volodymyr zelensky servant of the people servitore del popolo

“L’OCCIDENTE HA UN DOVERE NEI CONFRONTI DI ZELENSKY, MA ZELENSKY HA UN IMPEGNO NEI CONFRONTI DELL’OCCIDENTE” – MASSIMO GIANNINI: “SIAMO TUTTI UCRAINI, MA UN CONTO SONO LE OPERAZIONI BELLICHE PER RICONQUISTARE I TERRITORI USURPATI. ALTRO LE MISSIONI CHE GLI 007 EFFETTUANO OLTRE I CONFINI. LE IMPLICAZIONI POSSONO ESSERE MOLTO DIVERSE. A OGNI AZIONE UCRAINA PUÒ CORRISPONDERE UNA REAZIONE RUSSA CHE POTREBBE COLPIRE L'INTERA ALLEANZA ATLANTICA” – “È FORSE IL MOMENTO CHE LE CANCELLERIE EURO-ATLANTICHE APRANO UN CONFRONTO SERIO CON ZELENSKY, PER CAPIRE QUAL È PER LUI IL CONFINE TRA PROTEZIONE E AGGRESSIONE…”

Massimo Giannini per “La Stampa”

 

massimo giannini a dimartedi

Siamo tutti ucraini. Consapevoli che la loro guerra è anche la nostra guerra, perché nasce dalla difesa dei principi di libertà e di autodeterminazione dei popoli sui quali questa parte di mondo si è fondata e forgiata nelle tragedie dell'era moderna. Siamo tutti europei. Coscienti che il macellaio di Mosca è la causa di questa mostruosa ecatombe di bambini, di donne, di uomini inermi e innocenti.

 

 Che il Grande Dittatore del Cremlino, comunque finisca il conflitto, dovrà rispondere a un Tribunale penale internazionale per i crimini contro l'umanità perpetrati a Bucha a Irpin a Kherson. Siamo tutti occidentali.

 

volodymyr zelensky su time

Convinti che la Russia è ormai una minaccia globale, al di là dell'invasione in Ucraina. Che è giusto e legittimo sostenere anche militarmente la resistenza di quella nazione, tornata suo malgrado terra di mezzo tra Est e Ovest. Che ha ragione Sanna Marin, quando al vertice di Praga, a chi le chiede qual è la soluzione, risponde semplicemente "ce n'è una sola, il ritiro di Putin".

 

Ci rassicura, tutto questo. Stare dalla parte giusta della Storia. Sapere esattamente qual è il nostro posto su questa Terra. Quali sono i nemici che dobbiamo combattere e gli amici di cui ci dobbiamo fidare. Peccato però che il sorriso sicuro della premier finlandese disarma i cronisti ma non il Tiranno.

 

E peccato che dopo i ripetuti accenni del Cremlino sul possibile ricorso agli armamenti nucleari tattici, adesso persino Joe Biden non può più escludere "un Armageddon atomico", per la prima volta dalla crisi dei missili a Cuba del 1962. Di fronte a tutto questo orrore, a questa drammatica escalation che va ormai ben oltre l'ubriacatura propagandistica dei generali al fronte o la sbornia geostrategica da salotto televisivo.

 

ursula von der leyen volodymyr zelensky 3

A questa cinica assuefazione del pensiero e del linguaggio davanti alla morte presente e futura, abbiamo un dovere etico e politico: quello di fermarci. Per respirare, per ragionare.

Dove può portarci questa spirale, a noi che per Costituzione ripudiamo la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali? E fino a che punto consideriamo possibile e utile spingerci, per supportare ormai non più solo la difesa, ma anche l'offesa di un Paese in armi? Non sono interrogativi leciti: sono necessari.

 

VLADIMIR PUTIN

Soprattutto alla luce dei fatti di queste ultime ore. Il primo, di venerdì scorso: l'attentato a Darya "Dugina", figlia dell'ideologo del putinismo Aleksandr Dugin uccisa il 20 agosto alla periferia di Mosca, sarebbe opera dei servizi ucraini. Il secondo, di ieri: l'esplosione che ha distrutto il ponte di Kerch, raccordo tra Russia e Crimea e monumento-simbolo dell'occupazione del 2014, porterebbe la firma degli stessi ucraini. Che, giusto il giorno dopo la festa dei 70 anni dell'autocrate di San Pietroburgo, gli recapitano la rivendicazione con una pennellata di macabra ironia intinta nel mito di Marilyn Monroe: «Buon Compleanno, presidente Putin».

 

vladimir putin fucile

Non pago, il consigliere ucraino Mykhailo Podolyak aggiunge: «E questo è solo l'inizio».

A' la guerre comme à la guerre. Provateci voi, dentro un incubo iniziato il 24 febbraio, a guidare uno Stato sovrano asserragliati in un sottoscala, mentre l'Orso post-sovietico vi aggredisce e vi sbrana, i missili e le bombe distruggono le vostre città, i soldati di Dvornikov massacrano la vostra gente, i ceceni di Kadyrov stuprano e sgozzano le vostre mogli e i vostri figli.

 

esplosione ponte kerch crimea

L'atroce mattanza russa sui civili ucraini dura ormai da nove mesi: al confronto, una carica di dinamite sotto l'auto della figlia di un simil-Rasputin convinto che il suo capo sia la reincarnazione di Pietro il Grande, o un camion bomba su un'infrastruttura che suggella un'altra Anschluss illegittima, sono una puntura di spillo. C'è poco da recriminare e da biasimare: è la guerra, stupido, e non ci puoi fare niente. Ma è davvero così? O non è forse il momento che le cancellerie euro-atlantiche aprano un confronto serio con Zelensky, non per accusarlo o isolarlo, ma almeno per capire qual è la sua strategia, e qual è per lui il confine tra protezione e aggressione.

 

il ponte di kerch distrutto dopo l esplosione

È ovvio che il presidente ucraino combatte questa guerra con i mezzi che ha a disposizione e che ritiene più efficaci. Ma un conto sono le operazioni belliche che il suo esercito effettua (col nostro aiuto) per riconquistare i territori ucraini usurpati dagli invasori. Altro conto sono le missioni che i suoi 007 effettuano oltre i confini, andando a colpire l'Orso russo nella sua tana. Le implicazioni possono essere molto diverse.

 

volodymyr zelensky

E poiché (come abbiamo detto) la sua guerra è pure la nostra, quelle implicazioni riguardano anche noi. L'Occidente ha un dovere nei confronti di Zelensky: lo deve sostenere, senza distinzioni pelose. Ma Zelensky ha un impegno nei confronti dell'Occidente: lo deve ascoltare, senza decisioni precipitose. Nella spirale che ci sta risucchiando, a ogni azione ucraina può corrispondere una reazione russa che potrebbe non colpire più soltanto Kiev, ma l'intera Alleanza Atlantica e l'intera comunità internazionale. Di questo il commander in chief ucraino deve tenere conto. A meno che (e non vogliamo crederlo) non pensi di trascinarci tutti nella Terza Guerra Mondiale. Che per altro, forse, è già cominciata.

 

esplosione ponte kerch crimea vista dal satellite

Senza che il pianeta se ne sia reso conto, come va ripetendo da tempo il Papa.

Ecco perché è ora di parlare di pace. Nel momento in cui ci accorgiamo che Putin, ispirato dal suo pantheon neo-imperiale in cui sono assisi Plotnikov e Berdjaev, Il'in e Danilevsky, predica l'apologia della guerra e rivendica il suo "immenso diritto morale" di ricostruire la Santa Madre Russia per proteggerla dall'Anticristo occidentale.

 

Nel momento in cui realizziamo che Vlad The Mad questa "operazione speciale" l'ha probabilmente preparata da anni, convinto come I Demoni di Dostoevskij che "l'importante è la leggenda". Nel momento in cui il falco Serghei Surovikin assume il comando delle truppe in Ucraina e i suoi Stranamore discutono di armi di distruzione di massa. Proprio in un momento come questo, non bisogna lasciare il monopolio della pace a Bergoglio e al mondo cattolico, oppure a Conte e al microcosmo pentastellato. La pace è un bene universale, non una dote elettorale.

 

esplosione ponte kerch crimea

Ha ragione Timothy Garton Ash, che avverte i moderni "panciafichisti" ancora fermi all'insopportabile "né con la Russia-né con la Nato": non serve che andiate a cercare fascisti tra i governi d'Europa, perché un fascista al potere c'è già e si chiama Putin. Quindi le grandi manifestazioni pacifiste bisognerebbe farle innanzitutto davanti alle ambasciate russe. Ma ha altrettanta ragione Francesco, quando ripete che «la pace va cercata sempre e comunque». E ormai, tra i Grandi della Terra, nessuno la sta più cercando.

volodymyr zelensky antony blinken

 

Ci siamo dimenticati di Kant: «La pace perpetua può essere conseguita soltanto quando anche gli Stati saranno usciti dallo stato di natura per stipulare un patto che li unisca in una confederazione permanente». Ci stiamo rassegnando a Nietzsche: «Non conosciamo altri mezzi oltre le guerre mediante i quali si possano comunicare a popoli che vanno infiacchendosi quella rude energia del campo di battaglia e quell'ardore generale nella distruzione organizzata del nemico».

 

8sr

All'ombra del nucleare che torna, ci sta sfuggendo anche l'idea di "pace provvisoria" di cui scriveva Norberto Bobbio: una "tregua d'armi in attesa di un evento straordinario", quanto è stato straordinario lo scoppio della prima bomba atomica che ha fatto dire agli osservatori più consapevoli che era cominciata una nuova era della storia umana. L'equilibrio del terrore, che ha dominato l'epoca della Guerra Fredda in base alla parità di forza tra Usa-Urss, pare ormai finito.

 

La deterrenza atomica non ha impedito che esplodessero numerose e sanguinose guerre "convenzionali". E ora, dentro quella più pericolosa perché risveglia i peggiori fantasmi del Novecento, l'uso di armi nucleari non è più escluso. Anche se mettono in questione "il destino dell'uomo" (Karl Jaspers). A questo punto è la notte. Anche tra Russia e Ucraina servirebbe quel "Terzo per la pace" che invocava lo stesso Bobbio, mentre annotava amareggiato i fallimenti dell'Onu. Quel Defensor pacis che, nella sua funzione più debole, mette in contatto le parti, mentre in quella più forte interviene per farle giungere a un compromesso. «Nell'attuale sistema internazionale questo Terzo non esiste, né se ne profila uno credibile all'orizzonte». Il grande filosofo torinese lo scriveva nel 1989. Trentatré anni dopo, l'orizzonte è sempre più vuoto. -

meme sull esplosione del ponte tra crimea e russia STRANE ONDE SOTTO AL PONTE DI CRIMEA esplosione ponte kerch crimea ponte sullo stretto di kerchesplosione ponte tra crimea e russia 1ESPLOSIONE PONTE CRIMEA PUTIN DISCORSO ALLA NAZIONE 1ESPLOSIONE PONTE CRIMEA ucraini felici per l esplosione del ponte di kerch in crimea. 2

Ultimi Dagoreport

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...