COME TI PRESCRIVO LA P3 - LA MELINA DEL PARLAMENTO RENDE INUTILIZZABILI LE TELEFONATE DI VERDINI, DELL’UTRI E COSENTINO

Marco Lillo e Valeria Pacelli per "Il Fatto Quotidiano"

Sono passati tre anni e tre mesi dagli arresti dell'inchiesta P3 e sei mesi dalla richiesta del giudice di Roma al Parlamento di utilizzare le telefonate dei tre parlamentari indagati: Denis Verdini, tuttora senatore Pdl, Marcello Dell'Utri - ex senatore - e Nicola Cosentino, ex deputato Pdl. Il clima delle grandi intese non favorisce la celerità del procedimento. Così le telefonate di altri indagati che parlavano con i parlamentari (53 volte con Verdini e 70 con Dell'Utri) non possono essere usate in giudizio contro di loro.

Dopo avere atteso mesi senza che le due giunte per le autorizzazioni di Camera e Senato si degnassero di dare il loro parere, il Giudice per l'udienza preliminare, Elvira Tamburelli, ieri ha stralciato la posizione dei tre imputati illustri è ha disposto per loro il rinvio dell'udienza al 3 dicembre. La legge non prevede un termine per il Parlamento. Teoricamente la Camera e il Senato possono far prescrivere i reati (i fatti sono del 2009) non decidendo nulla.

Non si esclude una riunione del procedimento dei politici con quello dei comuni mortali, se il Parlamento deciderà entro un mese. Altrimenti i tre politici finiranno il loro giudizio su un binario più lento. Intanto, per gli altri 17 imputati ‘comuni' il processo proseguirà comunque. Il prossimo 17 ottobre il pm Mario Palazzi dovrà ribadire la richiesta di rinvio a giudizio. La speranza del giudice Tamburelli è che nel frattempo le Camere si diano una smossa.

Anche la magistratura non ha brillato in celerità: solo a gennaio del 2012 è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio e la richiesta di autorizzazione per le telefonate è stata inviata il 12 aprile del 2013. Poi la Camera ci ha messo del suo. Per giustificare il ritardo nella decisione su Denis Verdini, il presidente della giunta per le autorizzazioni della Camera, Ignazio La Russa, paventa una sorta di autoconflitto di attribuzione.

Verdini era un deputato all'epoca dei fatti mentre oggi è un senatore. Quale giunta deve giudicarlo? Da buon avvocato e da buon ex collega di partito di Verdini, Ignazio La Russa si appella al rischio di un'interpretazione difforme: "Se per esempio la Camera - spiega al Fatto - dicesse no e il Senato dicesse sì, chi potrebbe stabilire qual è la decisione dell'organo competente? Si può sollevare il conflitto di attribuzione tra Parlamento e governo ma non tra due rami dello stesso potere. E dunque - prosegue La Russa - bisogna giungere a una scelta condivisa. Io ho proposto una riunione congiunta delle due giunte ma non c'è stata unanimità dei colleghi del Senato".

Per Dell'Utri e Cosentino, teoricamente, le cose dovrebbero essere semplici. Il destino del primo sarà deciso dal Senato, dove militava, mentre su Cosentino anche La Russa non ha dubbi: "Certamente siamo competenti noi alla Camera". Il 3 dicembre si terrà l'udienza fissata dal Giudice. Per quella data Camera e Senato saranno riusciti a pronunciarsi? "Penso proprio di sì. Alla prima seduta utile - promette La Russa - metterò all'ordine del giorno la richiesta di Cosentino". Poi, in caso di decisione favorevole, la parola passerà all'aula.

La sensazione è quella di una melina in favore di Verdini e soci. Nell'ultima seduta della Giunta, il 9 ottobre scorso, Giulia Grillo del Movimento 5 Stelle ha fatto notare "è la quarta volta che trattiamo questo argomento ripetendo cose già dette. Questo è un comportamento poco serio". Più prudente l'atteggiamento del Pd che con Anna Rossomando si affida all'intervento della presidenza della Camera Boldrini, per favorire un coordinamento con il Senato. Alla fine anche Dalila Nesci del Movimento 5 Stelle accetta di dare mandato al presidente La Russa di confrontarsi con il Senato purché "la trattazione del caso non sia rinviato oltre la prossima settimana".

Come sembra lontano il 2010. Per settimane allora le prime pagine furono occupate dalle gesta dell'associazione segreta che voleva "condizionare il funzionamento degli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale". Le accuse andavano dall'influenza sulla Corte costituzionale per la decisione sul Lodo Alfano che interessava Berlusconi, all'avvicinamento della Cassazione per l'annullamento dell'arresto di Nicola Cosentino.

Dall'aggancio della Corte di appello di Milano per evitare l'annullamento delle elezioni vincenti di Roberto Formigoni in Lombardia fino al contrasto del candidato del Pdl, avversario di Cosentino e Ernesto Sica, nella corsa per la presidenza della Campania: Stefano Caldoro. Dall'ottenimento di finanziamenti ai politici in cambio di sponsorizzazioni ai progetti delle centrali eoliche in Sardegna all'intervento sul CSM per la nomina dei capi degli uffici giudiziari più importanti.

Per tutte queste vicende molto importanti per il Pdl e per i suoi vertici rischiano di pagare solo personaggi come Pasquale Lombardi o Flavio Carboni che certo non avevano interessi propri nel Lodo Alfano.

Eppure oggi nessuno ricorda più nulla. Nemmeno che il vicepresidente della Giunta del Senato è stato indagato e poi archiviato dagli stessi pm romani in quel procedimento. Aveva partecipato a una riunione del 23 settembre 2009 a casa di Denis Verdini alla presenza di Marcello Dell'Utri. Oggi dovrà decidere, anche sulle loro intercettazioni.

 

BERLUSCONI VERDINI ALFANO INAUGURAZIONE SEDE FORZA ITALIA FOTO LAPRESS MANIFESTAZIONE PDL A VIA DEL PLEBISCITO AGOSTO DANIELA SANTANCHE DENIS VERDINI Marcello Dell'UtriCOSENTINO E ALFANOPASQUALE LOMBARDIFlavio Carboni

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)