MATTEO SALVINI COI NERVI A FIOR DI PELLE - IL LEADER DELLA LEGA ATTACCA IL GIORNALISTA DI "REPUBBLICA" PAOLO BERIZZI, INVIATO A PONTIDA: "PREZZOLATO, MISTIFICATORE E INVENTORE. IMPARA A STARE AL MONDO E A NON INVENTARE LE NOTIZIE" - A SCATENARE L'IRA DI SALVINI, CHE SUL "PRATONE" HA PAURA DI ESSERE CONTESTATO, SONO STATE LE FOTO PUBBLICATE DA "REPUBBLICA" CHE MOSTRANO LE SCRITTE APPARSE CONTRO DI LUI A PONTIDA: "SALVERDINI TRADITORE", "RIDACCI LA LEGA", PONTE=MAFIA", "- MOJITO + TRENI" - LA RISPOSTA DI BERIZZI: "ESSERE INSULTATI DA UNO COME SALVINI È UNA MEDAGLIA. SONO PAROLE CHE LO QUALIFICANO. LE OFFESE DI OGGI, OLTRE CHE RIVELARE UN LEADER IN DIFFICOLTÀ E DUNQUE NERVOSO, SONO VIGLIACCHE" - PONTIDA 2026 SARA' UNA RESA DEI CONTI TRA IL SEGRETARIO E I GOVERNATORI DEL NORD CHE LO VOGLIONO SILURARE DATO CHE LA LEGA, COLPA ANCHE DI VANNACCI, CROLLA NEI SONDAGGI - SALVINI PROVA A GIOCARSI LA CARTA BOSSI, MORTO LO SCORSO ANNO, PER UNIRE TUTTI ED EVITARE POLEMICHE...
1. SALVINI ATTACCA GIORNALISTA DI REPUBBLICA: "PREZZOLATO". LA SOLIDARIETÀ DI DIREZIONE E CDR
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Il segretario della Lega Matteo Salvini oggi ha iniziato e concluso il suo intervento al raduno di Lega Giovani a Pontida attaccando pesantemente Repubblica e in particolare — non lo ha nominato, lo ha chiamato genericamente “il giornalista di Repubblica” — Paolo Berizzi, che sul sito ha firmato il pezzo “Salvini traditore, ridacci la Lega. A Pontida le scritte contro il leader”, (con le fotografie delle scritte apparse su muri e strade).
Un pezzo evidentemente sgradito al capo della Lega, ministro e vicepremier. «Al giornalista di Repubblica prezzolato, mistificatore, inventore, dico: impara a stare al mondo e a non inventare le notizie». Queste le parole di Salvini, che già all’inizio del suo intervento aveva detto: «Repubblica inventa notizie».
Il comunicato della direzione
La direzione di Repubblica è solidale con il collega Paolo Berizzi, oggetto a Pontida di una volgare intimidazione del leader della Lega Matteo Salvini.
Offese che non condizioneranno la libertà e l’indipendenza di questo giornale.
Il comunicato del cdr
Come spesso accade, quando un politico è in difficoltà trova nella stampa un facile capro espiatorio su cui riversare rabbia e insicurezze. Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, durante un evento pubblico della Lega, ha definito un giornalista di Repubblica — senza nominarlo, peccato per la timidezza — «prezzolato», «mistificatore», «inventore», intimandogli: «Impara a stare al mondo e a non inventare le notizie». Prima ancora aveva attaccato il nostro giornale nel suo complesso, e non è la prima volta che accade.
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Non siamo abituati a dare lezioni, ma a riportare notizie. Anche per questo non abbiamo bisogno delle reprimende di un leader politico noto per la spericolata capacità di sostenere tutto e il contrario di tutto, spesso nell’arco di poche ore. Continueremo a raccontare ciò che a Salvini, e ai politici come lui allergici al dissenso, dà così fastidio: i fatti. Al collega coinvolto, Paolo Berizzi, esprimiamo la nostra piena solidarietà. Il Cdr
2. “SALVINI TRADITORE, RIDACCI LA LEGA”. A PONTIDA LE SCRITTE CONTRO IL LEADER
Estratto dell'articolo di Paolo Berizzi per "la Repubblica"
“Salverdini traditore”. “Salvini ridacci la Lega”. “Ponte=mafia”. “- mojito + treni”, e via di questo tenore. Scritte vergate con vernice bianca (tipo gare ciclistiche) sull’asfalto, sui muri, sui pali dell’illuminazione.
A Pontida. Scritte più che esplicite indirizzate a Matteo Salvini. La roccaforte storica della Lega si prepara (anche) così ad ospitare, oggi e domani, come da tradizione, la due giorni identitaria e comunitaria della Lega sul – e intorno al – mitico pratone un tempo padano.
Clima teso, dunque, alla vigilia del raduno e prime avvisaglie di contestazione al segretario federale. Mai, nella storia della Lega, era successo che a Pontida le ore precedenti la kermesse del partito fossero così agitate; e mai – dai tempi di Bossi, con cui il rito di Pontida iniziò - si erano visti insulti e slogan così duri contro un segretario federale.
“Non credo che i leghisti vogliano polemiche al raduno. Ci sarà anche l’omaggio al genio assoluto che ci ha riuniti lì: Umberto Bossi”. Con queste parole, in un’intervista al Corriere della Sera, Salvini aveva provato l’altro giorno a spegnere le polemiche e gli “avvertimenti” provenienti da mesi dal fronte dei “nordisti” che si riconoscono nella corrente dei “governatori” – in testa Attilio Fontana insieme al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo.
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Un tentativo ripetuto anche, con una sorta di moral suasion, nell’incontro avvenuto giovedì pomeriggio a Milano con lo stesso Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti (“a Pontida evitate che mi fischino”, è stato l’appello). Tuttavia l’accorato altolà di Salvini non pare avere sortito effetto, almeno finora e almeno a giudicare dalle scritte che da ore stanno tappezzando le strade di Pontida.
[...] Lo fischieranno? Lo contesteranno? “Non si sa…”, ripetevano ieri sera fonti vicine ai leghisti “nordisti”. Sono gli anti-salviniani, quelli che - per bocca di Romeo e Fontana -, da quest’estate chiedono un cambio di passo a Salvini nella gestione e nella linea del partito, e anche la modifica dello statuto.
Le proteste negli ultimi giorni sono cresciute: la prova plastica sono le centinaia di persone che, prima ad Alzano Lombardo e poi a Lazzate, hanno partecipato ai due eventi che hanno visto sul palco il tandem Romeo-Fontana (l’occasione era la presentazione del libro scritto dal capogruppo al Senato, titolo “Fare la Lega”).
Poi ci sono le altre anime, che sembrano saldarsi: gli ex leghisti che hanno dato vita al Partito Popolare del Nord (il capofila è l’ex ministro bossiano Roberto Castelli), Patto per il Nord di cui è segretario Paolo Grimoldi (anche lui ex Lega), e infine i frondisti riuniti dall’ex parlamentare Gianluca Pini che ha creato un comitato per rilanciare la Lega Nord (e il suo simbolo con l’Alberto da Giussano, oggi ancora utilizzato dalla Lega Salvini premier) attraverso un congresso. Sia Grimoldi che Pini hanno fatto sapere che domani non saranno a Pontida: ma questo non significa che non ci saranno i loro. Magari proprio per farsi sentire.
“La militanza leghista che ancora crede nell’autonomia del Nord attende con speranza e qualche illusione l’ennesimo raduno di Pontida - si legge in una nota firmata da Giulio Arrighini, ex Deputato della Lega Nord, Segretario Regionale Lombardia del Partito Popolare del Nord -. Quando si è creduto tanto in un progetto politico, si è lavorato, si è affidato un pezzo della propria passione e esistenza ad un ideale ma ancora di più ad un leader, è naturale sperare che il prossimo evento di partito sia quello risolutivo, quello che sistema tutto e fa dimenticare delusioni, cancella amarezze e tanti dubbi.
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Ad alimentare la speranza hanno contribuito le recenti schermaglie in casa leghista con improbabili richiami al passato, come se gli interpreti di queste rimostranze in questi anni fossero stati altrove, in un non luogo, come il “territorio” al quale fanno spesso riferimento, come se la Lombardia, il Veneto, la Padania non avessero un nome. Quasi che nominare quelle Patrie richiedesse coraggio, lo stesso che non hanno avuto mentre i temi identitari e culturali venivano archiviati per far posto alla svolta “naziunale”.
Come se il Nord fosse una cosa da togliere dalla naftalina ogni volta che si avvicina una campagna elettorale, una candidatura ma ancora di più una non candidatura. Sul Sacro Prato – aggiunge Arrighini - , fra le bancarelle di Nduja calabresi, pallotte cacio e ova abruzzesi e Caponate siciliane la fronda avanzerà le proprie richieste e qualche candidatura verrà concessa, spacciandola in chiave nordista ma la prova che mentono e
tradiscono la troveremo nella loro ormai annose attività parlamentari non diverse da quelle di un deputato di FI o FdI dove si tratta di ponti sullo stretto, ZES al Sud ma mai di Nord. Bisognerà, prima o poi spulciare e vedere cosa hanno prodotto parlamentari che sono stati votati e pagati per tutelare il Nord, così come farebbe chiunque abbia pagato, e non solo in denaro, per un servizio”.
Rilancio della questione settentrionale e raffreddamento del motore “nazionalista”; collegialità nella gestione del partito (con la nomina di nuovi vicesegretari), modifica dello Statuto. Sono le richieste fatte e rifatte a Salvini dai “nordisti” o, se si preferisce, del fronte dei “governatori”. Finora il segretario federale ha preso tempo, provando a siglare una specie di tregua proprio in vista di Pontida. Avrà effetto? Funzionerà? Le incognite aleggiano sul pratone. Per “arginare” un’eventuale e possibile contestazione Salvini ha mobilitato le sezioni del Centro e Sud Italia: un treno speciale e un centinaio di pullman sono in arrivo da Lazio e regioni meridionali.
Anche questo, in fondo, pare surreale vista la storia della Lega federalista e secessionista di Bossi, ma tant’è. “La Lega vince unita, non possiamo pensare a partiti nei partiti – ha detto ieri il vicepremier e ministro dei trasporti a Mattino 5 -. A Pontida parleremo di pensioni, dei giovani, della sicurezza, non parleremo di filosofia o di altro”, ha aggiunto facendo il pompiere. Quando gli hanno chiesto se l giornata di domani a Pontida rappresenta un esame, Salvini ha risposto “io l’esame me lo faccio tutti i giorni, cercando di andare a letto con la coscienza apposto”. [...]
3. LA PONTIDA DELLA RESA DEI CONTI TRA GOVERNATORI E RISCHIO FISCHI IL LEADER OSCURA LA SCALETTA
Estratto dell'articolo di Paolo Berizzi per "la Repubblica"
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Lo slogan del fronte del palco — scritto ovunque, maxischermi e striscioni — è il remigrazionista "non passa lo straniero". Un modo per ribadire anche plasticamente la linea ultra-nazionalista e anti-islam del partito, e dunque messaggio dritto e chiaro indirizzato anche a chi da mesi critica il posizionamento e la gestione del segretario federale. I "ribelli" — c'è chi li chiama "eretici" — questa mattina saranno sul pratone e quasi certamente anche sul palco. Su il sipario sulla Pontida dei veleni o della resa dei conti.
Da una parte i sovranisti-nazionalisti-remigrazionisti di Matteo Salvini, dall'altra il fronte dei governatori, ovvero gli anti-salviniani guidati da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo: il fronte "nordista" al quale sono ascrivibili anche il presidente del consiglio regionale veneto, Luca Zaia, il governatore del Fvg, Massimiliano Fedriga, e Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento.
Due fazioni, due tifoserie politiche. Da una parte i "neri" (il colore delle magliette) che sostengono senza se e senza ma Salvini e che — "convocati" dal sottosegretario Claudio Durigon — sono saliti con un treno speciale e decine di pullman dal Centro e dal Sud Italia; dall'altra i "verdi" — per lo più lombardi e veneti — che di fronte all'emorragia di consensi e ai sondaggi disastrosi vorrebbero tornare alla Lega delle origini, a quel "sindacato del territorio", come ripetono Romeo e Fontana e come ha ricordato ieri anche Renzo Bossi, il figlio del Senatùr.
È questo, al dunque, il succo di Pontida 2026. L'anticipo lo si è visto ieri con il sabato di Lega Giovani: la claque salviniana si è adoperata per occupare ogni spazio possibile. Sotto il tendone leghista dei giovani militanti — in vero pieno solo a metà quando parla Salvini — ha applaudito gli interventi dei ministri (Calderoli, Valditara, Locatelli, non si è visto Giorgetti). Magliette che non dispiacerebbero all'ex vicesegretario Roberto Vannacci: "Italia agli italiani" e "remigrazione".
paolo berizzi - il ritorno della bestia
Intorno al pratone visibilmente "ristretto" grazie a un prudente riposizionamento di gazebo e tendone per parare un eventuale calo di partecipanti, solita vigilia di birra, salamelle, tende, camper, nduja e piadine, porchetta e caciocavallo — per dire la ridistribuzione geografica. «Matteo, serve un cambiamento», grida una giovane militante alle 19.15 mentre Salvini sta entrando nel tendone dopo un sopralluogo sul palco. Molto più esplicito Massimiliano Romeo.
Sul sagrato dell'abbazia di San Giacomo — dopo la messa organizzata dai bossiani per ricordare il fondatore Umberto Bossi al quale ieri, nel genetliaco, sei mesi dopo la morte, è stato dedicato anche un ulivo piantato nel parco accanto al pratone — il capogruppo al Senato dice: «Se parlerò sul palco? Non vedo perché non dovrei parlare. Non ho motivi per dubitare che parleremo sia io sia Fontana. Ribadiremo il punto e le richieste che facciamo da mesi e che però Salvini non ha ancora preso in considerazione.
Il Nord prima di tutto, basta slogan sulla remigrazione, basta schiacciamenti a destra, vedo in giro troppe magliette nere». Al netto di due incontri interlocutori nei quali si è cercata di raggiungere una tregua, i rapporti tra il capo della Lega e il fronte dei governatori restano tesissimi. Il pratone oggi potrebbe essere una cartina di tornasole. Nessuno è in grado di prevedere se e cosa succederà, ma il rischio fischi (forse, chissà, da entrambe le parti) è nell'aria, la tensione palpabile. Segnali, avvisaglie.
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[...] L'unico punto (forse) di contatto tra i due "partiti" che si sono creati dentro la Lega è Umberto Bossi. Ma anche qui le polemiche non mancano. «Mi chiedo con che coraggio e con quale faccia Salvini omaggerà Bossi sullo stesso palco sul quale nel 2017 gli vietò di salire perché aveva criticato la sua linea», dice Giuseppe Leoni, ex senatore e co-fondatore della Lega. [...]
4. A PONTIDA LE MAGLIETTE PRO E CONTRO SALVINI, 'SEMPRE CON LUI', 'SI DIMETTA SUBITO'
(ANSA) - PONTIDA (BERGAMO), 20 SET - Le magliette blu con la scritta bianca 'Io sto con Matteo' e quelle bianche con la scritta verde 'Lega Nord fino alla morte'. A Pontida in attesa che inizi il raduno del partito, tra i gazebo che si affacciano sul pratone, fra cui ne spicca uno per la raccolta fondi in sostegno di Mario Roggero, si confrontano le due anime della Lega, quella che sostiene "sempre e fino in fondo" il segretario Matteo Salvini e quelli che chiedono "le sue dimissioni".
UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI CON LA MAGLIETTA NO TAV
Al gazebo che vende le magliette in sostegno di Salvini, che molti indossano, alle nove del mattino ne hanno "già prenotate trecento - spiega Cristina di Limbiate - e altri trecento le abbiamo qua pronte da vendere. Oggi questa è la maglietta da avere e dovremmo indossarla tutti perché dobbiamo dare al nostro segretario il senso di fiducia. Per noi la Lega è Matteo".
Non la pensa così Livio Ghidelli, militante di lungo corso che chiede le dimissioni del segretario. E infatti indossa la maglietta 'Lega Nord fino alla morte'. "Questa maglietta manda un messaggio che Salvini se ne deve andare - spiega -, perché ha snaturato la Lega, altrimenti la gente non capisce che differenza che c'è nel votare Vannacci e la Meloni. Se arriva Zaia in una notte recuperiamo migliaia di voti".
"Non passa lo straniero" è lo slogan che compare sul palco di Pontida quest'anno. Diversi i manifesti che ricordano Umberto Bossi, "Grazie Umberto" e gli slogan contro l'Europa, "Più motori meno Green Deal", con il cartonato della Von der Leyen. Non mancano i cartelli a sostegno del segretario Matteo Salvini come "Non esiste altro leader all'infuori di te" e "Pontida non chiede un nome grida Salvini".
matteo salvini funerale di umberto bossi video journalai
GIANCARLO GIORGETTI E RENZO BOSSI AL FUNERALE DI UMBERTO BOSSI - FOTO LAPRESSE
umberto bossi alle elezioni del 1992







