giorgia meloni giovanbattista fazzolari andrea orcel alberto nagel

''BASTA CON I BANCHIERI DEL PD'': PIJAMOSE MILANO! – IL DEPUTATO ALLA FIAMMA MARCO OSNATO, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE FINANZE, SVELA LA POSIZIONE STATALISTA DI FAZZOLARI SUL RISIKO BANCARIO: “UNICREDIT E MEDIOBANCA NON HANNO FATTO L'INTERESSE NAZIONALE. IL GOVERNO DEVE INTERVENIRE” – L’OBIETTIVO È DARE L’ASSALTO AL POTERE FINANZIARIO DEL NORD: “A MILANO SI È PERPETUATA UNA GENERAZIONE DI FINANZIERI CHE HA CREATO UN SALOTTO PER POCHI” – “IL FOGLIO”: “DICONO CHE OSNATO SIA IL QUINTINO SELLA DI FDI, L’UNICO CHE COMPRENDE MILANO” (NO, OSNATO E' SOLO IL PAPPAGALLO DI FAZZOLARI...) – IL DAGOREPORT

SAREBBE PURE ORA DI DARE SEPOLTURA A ’STI POTERI FINANZIARI CHE SE NE FOTTONO DI ROMA: ED ECCO L’ASSALTO DI CALTAGIRONE A GENERALI E DI MPS-CALTA-MEF A MEDIOBANCA - IN ATTESA DI PRENDERSI TUTTO, LE MIRE DELLA DUCETTA PUNTANO AD ESPUGNARE ANCHE PALAZZO MARINO: AHÒ, ORA A MILANO CI VUOLE UN SINDACO ALLA FIAMMA! - ALLA FACCIA DEL POTERE GUADAGNATO SOTTO IL DUOMO IN TANTI ANNI DI DURO LAVORO DAI FRATELLI LA RUSSA, IL CANDIDATO DI GIORGIA SI CHIAMA CARLO FIDANZA. UN “CAMERATA” GIÀ NOTO ALLE CRONACHE PER I SALUTI ROMANI RIPRESI DALLE TELECAMERE NASCOSTE DI FANPAGE, NELL’INCHIESTA “LOBBY NERA” - UNA NOTIZIA CHE L’IMMARCESCIBILE ‘GNAZIO NON HA PER NULLA GRADITO…

https://www.dagospia.com/politica/pijamose-milano-ce-vo-l-assalto-fratelli-d-italia-madunina-era-431097

 

Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “Il Foglio”

    

marco osnato

Marco Osnato, presidente della commissione Finanze, di FdI, anche lei vuole una banca? “L’unica cosa che voglio è un mondo della finanza ben regolato, ben vigilato, democratico, di tutti”. […]

 

 Da quando un governo   mette le mani sul risiko bancario? “Le sole mani che il governo Meloni ha messo hanno portato al salvataggio di Mps. Ho però memoria di noti banchieri in fila a votare per le primarie del Pd, ex ministri che svolgono oggi ruoli apicali in istituti bancari”.

 

ALBERTO NAGEL

Si riferisce a Padoan, presidente di Unicredit? “Il suo è un caso evidente, ma non è l’unico”. Conosce l’ad di Mediobanca,  Nagel? “Non lo conosco”. Lei siede nei salotti di Milano? “Non mi siedo, anche perché non mi ricordo di inviti in ‘quei’ salotti”. E’ da  liberali ostacolare l’Ops di Unicredit? Lo farete anche con Mediobanca?  “Il mercato  si autodetermina ma è altrettanto giusto che la politica osservi, commenti, e nel caso intervenga”.

 

 

 

francesco gaetano caltagirone

Osnato, dicono che sia lei il Quintino Sella di FdI, l’unico che comprende Milano, eletto a Milano. Lei è  un liberista, un liberale? Che destra è la vostra destra economica? “Il paragone sarebbe irriverente verso il Ministro piemontese! Non sono un liberista, non sono nemmeno propriamente liberale, ma mi riconosco nell’economia sociale di mercato, un’economia dove al centro dell’azione c’è la persona, la salvaguardia delle fasce meno forti, un’economia sociale che sposa il pensiero della Chiesa cattolica”.

 

In queste ore l’ad di Mediobanca, Nagel, dovrebbe essere ricevuto a Palazzo Chigi, illustrare la sua Ops su Banca Generali, un’operazione definita da analisti, dall’ad di Banca Mediolanum “una bella operazione”.

 

marco osnato giorgia meloni

[…] “ […] Non è abile tutto ciò che perpetua un sistema, come è avvenuto talvolta a Milano, con una generazione di finanzieri che ha ritenuto più di creare un hortus conclusus, chiuso, per pochi e non ha offerto un’opportunità di sviluppo per l’intero paese. Lo dimostra la scarsa capacità di aggregazione delle imprese, rimaste medie e piccole, con banche che si sono iperpatrimonializzate, ma spesso non hanno guardato al mondo delle imprese”.

 

Secondo lei Nagel è l’erede di Enrico Cuccia? “Senza dubbio può essere l’erede per durata di mandato, per il resto mi sembrano profili molto diversi”. Lo sa cosa si dice del vostro governo? Si dice che è un governo “statolatra”, che ha come idolo lo stato, e Giorgio La Malfa, ieri sul Foglio, ha dichiarato che “state facendo male al paese”, che intervenire sull’economia è una vecchia ossessione da comunisti.

 

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

Siete forse la destra della sinistra? “Rispondo a La Malfa, per cui ho rispetto anche perché mio padre era un sostenitore del suo, ma rifiuto questa lettura. Il governo Meloni non è invasivo in economia e non siamo per fortuna ai tempi del Pentapartito. Allora sì che c’erano partiti, tra cui spiccava il Pri di La Malfa, considerati portavoce di interessi economici”.

 

Osnato, il governo “capisce” Milano? “E se invece fosse Milano a non aver compreso se stessa? Milano svolge un ruolo importante nelle dinamiche finanziarie europee tuttavia il salotto di Milano, lo ripeto, ha rappresentato un’opportunità per pochi e non per molti. Milano sta perdendo la leadership del rito ambrosiano, non si rende conto che si sono modificate le strutture sociali. Ha perso per esempio l’occasione col Salva Milano di mantenere alti gli investimenti in città”.

 

giorgia meloni

Non ha risposto alla domanda: il suo è un governo di statalisti? “Intervenire in economia non significa essere statalisti e non è di sinistra, dipende sempre da come si interviene. Conti in ordine, spread basso, recupero di potere d’acquisto. E’ da statalisti o è da governo con i conti in ordine?”.

 

Lei che opinione ha dell’ad di Unicredit, Orcel? “Non lo conosco, ma non mi pare abbia un grande interesse per molte questioni nazionali”. Il problema è Unicredit o è Orcel? “Dico che se un certo mondo della finanza vuole salvaguardare il bene diffuso, se crede in certe operazioni, lo faccia ma lo scopo deve essere quello che dicevamo, ovvero l’interesse nazionale….non solo la remunerazione di pochi o la continuità manageriale”.

 

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

Sta dicendo che Orcel dovrebbe lasciare la guida? “Siamo seri! Figuriamoci se io posso, semmai lo volessi, determinare le sorti di un manager così importante! Sto dicendo che talvolta, a fronte di giusti e legittimi aiuti normativi o fiscali, alcune realtà finanziarie non si sono sempre dimostrate attente al supporto verso interventi di interesse generale”.

 

State cercando di spostare il potere finanziario da Milano a Roma, cercando di favorire la scalata di Caltagirone e Milleri a Generali? “Non c’è un derby Milano-Roma e non esistono i ‘lanzichenecchi al contrario’ ma solo imprenditori seri che operano ormai in scenari globali”.

 

marcello sala

[…]  Torniamo all’inizio.  Dovevate liberarvi di Mps e ora la utilizzate per assemblare il Terzo Polo bancario. E’ la vostra ultima ossessione? “Non ci siamo intestarditi, ma pensiamo che il mercato offra questa opportunità e che sia vantaggiosa per famiglie e imprese”.

 

E’ vero che  l’ex direttore generale  del Mef, Marcello Sala, ha  lasciato perché  in disaccordo con il risiko bancario? “Sala è andato a ricoprire su mandato di Cdp un incarico prestigioso e va a presiedere un’eccellenza come Nexi”. FdI si prenderà la guida della Lombardia? Sarà lei il prossimo candidato? “Alla guida di Mediobanca? Pensavo mi chiedesse questo”. Sarà lei? “A  Mediobanca? Lo escludo… Nagel è più abile!”.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…