IL MAXXI DEL MINIMO - LA NOMINA DELLA FATINA MELANDRINA IMBARAZZA TUTTI, A PARTIRE DA LEI STESSA FINO A MONTI - IL PDL GIURA VENDETTA, IL PD TACE, ORNAGHI METTE LE MANI AVANTI: “NON È STRANO CHE UN TECNICO CHIAMI UN POLITICO, SE HO SBAGLIATO, L’ERRORE È MIO” - LA MELANDRI DOVRÀ METTERE SUL PIATTO TUTTA LA SUA ESPERIENZA PER BUSSARE ALLE PORTE DEI RICCONI E RACIMOLARE QUALCHE SPICCIOLO...

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

"Dar partito rottamaaata, dar Piddì riciclataaaa/dar Piddì riciclataaaa". 16 manifestanti dalla Giovane Italia più milanisti che mazziniani: "Oranghi/Ornaghi/era mejo Pippo Inzaghi", 5 poliziotti sbadiglianti, 3 turisti americani affogati nella birra. "What's the problem?". Il Risorgimento di Giovanna Melandri al secondo piano del Ministero dei Beni Culturali è un brano di teatro dell'assurdo. Con una camicia rossa in luogo della giubba e in profonda crisi nella distinzione tra curatore e direttore della Fondazione Maxxi di cui accetta con sventolato sentimento la presidenza: "Sono emozionata", Giovanna va alla guerra in un annoiato pomeriggio di metà ottobre.

Il Pdl l'ha scelta come capro espiatorio per regolare faide non più procrastinabili con Monti. I tecnici che non possono scegliere i politici, la politica in crisi di astinenza che chiede il ritorno al pieno controllo sulle nomine. Tilt da palazzo romano impazzito che fotografano l'alba del vecchio giorno e il tramonto di un esperimento.

Così mentre Gatto e Volpe, Cicchitto e il tenue Gasparri minacciano parlando di "cooptazione vergognosa di cui si discuterà ancora a lungo", Melandri si difende. Fa ricorso al gergo calcistico (userà il termine "ripartenza" per 4 volte), si appella all'inglese: "Ci vuole una public call", "bisogna fare reshaping", ma per dare forma all'assedio: "Sono state scritte inesattezze intollerabili" ringhia rabbiosa, sembrano mancarle i fondamentali. Il Maxxi, commissariato e ora in via di guarigione, non ha un soldo.

Al di là dell'elemosina ministeriale: "Il ministro - vengono informati i 200 cronisti - ha trovato sei milioni", non c'è un'euro. E se Ornaghi, marcato stretto dal portavoce Ferrari: "Abbiamo spazio per sole 3 domande", si assume la piena responsabilità della scelta: "Non è strano che un tecnico chiami un politico, se ho sbagliato, l'errore è mio", a Giovanna, a quanto si capisce, hanno affidato il compito di girare con il cappello in mano. Porta a porta. Dalle Fendi a Benetton, perché "internalizzazione" altro non vuol dire che affido ai privati di ciò che lo Stato non è più in grado di tenere in piedi.

Lo afferma la ragione. Lo rivendicano gli apologeti come Giancarlo Politi di Flash Art: "Chi meglio di Melandri? Lei che può alzare il telefono e parlare con i Della Valle, i Tronchetti Provera... e in perfetto inglese con Gagosian, Saatchi o magari con Soros e Bill Gates?". In attesa di discutere di arte contemporanea direttamente con dio e nel pieno cuneo del modello Colosseo-Tod's, giura Ornaghi, il bel volto di Giovanna sui manifesti è cosa sua. La decisione sarebbe stata presa "il 19 ottobre".

La Melandri conferma non senza sbandare: "Quando qualche settimana fa mi ha chiamato il ministro... volevo dire qualche giorno fa, mi sono sentita onorata". Entrambi glissano sulla solitudine dei numeri primi. Il gelo del Pd. La preoccupata indifferenza di Monti, premier a sua insaputa come già in occasione di Villa Adriana. L'ostilità di Catricalà.

E poi il benestare dell'indiretto parente Salvo Nastasi, ex capo di gabinetto ora agli Spettacoli dal Vivo che liquida la presunte ingerenza con un lapidario: "Questione assolutamente ridicola". In questo momento, Giovanna avrebbe bisogno di tutti. Non trova mai la nota giusta. Né quando tenta di "stemperare il clima" ironizzando sulla ressa/rissa mediatica: "Il primo grande risultato è stato ottenuto", né quando trasforma l'assise in un burocratico salmodiare sulle palanche a cui rinuncia. Quelle di Montecitorio: "mi dimetterò, gli incarichi non sono incompatibili, ma è ora di restituire qualcosa alla politica" e quelle del Maxxi: "che non esistono, prenderò 90 euro all'anno, 30 per ogni Cda".

Nessuna brama "di poltrona", ma "spirito di servizio". Il resto è artistica fuffa sparsa con sapienza: "occasione straordinaria", neologismo d'occasione: "partnerariato", richiesta di improbabile pietà: "Giudichiate solo al termine del mio percorso", denuncia del "clima un po' impazzito del nostro Paese". Più prende coraggio, più spaventa la platea: "Il Maxxi è una Ferrari con il freno a mano tirato".

O anche, in un sussulto di orgoglio: "ci vediamo quando avremo un milione di spettatori, pardon, di cittadini". Un sacrificio, si capisce, davanti al quale sarebbe stato improprio "rendersi indisponibile". Chi meglio di lei? Ornaghi offre il petto: "Melandri ha avuto una legion d'onore e una laurea honoris causa. Io ne ho due, lei ne ha conseguita qualcuna?". La giornalista aveva fatto solo una domanda. Non ride nessuno. Prendi l'arte e mettila da parte. Il maxximo del minimo ha già un titolo.

 

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