sergio mattarella putin trump

“DIVIENE SEMPRE PIÙ INCOMPRENSIBILE E RIPUGNANTE IL RIFIUTO DI CHI NEGA LA PACE PERCHÉ SI SENTE PIÙ FORTE” – MATTARELLA NEL SUO DISCORSO DI FINE ANNO METTE PUTIN SPALLE AL MURO E RIBADISCE LA NECESSITÀ DI DIFENDERE ISTITUZIONI E RELAZIONI INTERNAZIONALI DALLA “LEGGE DEL PIÙ FORTE” – IL CAPO DELLO STATO RICORDA AL GOVERNO CHE LE RIFORME ISTITUZIONALI VANNO CONDIVISE RAMMENTANDO CHE "I PARTITI DURANTE L'ASSEMBLEA COSTITUENTE, SI DIVIDEVANO ASPRAMENTE LA MATTINA PER POI SCRIVERE DI NOTTE E DI COMUNE ACCORDO LA CARTA SUPREMA..." - VIDEO

Roberto Sommella per Mf – Milano Finanza - Estratti

 

Sergio Mattarella dà un nome alla Nazione: si chiama Repubblica

 

sergio mattarella discorso di fine anno - vignetta by vukic

Nel messaggio di fine anno il Presidente della Repubblica ha voluto usare la modalità dell'arte cinematografica o dell'album di famiglia per passare in rassegna gli ottanta anni di vita della Repubblica Italiana, che si festeggeranno nel 2026. La nascita del nuovo Stato democratico col voto decisivo e innovativo delle donne, il suo cammino deciso nonostante le tante difficoltà e le poche risorse, la forza della coesione sociale, cemento del boom economico e della nascita dell'Europa, nata a Roma con la firma del Trattato nel 1957. Da allora Italia e Europa sono andate avanti a braccetto e così dovrà essere ancora, proprio forti di quella identità comune.

 

(...) Questa capacità di farsi famiglia dentro la Repubblica deve essere in grado, secondo il Capo dello Stato, di vincere anche le sfide odierne, dalla povertà alle crescenti disuguaglianze e deve essere recepita, non lo dice ma sarebbe augurabile, anche dalla politica, come quando i partiti durante l'Assemblea Costituente, si dividevano aspramente la mattina per poi scrivere di notte e di comune accordo la carta suprema.

 

 

Mattarella auspica subito la pace in Ucraina e a Gaza e fa suo l'invito di Papa Leone XIV che ha chiesto la pacificazione anche delle parole. Li ascolteranno a Mosca, Kiev, Gerusalemme e Washington?

sergio mattarella discorso fine anno

 

C'è da augurarsi che lo facciano prima o poi, perché si è arrivati al quarto anno di guerra dentro ai confini europei e in Medio Oriente continuano a morire bambini per fame e freddo, una cosa inaccettabile. «La pace, in realtà, è un modo di pensare», ha detto Mattarella, «quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana».

 

E questo incipit risiede anche e soprattutto nella dimensione nazionale di un Paese forte, di successo, rispettato da tutti. Ma come la Repubblica deve occuparsi dei suoi cittadini, anche questi ultimi, in un rimando kennediano, si chiedono cosa possono fare per tenere in forze la democrazia, che resta “più forte” di ogni avversità anche oggi, ma non si può dare per scontata. «Di fronte all’interrogativo: “Cosa posso fare io?”, occorre rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno. L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo.

 

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

Raffigura la responsabilità di essere cittadini», ha detto ancora il Capo dello Stato nel suo undicesimo discorso di fine anno, che è sembrato una sintesi dei tanti che ha vissuto al Quirinale nel suo doppio mandato, iniziato quando non c'erano le guerre, l'Europa non era messa in discussione, la potenza delle grandi piattaforme digitali non voleva sostituirsi alla democrazia. Dunque, svolgere onestamente e semplicemente il proprio ruolo di cittadino è già una misura di fare qualcosa per la Repubblica.

 

E non è un granello di sabbia. Perché il bene più alto resta quello della democrazia, che di tutti quei granelli si compone, bene che «tuttavia non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi».

 

Messaggio di fine anno del Presidente della repubblica Sergio Mattarella - 2025 -

E la Repubblica è soprattutto dei giovani, troppe volte dimenticati, troppe volte scappati all'estero (quanti ce ne sono ormai che vivono fuori in pochi metri quadri alla ricerca di un futuro negato in patria?), giovani che devono farsi sentire perché l'Italia sono loro.

«Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro», ha sottolineato ancora il Capo dello Stato. Questa capacità di essere uniti e di avere successo, come avviene nello sport e in ogni prodotto e bellezza italiana, invidiati nel mondo, deve essere il motore per interpretare le nuove sfide dell'oggi. Di fronte a problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che si sta attraversando, si è entrati infatti in un tempo in cui tutto diventa “globale e interdipendente”, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. Ma nessun ostacolo per il Presidente della Repubblica «è più forte della nostra democrazia».

sergio mattarella discorso fine anno

Parole semplici, perché non è complicato difendere la Repubblica. Basta volerlo. 

 

MATTARELLA

Da ilmanifesto.it – Estratti

 

UCRAINA E GAZA, sono citate all’inizio del discorso, ma in questa occasione non ne sono il centro. «Diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi nega la pace perché si sente più forte», il riferimento alla Russia di Putin.

 

Ma prevale il richiamo a «disarmare le parole», preso a prestito da Papa Leone, cui ieri Mattarella ha inviato un lungo messaggio di auguri. E se il discorso del 19 dicembre sulle spese militari (nelle ore in cui il Papa definiva «scandaloso» il riarmo) aveva segnato una distanza nei toni e nei contenuti, nella missiva di ieri il Capo dello Stato si è riavvicinato al magistero papale, definendo la pace come «unico cammino che meriti di essere intrapreso» e il ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della Costituzione.

Putin Trump

 

Ribadendo uno dei temi chiave della sua presidenza, e cioè la necessità di difendere istituzioni e regole nati dopo il 1945 per mettere ordine alle relazioni internazionali dalla «legge del più forte». Un assetto oggi minacciato dal ritorno di vecchie logiche imperiali, in «balia di minacciose derive nella direzione opposta». Una tensione che torna spesso nei discorsi presidenziali: quella tra le necessità del disarmo e della difesa del diritto internazionale dalla legge della giungla.

messaggio di fine anno del presidente della repubblica sergio mattarella foto lapresse 2messaggio di fine anno del presidente della repubblica sergio mattarella foto lapresse 3Messaggio di fine anno del Presidente della repubblica Sergio Mattarella - 2025 -

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