orfini renzi marino

E SE MARINO CI RIPENSA? ORFINI TEME CHE IGNAZIO “STRAZIO” POSSA CAMBIARE IDEA, RESTARE IN SELLA E PARTECIPARE, DA SINDACO, ALLA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO A “MAFIA CAPITALE” - UN PALCOSCENICO DA CUI PICCONARE IL PD NELLE VESTI DI “MORALIZZATORE” - LA CONTROMOSSA DI ORFINI: UNA MOZIONE DI SFIDUCIA

Francesco Bei per “la Repubblica”

 

MARINO ORFINIMARINO ORFINI

L' imprevedibile Marino e il Pd. La guerra di nervi che va avanti da settimane è lungi dall' esser conclusa. Al di là degli annunci di dimissioni infatti, ai piani alti del Pd cresce l' ansia per un possibile colpo di coda del sindaco. E di certo lo scarno comunicato con cui ieri Marino ha annunciato che le sue dimissioni diverranno irrevocabili «nell' arco dei venti giorni successivi » non ha contribuito a rasserenare gli animi.

 

Qual è il piano del primo cittadino? Marino, raccontano, si è impuntato su quello che solo apparentemente può sembrare un dettaglio: vorrebbe partecipare da sindaco ancora in carica alla prima udienza del processo di Mafia Capitale, in calendario per il 5 novembre. «Un processo storico», lo ha definito nel suo videomessaggio, a cui il comune si presenterà come parte civile «su mia iniziativa».

 

marino orfinimarino orfini

A Renzi, nell' incontro di venerdì, Matteo Orfini ha riferito della brusca telefonata avuta con il sindaco. Di fronte alle insistenze sul voler prendere parte all' udienza ancora in carica e con la fascia tricolore, il commissario romano e presidente del Pd gli avrebbe offerto una via d' uscita: «Questo non si può fare, ma ti garantisco che al processo potrai comunque partecipare come esponente del Pd, visto che anche il partito si costituirà parte civile».

 

Un compromesso lasciato cadere dal sindaco: «No grazie, così non mi interessa». Da qui il timore di un scarto improvviso dal percorso già stabilito. Sospetto acuito dall' analisi del videomessaggio di Marino, una sorta di manifesto del rilancio e della riscossa più che un congedo. Se infatti il sindaco facesse trascorre tutti i venti giorni che la legge gli consente senza rendere irrevocabili le dimissioni si arriverebbe al due di novembre, proprio a ridosso dell' udienza.

 

RENZI MARINORENZI MARINO

Potrebbe quindi decidere di ripensarci, annunciando un clamoroso dietrofront e la volontà di proseguire «nell' opera di risanamento iniziata» con chi ci sta. A quel punto sarebbe troppo tardi per fermarlo e il nugolo di telecamere di fronte al tribunale di piazzale Clodio diverrebbe il palcoscenico per la resurrezione del Marino n.2, il "moralizzatore", contro la degenerazione «clientelare» e «mafiosa» del Pd romano.

 

Qualche avvisaglia di questo tipo già si poteva cogliere, appunto, nel video di due giorni fa. A cui Orfini ha risposto ieri a muso duro. Così si stanno iniziando a studiare le contromosse. Una mozione di sfiducia firmata da tutti i consiglieri del Pd è la mossa più scontata ma avrebbe comunque bisogno di tempi lunghi per essere calendarizzata e votata.

RENZI MARINORENZI MARINO

 

Ieri Orfini ha quindi avuto rassicurazioni dal capogruppo Fabrizio Panecaldo che i 18 consiglieri comunali sono pronti al gesto più estremo: le dimissioni di massa. Una lettera di dimissioni in bianco, con le firme di tutti, sarebbe già nelle mani del capogruppo. Ieri le ultime adesioni tra gli "onorevoli" dem (così l' ampolloso cerimoniale del Campidoglio impone di definirli) più recalcitranti.

 

Ma in queste ore si ragiona anche sul dopo Marino, su come raddrizzare la barca e permettere al partito di giocarsi la partita del 12 giugno contro il candidato 5 stelle e quello della destra. Renzi ha dato a Orfini indicazioni precise: «Fino al Giubileo ci dobbiamo concentrare solo sulla città, lasciando perdere le candidature. Abbiamo due mesi per dimostrare di saperla amministrare e, tolto Marino, non abbiamo alibi. Accettiamo la sfida come abbiamo fatto con Expo».

 

Il governo farà la sua parte grazie a una cabina di regia centrata su palazzo Chigi. Con il premier direttamente coinvolto. La prima indicazione operativa è quella di «aggiustare le periferie », i settori d' intervento immediato sono quelli già previsti dalla giunta uscente: trasporti, decoro urbano, accoglienza dei pellegrini. Da domani potranno essere spesi i 30 milioni di euro per la manutenzione della scalcinata rete metropolinata. Poi saranno aperti tutti gli altri cantieri.

 

IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IN CAMPIDOGLIO IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IN CAMPIDOGLIO

L' altro grande malato, il partito romano, è pronto a presentarsi con un volto rinnovato. Dopo la bonifica dei circoli (Orfini ne ha chiusi 35 su 110) è arrivato il momento di riaprirsi alla città. Un' operazione che avrebbe dovuto essere annunciata la scorsa settimana, ma la caduta di Marino ha consigliato di spostare la conferenza stampa.

 

IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI

Il nuovo modello di partito farà ancora perno sui vecchi circoli - Fabrizio Barca ne ha individuati 15 che faranno da pivot per tutti - ma gran parte della mobilitazione si svolgerà nella società civile. Guardando un po' agli Stati Uniti e un po' riprendendo l' ispirazione dei vecchi comitati Prodi. Dunque via libera alle mobilitazioni tematiche su singole campagne, alle riunioni di abitanti di una stessa strada (le cosiddette «social street»), ai comitati di quartiere, a forme di mutualismo, come la raccolta per i profughi del centro Baobab effettuata dal circolo Italia o la pulizia dai graffiti. Sperando che il "marziano" Marino non faccia scherzi.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…