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“LE ONG SONO LIBERE? PORTINO I MIGRANTI SALVATI IN ALTRI PAESI UE” – MINNITI, INTERVISTATO DA "MI-JENA" GABANELLI, SFIDA LE ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE DEL MEDITERRANEO: "È UN' IPOCRISIA DIRE: SALVO UNA VITA IN MARE, MA CHE FINE FA POI QUELLA VITA È UN PROBLEMA SOLO DELL'ITALIA” – LA LIBIA? L' IDEA DI UNA STABILIZZAZIONE MILITARE È UNA DRAMMATICA ILLUSIONE" - IL CONSIGLIO AI FAN DI VASCO

Milena Gabanelli per il Corriere della Sera

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L' immigrazione è l' emergenza nazionale numero uno; su cosa fare c' è almeno un punto sul quale i partiti sono tutti d' accordo?

«No, non c' è! Ma poiché è una questione che impatterà con gli equilibri democratici dell' Italia e dell' Europa, io mi comporto come se ci fosse. Anche se so che è come fare un triplo salto mortale senza rete», risponde Marco Minniti, ministro dell' Interno.

 

Nel dopo Gheddafi, lei è il primo ministro che va a trattare con fazioni e tribù per bloccare le partenze verso l' Italia. Quanto stiamo pagando?

«Al momento 200 milioni dalla Ue e 200 dall' Italia, ma aumenteranno perché il confine sud della Libia è il confine sud dell' Europa, ed è su quel terreno che si contrasta il traffico di esseri umani e terrorismo».

 

Non avrebbe più senso allora concentrare lì tutte le risorse, invece di trattare su tanti tavoli?

«Se vuoi fermare le partenze occorre fare sì che il governo libico prenda il controllo delle acque territoriali, e quindi formiamo la guardia costiera a nord e rimettiamo a posto le loro motovedette. Poi devi stroncare il traffico di esseri umani, che è un' industria aberrante e armata, che però produce e distribuisce reddito, e quindi bisogna pensare ad un circuito economico alternativo».

 

GABANELLIGABANELLI

Cosa intende per circuito alternativo?

«Faccio un esempio: la carovana che arriva dal sud della Libia deve passare attraverso numerosi check point, ed è probabile che paghi un dazio.

Per rendere questo sconveniente dobbiamo addestrare e pagare anche le guardie di frontiera al Sud, e su questo abbiamo fatto un accordo con i ministri dell' Interno di Libia, Niger e Ciad».

Ma le guardie di frontiera sono intrecciate con tutte le fazioni e non rispondono solo ad Al Serraj con cui parlate voi.

«Lo sappiamo, ma lui controlla la Tripolitania da dove partono i flussi, e comunque stiamo parlando anche con tutti gli altri, visto che l' idea di una stabilizzazione militare è una drammatica illusione. L' unica strada è quella di un "rammendo" sul territorio».

 

La fa Minniti da solo questa opera di «rammendo»?

«In questo contesto contano molto i rapporti personali, ma non sono solo, ho a fianco il governo e un investimento Ue».

 

Quale investimento?

«La scorsa settimana io e il mio collega tedesco abbiamo mandato alla Commissione europea la richiesta congiunta di intervento finanziario significativo per il controllo dei confini del sud. L' Italia farà da apripista con il Mediterraneo centrale, così come la Germania ha fatto con la Turchia. È la prima volta che succede questo».

MINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIAMINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIA

 

In Turchia si tratta solo con Erdogan, in Libia comandano in tanti, inclusi i trafficanti...

a meno di pagarli uno per uno.

«Non c' è bisogno di arrivare a questo. Abbiamo portato le 3 tribù più potenti del Sahara a fare la pace dopo essersi combattute per anni. Dopodiché mi è nota la fragilità di quell' accordo, ma l' alternativa qual è? Se qualcuno ce l' ha la metta in campo, e mi misurerò con quella. Intanto poche settimane fa Unhcr ha aperto alla Libia, e con i 90 milioni della Commissione europea, l' accoglienza verrà dirottata lì».

Tutta l' Africa subsahariana è in movimento; augurandoci di fermare le partenze dalla Libia, i flussi poi si sposteranno sulle coste egiziane, e al Cairo non abbiamo un ambasciatore.

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«Sull' Egitto bisogna prima arrivare ad una piena cooperazione giudiziaria fra Roma e Il Cairo per trovare la verità sulla vicenda Regeni. Mi auguro che i rapporti diplomatici riprendano presto perché l' Egitto è un cruciale, sia nei rapporti con la Libia, sia per l' immigrazione, sia per il terrorismo».

 

Parliamo dell' oggi: per le attività di soccorso al largo delle coste libiche sono nati sospetti che alcune Ong possano avere legami con i trafficanti e ci sono indagini aperte. Lei che idea si è fatto?

«L' idea che bisogna aspettare le conclusioni, senza generalizzare o sottovalutare. Intanto la commissione Senato ha prodotto un documento che verrà tradotto in un progetto operativo su come le Ong dovranno coordinarsi con la nostra guardia costiera».

 

Tante navi di nazionalità diverse (Panama, Malta, Paesi Bass, Belize) operano soccorsi in quella zona, ma tutte sbarcano i migranti in Sicilia, è un problema?

«Io vorrei che una nave, una soltanto, si dirigesse in un altro porto europeo, certo non risolverebbe i nostri problemi ma sarebbe il segnale di un impegno solidale dell' Europa. Io mi batterò per questo, perché è inaccettabile separare il momento del soccorso da quello dell' accoglienza, ed è un' ipocrisia dire: salvo una vita in mare, ma che fine fa poi quella vita è un problema di un solo Paese. L' Italia».

 

Negli ultimi 2 anni sono nate Ong che di mestiere fanno soccorso. Nelle pieghe della solidarietà si muove anche altro?

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«Non do giudizi se non fondati su fatti; dovremmo però comprendere che la questione dei grandi flussi migratori impatta in modo molto forte sia sui sentimenti che sulla stabilità di un Paese. Le due cose vanno governate con scelte strategiche».

 

In Italia sbarcano migliaia di persone, il 30% in più rispetto al 2016. Il sistema dell' accoglienza si appoggia tutto sul terzo settore, e non funziona. Non sarebbe ora di fare la scelta strategica di una gestione pubblica della prima accoglienza?

«Abbiamo puntato sulla ripartizione dei flussi in piccoli gruppi che mandiamo ai Comuni in proporzione al numero degli abitanti, la gestione è affidata solo ad associazioni scelte con requisiti stringenti e piccoli appalti, per evitare infiltrazioni della criminalità. Abbiamo accorciato i tempi da 2 anni a 6 mesi per stabilire chi ha diritto a restare e chi no, e ridotto da 4 a 3 i gradi di giudizio».

 

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Le riconosco di aver migliorato le cose, ma la sostanza non cambia. Ogni giorno ne arrivano mille e non sapete dove metterli, li stipate qua e là per le impronte digitali e una visita medica, poi li disperdete nei Comuni sapendo che un 60% dovrà essere rimpatriato, con il rischio che molti di loro spariscano nel nulla. Io credo che la prima accoglienza debba essere gestita dal pubblico nei suoi numerosi immobili, senza pagare affitti a terzi. E avviare lì dentro il processo di identificazione, corsi di lingua e formazione, assumendo personale specializzato. Trascorsi i 6 mesi, solo chi ha diritto alla protezione viene affidato ai Comuni. Non crede che ci sarebbe un miglior controllo, meno difficoltà di inserimento sul territorio, oltre ad essere un' opportunità di lavoro anche per noi?

«Il suo è un modello razionale ma troppo costoso, e il contributo dell' Europa su questo non è all' ordine del giorno. Per me è più importante che l' Europa si spenda dall' altra parte del Mediterraneo. Se non ce la faremo a fermare i flussi, allora ne riparleremo».

 

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L' attentato al concerto a Manchester cos' ha di diverso rispetto a quelli di Nizza, Stoccolma, Londra o Berlino?

«Quelli erano atti di terrorismo a prevedibilità zero, mentre a Manchester per la prima volta un attentato viene fatto con esplosivo, ed è parte di un network europeo organizzato, con un link diretto con la Libia. Questo significa che la minaccia non è confinata all' Inghilterra».

 

Su questo cosa avete deciso al G7?

«I 7 grandi stanno lavorando con i grandi provider per trovare delle soluzioni di controllo con dei warning più efficaci: il reclutamento di radicalizzati, pazzi e psicolabili di tutto il mondo avviene attraverso il web».

 

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Come vi state organizzando per i grandi concerti estivi?

«Subito dopo Manchester abbiamo fatto una direttiva per la gestione degli eventi: gli organizzatori sono chiamati ad avere degli steward s per gestire gli ingressi con le forze di polizia e mettere in campo tecnologie. Sono procedure complesse da adattare caso per caso. Sono 1.700 gli appuntamenti estivi: naturalmente il faro è puntato sul concerto di Vasco Rossi, ma senza allarmismi».

 

Quale comportamento consiglia ai fan?

«Ai 220 mila fan dico: andate al concerto e coordinatevi senza insofferenze con le forze di polizia, dateci una mano, perché quando l' Italia viene considerata un Paese in grado di sostenere sfide importanti sul piano della sicurezza, accresce la sua credibilità internazionale» .

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