MARINA DA COMBATTIMENTO! - SONO INIZIATE LE MANOVRE DELLA CAVALIERA PER BLOCCARE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE ("STABILICUM"). SOLO COSÌ, RAGGIUNGEREBBE IL SUO OBIETTIVO, CIOÈ QUELLO DI UN "PAREGGIONE" ALLE PROSSIME ELEZIONI: CIO' CONSENTIREBBE A FORZA ITALIA E A MARINA DI ESSERE DETERMINANTE NELLA COSTRUZIONE DELLA MAGGIORANZA CHE ELEGGERÀ IL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARTITA NELLA QUALE A MARINA PIACEREBBE DARE LE CARTE - IL FORZISTA NAZARIO PAGANO, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONI AFFARI COSTITUZIONALI DELLA CAMERA, STA RALLENTANDO L'ITER DI APPROVAZIONE DELLA RIFORMA, MANDANDO NEL PANICO GIORGIA MELONI, TERRORIZZATA DI FINIRE "NEL PANTANO"...
Estratto dell'articolo di Alberto Gentili per http://www.huffingtonpost.it
A trovare il nome, non troppo originale per la verità, sembra sia stata Marina Berlusconi in persona. “Mi parlate di rischio di pareggio, di non vittoria alle elezioni. Non ci vedrei alcun dramma. Viva il Pareggione!”, avrebbe esclamato la capa di Forza Italia e di Fininvest parlando con qualche colonnello azzurro. Così, da alcuni giorni, come racconta lo storico centrista Marco Follini, nei corridoi di Camera e Senato ha cominciato a circolare il “fantasma del pareggio”.
marina berlusconi video journalai.
Anzi, del Pareggione appunto. Una strana creatura che spaventa parecchio chi pensa di poter impugnare il bastone del comando nella prossima legislatura: Giorgia Meloni ed Elly Schlein in primis. Ma che va a genio a tutti coloro, e sono tanti, stanchi di fare i gregari in un bipolarismo mutato in bipopulismo.
A spingere la Cavaliera a tifare per il Pareggione sono diverse ragioni. La prima è il timore di ritrovarsi come alleato il generale Roberto Vannacci: si narra che Meloni, pur di fare il bis a palazzo Chigi, sia pronta ad allargare la coalizione perfino al leader di Futuro nazionale accreditato del 3 e il 4%. Una scelta che radicalizzerebbe a destra il governo e che renderebbe Forza Italia residuale, un simulacro dell’europeismo e del liberismo predicato da Silvio buonanima.
La seconda ragione è legata alla speranza e all’ambizione di Marina di avere un ruolo centrale nella prossima legislatura. Di essere lei a dare le carte per la formazione di un nuovo governo, capace di scompaginare gli attuali schieramenti in nome dell’europeismo, dell’anti-trumpismo, dei diritti civili, di un ritrovato garantismo e del liberismo economico.
giorgia meloni al salone del mobile di milano foto lapresse 20
La terza, forse la più importante ragione della Cavaliera: la “non vittoria” del Campo progressista o del centrodestra, aprirebbe la strada alla necessità di un accordo ampio per la scelta del successore di Sergio Mattarella. E la presidente Fininvest intende assolutamente essere della partita. Di più, qualcuno, tra gli azzurri, si spinge a dire: “Marina spera di esserne la protagonista…”.
Alla capa di Forza Italia è stato spiegato che la condicio sine qua non per rendere il pareggione un’ipotesi concreta, è fermare la riforma elettorale. Lo Stabilicum: un proporzionale puro, senza collegi uninominali maggioritari e con un premio di maggioranza monstre per lo schieramento che prende anche un solo voto in più dell’altro, cui lavora da tempo Meloni. E che, guarda caso, Forza Italia sta frenando. E non poco.
Se si va a leggere il timing fissato dal forzista Nazario Pagano, presidente della Commissione affari costituzionali della Camera dove è stata incardinata la riforma elettorale, sembra di scorrere l’orario dei treni “accelerati” del Novecento. Martedì scorso sono cominciate le audizioni e Pagano ha iscritto oltre settanta relatori.
Così se ne andrà maggio. Poi giugno sarà dedicato agli emendamenti e, se va bene, a fine luglio dovrebbe arrivare il via libera di Montecitorio allo Stabilicum. Poi la palla passerebbe al Senato.
Un passo della formichina che spaventa Meloni, terrorizzata di “finire nella pantano” dei “giochi di palazzo”, in cui “a decidere non sono i cittadini ma i soliti noti…”. [...] Ma mentre la segretaria dem riflette, tentata com’è di offrire (senza clamore) sponda a Meloni pur di non finire vittima di veti, agguati e caminetti dopo la chiusura delle urne, la “pareggite” si diffonde. Contagia rapida.
Viaggia veloce per i Palazzi come il primo Covid. L’untore più attivo è Carlo Calenda. Il leader di Azione, per rendere più appetibile il Pareggione, non parla più di un governo tecnico guidato da Mario Draghi. Ma di un esecutivo politico di unità nazionale “con dentro tutti quelli che credono nell’Europa e nel superamento del bipopulismo”.
MARINA BERLUSCONI DIVENTA CAVALIERA DEL LAVORO
I proseliti non mancano. C’è Matteo Renzi, naturalmente. Ci sono tanti riformisti del Pd che piuttosto di vedere Elly o tantomeno Giorgia a palazzo Chigi, punterebbero su Paolo Gentiloni o un premier moderato. E ci starebbe anche Conte. Il motivo: da buon neo-democristiano, progressista solo per convenienza, il leader 5Stelle con il pareggio avrebbe ampi spazi di manovra e (soprattutto) non dovrebbe incoronare Schlein premier. Senza contare che perfino Matteo Salvini, pur di incassare qualche poltrona e di non marciare al fianco del traditore Vannacci, brinderebbe a un governo con tutti (o quasi) dentro. [...]
Nazario Pagano
marina berlusconi
giorgia meloni salone del mobile di milano
salvini vannacci
giorgia meloni matteo salvini
giorgia meloni salone del mobile di milano
gianni letta - marina berlusconi


