34 anni dopo un mese di sofferenze per aplasia midollare, una malattia che blocca la produzione di piastrine, globuli rossi e globuli bianchi (qui la scheda). A sei mesi dal decesso, i risultati ufficiali dell’autopsia non sono stati ancora consegnati alla Procura di Milano, che ha aperto un’indagine per omicidio ipotizzando che Fadil potesse essere stata avvelenata, come lei aveva detto di sospettare in ospedale, dove i medici hanno fatto di tutto per salvarla. Certi della causa della morte, i periti non sono in grado di stabilire cosa abbia scatenato la malattia.

marina berlusconi

 

«Sono stati fatti tutti gli accertamenti possibili», spiegano in Procura, dove i pm guidati dall’aggiunto Tiziana Siciliano stanno per chiedere l’archiviazione del caso. Ieri hanno firmato il nullaosta alla restituzione della salma alla famiglia che, però, chiede una «risposta chiara». Quella che segue è una lettera di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e di Mondadori.

 

 

Lettera di Marina Berlusconi al ''Corriere della Sera''

 

Caro Direttore,

imane fadil 3

ora che l’evidenza dei fatti impone a tutti di tornare alla razionalità, una riflessione relativa al modo in cui la terribile vicenda della morte di Imane Fadil è stata gestita credo sia giusto farla. Non solo su ruolo e obiettività dell’informazione, ma anche, più in generale, sulla cultura dell’allusione e della calunnia e su quanto tutto questo intossichi la vita democratica del nostro Paese.

 

Flagello non nuovo, purtroppo, la cui gravità mi pare troppo spesso sottovalutata. Così come non è una novità il fatto che da 25 anni una delle vittime principali, se non la principale, di questi meccanismi avvelenati sia proprio mio padre.

 

Ma quello cui abbiamo assistito per lunghi mesi credo sia andato ben oltre. Stavolta c’era di mezzo la morte di un essere umano, di una ragazza dalla vita complicata che ha fatto una fine atroce. Di fronte alla quale non si sarebbe dovuto provare altro che rispetto e umana pietà. E invece il suo dramma è stato vergognosamente usato con una spregiudicatezza e un disprezzo della verità dei fatti che fanno rabbrividire.

imane fadil 4

 

Provo a riepilogare lo svolgimento di un copione che sembra scritto con diabolica abilità. Sullo sfondo il processo Ruby, storia più attenta alle morbosità da voyeur che alla realtà giudiziaria. Un processo costruito sul nulla, finito infatti con un’assoluzione piena per mio padre. Ma intanto questa farsa ha condizionato pesantemente la vita politica del Paese e da dieci anni si tenta di moltiplicarla, in una costante ricerca di nuovi filoni che prolunghino all’infinito la gogna.

 

In tutto questo irrompe, era lo scorso marzo, la morte «misteriosa» di Imane Fadil: una «teste chiave» la quale peraltro aveva già detto tutto quello che riteneva di dover dire (e sulle sue dichiarazioni proprio per rispetto sorvolo). Il sospetto autorevolmente avanzato è che sia stata avvelenata, e addirittura con sostanze radioattive.

 

imane fadil l'ultima intervista 3

Chi è stato, se c’è stato, il regista di questo copione? In ogni caso, una volta messo a punto, una parte dell’informazione — per riflesso pavloviano certuni, per precisa scelta di strumentalizzazione altri — si attiva con grande zelo per additare il protagonista occulto: mio padre, ovviamente. Perché è vero che non c’è un reato ma solo un’ipotesi. È vero che non c’è un movente. È vero dunque che non può esserci un sospettato. E poi, l’ideologia acceca sì, ma qualunque persona sana di mente farebbe fatica a immaginare un killer assoldato ad Arcore che gira per Milano con nella valigetta sostanze capaci di annientare mezza città e tutto questo per eliminare una ragazza indifesa.

 

È tutto vero. Però... E qui scatta il consueto, perverso meccanismo, l’escamotage infallibile che consente di lanciare, nascondendo la mano, le calunnie più inverosimili: il «ragionamento politico», l’analisi del «contesto», la riflessione sullo «scenario». Tradotto: se di delitto si tratta, è chiaro che Silvio Berlusconi non c’entra, figurarsi. Però... una superteste a suo carico muore in quel modo ufficialmente sospetto... Però... magari qualcuno potrebbe avergli voluto fare un favore, oppure tendergli una trappola... Del resto, con le sue frequentazioni...

 

imane fadil

E via a tutto l’indecente campionario di fango che ci sentiamo sciorinare da decenni, con il pretesto di una sorta di responsabilità morale tanto assurda che neppure i tribunali staliniani credo avrebbero mai avuto il coraggio di sostenere. Con assoluto sprezzo dell’intelligenza altrui, non ci si è vergognati neppure di fare un parallelo con il delitto Matteotti (il delitto Matteotti... Ma ci rendiamo conto della grottesca enormità?).

 

Ora, dopo un’attesa che pareva infinita, le agenzie informano che secondo gli esami clinici Imane Fadil è morta per cause naturali. Fine del caso. Fine del mistero. Qualche sbrigativo articolo, e avanti il prossimo. Eh no, troppo facile. Certo, mio padre ha le spalle più che larghe, e di fronte a tutte le infamie con cui da 25 anni cercano di sommergerlo ha sempre reagito con un coraggio, una lucidità, una tenacia che non finiscono di sorprendere. Ma chi lo ripagherà di quel che in questa storia di consapevole follia gli è stato gettato addosso? Delle paginate sui giornali, anche stranieri, dei servizi su tg, radio, web, di quei talk show che con accanimento morboso per mesi hanno vivisezionato il caso? Qualcuno mai farà mea culpa per questi metodi da sciacalli?

 

imane fadil al processo ruby del tribunale di milano

Faccio fatica ad essere ottimista, e ne faccio ancora di più se guardo a quel che il Paese si appresta a vivere. Non mi pare di cogliere grandi sintomi di guarigione, anzi tutt’altro, da questa cultura dell’insinuare, del calunniare nascondendosi dietro un condizionale, dello sporcare in nome dei sacri principi. È una cultura malata che certa politica, certa ideologia istigano e cavalcano, senza preoccuparsi del fatto che sempre più spesso il Grande Inquisitore può in un attimo vedersi trasformato nel Grande Inquisito. Ma — quel che è ancora più grave — è una cultura che mina alle fondamenta valori come garantismo, giustizia, verità, valori su cui poggia ogni vera democrazia.

silvio piersilvio e marina berlusconi

 

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