nord sud

INVECE DI CIANCIARE SUL “MODELLO MILANO” BISOGNA CHIEDERSI SE NELLE PAROLE DEL MINISTRO PER IL SUD, GIUSEPPE PROVENZANO (“MILANO PRENDE MOLTO DAL RESTO DELL'ITALIA. MA NON RESTITUISCE QUASI NULLA”), CI SIA UN FONDO DI VERITÀ - IL RAPPORTO SVIMEZ DIMOSTRA COME IL CAPOLUOGO LOMBARDO DRENI RISORSE FINANZIARIE E CAPITALE UMANO, CRESCA E SI INTERNAZIONALIZZI, MA SENZA FARE DA TRAINO AL PAESE - E' DIVENTATA "MONOPOLISTA" DI EVENTI, INVESTIMENTI, LAVORO MENTRE IL RESTO DEL PAESE MUORE...

1 - MILANO UN CASO PER IL GOVERNO: «NON RESTITUISCE NULLA ALL'ITALIA»

Andrea Bassi per “il Messaggero”

 

peppe provenzano

Milano prende. E prende molto dal resto dell'Italia. Ma non restituisce quasi nulla. Una città sempre più disconnessa dal resto del Paese. Un'accusa pesante. Tanto più perché arriva dalla bocca di un ministro, quello per il Sud, Giuseppe Provenzano. «Tutti decantiamo Milano», dice parlando proprio nel capoluogo lombardo in un incontro organizzato dalla Fondazione Feltrinelli e dall'Huffingtonpost, «ma non è la prima volta nella storia d'Italia che è un riferimento nazionale. A differenza di un tempo però», aggiunge il ministro, «oggi questa città attrae ma non restituisce quasi più nulla di quello che attrae. Intorno ad essa», sono le parole del ministro, «si è scavato un fossato: la sua centralità, importanza, modernità e la sua capacità di essere protagonista delle relazioni e interconnessioni internazionali non restituisce quasi niente all'Italia. È la sfida che dovremo provare a cogliere».

beppe sala l assedio

 

LA REPLICA

Il sindaco Beppe Sala, anche lui presente all'evento, prova a replicare. «Milano», dice, «restituisce se messa in condizione di farlo». Ma poi ammette che «oggi è vero che Milano sta un po' fagocitando tutta la crescita che il nostro Paese potrebbe meritare. Ma, se mi chiedete da sindaco di Milano se è giusto», prosegue, «dico di no. Mettendomi nei panni delle imprese straniere, qui si sentono rassicurate perché sanno che il sistema funziona». In un post su Facebook il ministro Provenzano in serata, ha provato a correggere il tiro e chiarire il suo pensiero.

 

francesco boccia

«Oggi i giovani talenti che vi sono attratti», ha scritto, «difficilmente restituiscono al Paese l'esperienza professionale e civile che maturano in città. Quanti giovani del Sud che vanno a Milano in cerca di migliori condizioni di vita diventano classe dirigente del Paese? Ho ricordato», ha aggiunto ancora il ministro, «il caso di Raffaele Mattioli, figlio di un commerciante abruzzese che va a Milano e diventa non solo un grande banchiere ma uno degli uomini più importanti della cultura italiana. Un uomo dell'economia e della vocazione politica al più alto livello, e anche per questo autorevole all'estero, che incarnava il superamento della contrapposizione tra Nord e Sud in cui invece ci stiamo avvitando da quasi trent'anni».

 

I NODI

attilio fontana 4

Il punto è anche un altro. L'uscita di Provenzano arriva in un passaggio molto delicato: la richiesta di autonomia delle Regioni del Nord, a partire proprio dalla Lombardia di cui Milano è il capoluogo. Qualche giorno fa il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, ha inviato ai governatori Attilio Fontana e Luca Zaia, la proposta di una legge quadro per dare una cornice al regionalismo differenziato. Solo che il testo messo a punto da Boccia, di fatto, è una inversione ad U sul cammino che Fontana e Zaia avevano disegnato con il vecchio governo, quello a trazione leghista. I tempi del riequilibrio territoriale, sottolineati anche da Provenzano nel suo intervento di ieri, sono in parte già presenti nella proposta di Boccia.

 

LA LINEA

luca zaia

A cominciare dalla necessità di garantire che i servizi erogati siano uguali in tutto il Paese. Che insomma non ci siano cittadini di serie A e di serie B. Una linea che si ritrova perfettamente nelle parole pronunciate ieri da Provenzano, quando ha spiegato che «è essenziale avere una cornice nazionale», e che «scuola sanità e assistenza devono valere allo stesso modo». La proposta di Boccia mette il dito però, anche in un'altra piaga: la necessità di una «perequazione» infrastrutturale. Lo squilibrio tra strade, autostrade, alta velocità ferroviaria, tra Nord e Sud è uno dei tempi centrali da affrontare per ridare prospettive di sviluppo al Mezzogiorno.

 

Ma questa impostazione del governo non piace ai presidenti delle Regioni del Nord che hanno presentato richiesta di autonomia. Tanto che ieri, sollecitato sul tema, lo stesso Fontana si è detto convinto che se le proposte sono queste la verità è che l'autonomia «in fondo non la vogliano fare». La vera partita, insomma, resta quella di un pezzo di Nord che si è convinto di poter fare da solo. Un'illusione perseguita cercando di restituire il meno possibile al resto dell'Italia.

ITALIA - LE DIFFERENZE NORD SUD

 

2 - LA LUNGA CORSA DEL CAPOLUOGO LOMBARDO A DRENARE RISORSE E A TOGLIERE RUOLO A ROMA

Andrea Bassi per “il Messaggero”

 

Drena risorse finanziarie e capitale umano. Cresce e si internazionalizza, ma senza fare da vero traino per il resto del Paese. Il primo pensiero va a Roma, non solo impoverita da un trasloco che nel tempo assomiglia sempre di più a uno scippo. Ma anche indebolita nel suo ruolo di Capitale e come unico centro davvero in grado di mediare e compensare le esigenze dell'intero territorio nazionale.

 

Per capire la questione Milano sollevata dal ministro Giuseppe Provenzano, bisogna leggere l'ultimo rapporto dalla Svimez, l'associazione della quale lo stesso Provenzano è stato vice direttore generale fino alla nomina nel governo. Quella fotografia mostra una parte del Paese che si sta allontanando sempre di più. Un'Italia che si sta spaccando ancor prima che questo processo venga certificato, come vorrebbero i governatori del Nord, dalle autonomie regionali. C'è il lavoro, innanzitutto.

roma

 

Per agganciare i livelli del Centro Nord servirebbe creare 3 milioni di nuovi posti. Ma soprattutto non ci sono più i giovani: la metà degli oltre due milioni di meridionali che hanno lasciato il Mezzogiorno dal 2000 ad oggi hanno meno di 35 anni. Questo determinerà nel giro dei prossimi cinquant'anni se nulla cambia, dice la ricerca della Svimez, la perdita di 5,2 milioni di persone, con la conseguenza di una perdita di quasi il 40% del Pil nel Mezzogiorno. Una parte dei cervelli meridionali sono attratti nei grandi centri del Nord, a partire da Milano.

 

milano roma 4

Una attrazione che deriva anche da uno squilibrio di risorse. Lo sviluppo recente di Milano è avvenuto spesso in assenza e talvolta a danno del resto del Paese, in termini di attrazione e allocazione di intelligenze e risorse. Una città in cui le pulsioni egoistiche che ieri il sindaco Sala ha negato dopo le accuse mosse da Provenzano, sono comunque presenti. L'Expo, finanziato con fondi nazionali ma interpretato più come un successo cittadino che come una vetrina per il Paese. Il salone del libro scippato a Torino grazie alla maggiore forza economica. Le enormi dotazioni finanziarie concesse a progetti come Human Technopole destinati esclusivamente alla città.

 

milano roma 3

IL PUNTO DI FONDO

Ma la domanda, in realtà, è se Milano e il Nord Italia può progredire senza la propulsione del Mezzogiorno. O persino a danno di quest'ultimo. I divari tra Nord e Sud durante la crisi si sono allargati. La Svimez, sempre nel suo ultimo rapporto, ha annunciato che il Sud entrerà in recessione, con un Pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale).

 

Il problema non è soltanto del Mezzogiorno. Rischia di diventarlo per tutto il Paese, anche per la parte più ricca che ancora registra tassi di sviluppo. Il Sud resta un importante mercato di sbocco delle merci prodotte nel Nord. E il mercato interno, in tempi di guerra dei dazi, è destinato ad assumere peso crescente. La forza trainante di Milano resta troppo debole per portarsi dietro il resto del Paese.

 

milano roma 2

La tentazione di «scavarsi un fossato attorno», come ha detto ieri il ministro Provenzano, può essere forte. Ma senza l'Italia e senza un centro che faccia da camera di compensazione, come Roma, rischia, come ha ricordato l'economista Gianfranco Viesti in un suo articolo, di ritagliarsi il ruolo come quello di un cantone Svizzero. Molto ricca ma che conta molto poco. E forse non è un bene nemmeno per Milano stessa.

 

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