enrico letta maurizio belpietro

“DOPO ESSERSI INTESTATO L'AGENDA DRAGHI, SAREBBE DIFFICILE SOSTENERE CHE CON DRAGHI CI SIA UN PERICOLO FASCISTA” – MAURIZIO BELPIETRO BASTONA ENRICO LETTA: “L'ALLARME DEMOCRATICO SI FONDA SU UN SOLO CONCETTO: SE DIAMO LA PAROLA AGLI ITALIANI, POI PUÒ ESSERE CHE, INVECE DI UN EX COMUNISTA COME NAPOLITANO O UN EX DC COME MATTARELLA E SCALFARO, SCELGANO QUALCUNO DELL'ALTRA PARTE. CHE POI QUESTA OSSESSIONE NON HA FONDAMENTO, ANCHE PERCHÉ SE SI VOTASSE OGGI PER IL COLLE, CHI PUÒ SAPERE COME FINIREBBE? IO NON CREDO. ANZI, L'UOMO CHE AVREBBE MAGGIORI CHANCE SAREBBE MARIO DRAGHI…”

Maurizio Belpietro per “La Verità”

 

maurizio belpietro

Mentre le bollette schizzano alle stelle e l'Italia rischia un inverno al buio oltre che al freddo, Enrico Letta prosegue imperterrito la campagna contro il pericolo fascista.

 

Se a vincere le elezioni sarà Giorgia Meloni, secondo il segretario del Pd saranno sconquassi. La democrazia è in pericolo, ripete ad ogni occasione, l'ultima ieri in un'intervista alla Stampa.

 

«L'effetto combinato di questa legge elettorale e della riduzione del numero dei parlamentari, fa sì che se la destra prendesse il 40 per cento (i sondaggi ipotizzano il 47, ndr), e il fronte opposto si dividesse in parti uguali, a Meloni, Salvini e Berlusconi andrebbero il 70 per cento dei seggi».

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

 

A questo punto la giornalista del quotidiano sabaudo gli porge su un piatto d'argento l'occasione per rincarare: «Davvero crede che la destra stravolgerebbe la Costituzione a colpi di maggioranza?». E la risposta non si fa attendere: «Non ci sono dubbi e non c'è solo questo. Ci sono la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura, per i quali l'equilibrio parlamentare è dirimente». Insomma, il totalitarismo è dietro l'angolo.

 

ENRICO LETTA

Letta ovviamente dimentica di dire che la legge con cui gli italiani sceglieranno il nuovo Parlamento è stata ideata e votata dai dem, che all'epoca la vollero, convinti di riuscire a fregare la vittoria ai 5 stelle. Il segretario inoltre scorda di raccontare che anche la riduzione dei parlamentari fu approvata dal Pd e non introdotta da un dittatore. Certo, allora, il partito votò compatto per assecondare i grillini, a quei tempi non più un nemico da abbattere, ma un alleato da corteggiare. E dunque, ecco fatto il taglio agli onorevoli che ora tanto allarma il Partito democratico.

 

giorgia meloni enrico letta atreju

Tuttavia, a preoccupare Letta è soprattutto il presidenzialismo, scorciatoia populista che, a suo dire, nasconde il vero obiettivo della destra: mandare a casa Sergio Mattarella. «Berlusconi se l'è lasciato sfuggire, l'intenzione è chiarissima, ma noi ci opporremo in ogni modo».

 

Per amor di verità, il Cavaliere non ha detto di voler mandare a casa il capo dello Stato, ma rispondendo a una domanda ha detto che, nel caso fosse varata una riforma presidenziale che consentisse agli italiani di scegliere chi mandare al Colle, sarebbe logico che l'attuale inquilino del Quirinale si facesse da parte.

 

GIORGIA MELONI

Peraltro, fino a ieri, cioè prima che il pendolo elettorale oscillasse a favore di Meloni, Salvini e Berlusconi, anche nel Pd c'era chi suggeriva la riforma in senso presidenziale del nostro sistema, e non per trasformare il capo dello Stato in un autocrate, ma per consentire al Paese ciò che da sempre manca, ovvero la governabilità.

 

In Francia, dove non mi risulta che sia stata instaurata una dittatura, Emmanuel Macron è scelto dai francesi e una volta eletto ha il potere di nominare il primo ministro e di sciogliere il Parlamento, ma soprattutto di dare un indirizzo chiaro di politica interna ed estera, senza i traccheggiamenti (e i mercanteggiamenti) a cui siamo abituati noi. Stefano Ceccanti, che oltre a essere deputato del Pd è anche il costituzionalista più ascoltato dal partito, all'inizio del suo mandato in Parlamento presentò un disegno di legge che ricalcava proprio il modello transalpino.

SALVINI MELONI BERLUSCONI 66

 

È vero, ieri in un'intervista al Corriere della Sera, l'onorevole prova a fare marcia indietro, perché non vuole smentire il suo segretario, ma si capisce che la ragione è una sola: siccome a questo giro si rischia che vinca la destra, una riforma in senso presidenziale consentirebbe a Meloni, Salvini e Berlusconi di spedire al Quirinale una figura che, come nel passato, non appartenga alla parrocchietta della sinistra. Tutto qui.

 

sergio mattarella mario draghi

L'allarme democratico si fonda su un solo concetto: se diamo la parola agli italiani, poi può essere che gli elettori, invece di un ex comunista come Giorgio Napolitano o un ex dc come Sergio Mattarella e Oscar Luigi Scalfaro, scelgano qualcuno dell'altra parte. In democrazia l'alternanza garantisce stabilità ed equilibrio a un Paese, ma è proprio quello che fa paura al Pd, che dall'instabilità e dall'emergenza ha sempre tratto vantaggio, riuscendo a condizionare l'azione di governo. Era così ai tempi del Pci e della Dc, vorrebbero che fosse così anche adesso, e che al Quirinale restasse uno di loro.

 

Che poi questa ossessione non ha fondamento, anche perché se si votasse oggi per il Colle, chi può sapere come finirebbe? Siamo sicuri che con una maggioranza di centrodestra in Parlamento il presidente della Repubblica sarebbe un uomo di centrodestra?

 

MANIFESTO DI ENRICO LETTA PRONTO PER L AFFISSIONE

Io non credo. Anzi, dirò di più. Se domani fosse varata una riforma in senso presidenziale, l'uomo che avrebbe maggiori chance di essere eletto non sarebbe né di destra né di sinistra. A chi penso? Beh, è ovvio: a colui che già a gennaio era il più accreditato per l'incarico, ovvero a Mario Draghi, il quale non solo sembra già un po' calato nella parte, tanto da dispensare consigli ecumenici al Meeting di Rimini, ma avrebbe dalla sua la credibilità internazionale per spegnere tutti gli allarmi che quotidianamente vengono diffusi all'estero, l'ultimo dei quali quello del vicepresidente della commissione Ue, Frans Timmermans, ieri su Repubblica.

 

MELONI LETTA

L'aspetto interessante è che si spegnerebbero anche gli incendi che ogni giorno appicca Letta. Infatti, come farebbe il segretario del Pd a parlare di pericolo per la democrazia se al Quirinale ci fosse l'ex capo della Bce? Dopo essersi intestato l'agenda Draghi, sarebbe difficile sostenere che con Draghi ci sia un pericolo fascista. Certo, è vero che a sinistra sono capaci di ogni piroetta, ma questa sarebbe davvero clamorosa.

BERLUSCONI SALVINI MELONI - MEME giorgia meloni enrico letta foto di bacco (2)ENRICO LETTA CON LE PIZZE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…