marco minniti e matteo renzi

“FAREI PARTE DI UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE PURCHE’ CI SIA IL PD” - MINNITI RIVELA L’OVVIO SUL FUTURO INCIUCIONE CON BERLUSCONI E I RENZIANI S’INCAZZANO: “NESSUNO DI NOI SI SOGNA DI DIRE UNA COSA DEL GENERE, EVIDENTEMENTE LUI PENSA GIÀ AL DOMANI, VUOLE CONTINUARE A STARE AL VIMINALE…”

Carlo Bertini per “la Stampa”

MATTEO RENZI E MARCO MINNITI

 

Come un fulmine a ciel sereno, Marco Minniti squarcia il velo di ipocrisia che ha circondato finora la linea ufficiale del Pd del «mai con Berlusconi»: e apre una crepa gigantesca, alimentando la vulgata di un solco profondo tra lui e Renzi dopo il caso delle candidature, malgrado i due vadano da giorni a braccetto sulla scena. Il titolare dell' Interno, stimolato da Vespa, benedice un governo di larghe intese. «Farei parte di un governo di unità nazionale? Assolutamente sì, purché ci fosse anche il mio partito».

 

Minniti insomma certifica quel che tutti pensano, mettendoci la faccia: senza aver concordato quest' uscita con Renzi. Che ci resta di sale, visto che da giorni lui va sbandierando la linea opposta. «Champagne per brindare a un incontrooo...», canticchia mentre arriva negli studi di Quinta Colonna. E continua così dopo aver ascoltato la domanda dei cronisti su Minniti.

MARCO MINNITI E MATTEO RENZI

 

Un dribbling che certifica il gelo totale. «Ora siamo in piena competizione elettorale - dice candidamente Minniti - ma dal 5 marzo la partita è nelle mani solide ed equilibrate del presidente della Repubblica e spetterà a lui dare una soluzione alle grandi questioni che si porranno».

 

Come a dire, per convenzione tutti sono ora sono obbligati a dire no alle larghe intese, ma la verità è un'altra. Con una chiosa: «C'è un momento in cui si discute, ad esempio sulle liste, e poi c'è la partita elettorale in cui si combatte per il consenso e lo si fa insieme. La leadership è di Renzi, io non gli ho rimproverato niente, ho solo espresso una mia opinione nota».

 

MATTEO RENZI E MARCO MINNITI

Il ministro non finisce neanche di pronunciare le sue frasi, rilanciate immediatamente dalle agenzie, che i cellulari dem già ribollono. «Nessuno di noi si sogna di dire una cosa del genere, evidentemente lui pensa già al domani, vuole continuare a stare al Viminale, e pianta una bandierina per comunicarla ai possibili partners», è il commento più benevolo che si coglie tra i renziani.

 

Infuriati anche perché stavano cominciando a respirare e si ritrovano di nuovo nel frullatore dopo aver passato la via crucis dei fatti di Macerata, pagati a caro prezzo nei sondaggi interni, che ieri sera malgrado tutto certificavano una lieve crescita del Pd (e anche dei grillini, al lordo del caos rimborsi).

 

LUCIANO NOBILI CON GIACHETTI

Renzi giocoforza non può dire una sillaba né a favore né contro il suo portabandiera di questi giorni, portato in palmo di mano malgrado tutto. Mentre Minniti deposita questa perla, tracciando la via del governissimo nello studio di Vespa, lui sta omaggiando il candidato gentiloniano Luciano Nobili della sua presenza ad un aperitivo elettorale. Di lì a poco da Del Debbio a Quinta Colonna se la cava con una battuta.

 

«Ci spiega la linea del presidente Minniti sull' immigrazione?», è il lapsus freudiano di Del Debbio. «Si è avvantaggiato...», ci scherza su Renzi. Del resto gli uomini del segretario provano a gettare acqua sul fuoco. «Tranquilli, quando lui non sopporta qualcuno certo non se lo porta in tivù: e domenica invece gli ha chiesto di andare insieme dalla Annunziata».

GENTILONI BOSCHI RENZI

 

Se è vero che Renzi lo incita ad andare in tivù, certo non gli fa piacere sentire dire a Minniti il rovescio di un ritorno alle urne in caso di stallo. «Minniti ha detto con un pelo di sincerità in più ciò che non si può ammettere», tagliano corto i renziani più smaliziati.

 

E se caldeggia un prosieguo di Gentiloni a Palazzo Chigi, nulla questio, perché è «chiaro che se nessuno vince va avanti il governo che c' è, nel caso non vi sia alcuna possibilità di formare una maggioranza». Certo, basta gettare qualche sonda nel cerchio stretto del leader per preconizzare maretta a due settimane dal voto, con una resa dei conti già anticipata. «Quando si faranno i gruppi parlamentari si vedrà che contano più quelli delle interviste...».

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?