NON DIRE GATTO SE NON L’HAI NEL SACCO(MANNI) – LA MISSIONE IMPOSSIBILE DEL PDL: FAR FUORI IL MINISTRO IMPOSTO DA DRAGHI A LETTA-NAPOLITANO

Alberto D'Argenio per "La Repubblica"

«Gli attacchi del Pdl a Saccomanni devono cessare subito, oltretutto non tengono conto dell'estrema difficoltà del lavoro di equilibrio che deve svolgere su scala internazionale». Enrico Letta fa da scudo umano al suo ministro.

Che Saccomanni sia intoccabile Letta lo ripete ogni giorno ai suoi collaboratori commentando i sempre più frequenti attacchi che gli riservano i falchi del Pdl. Anche perché la battaglia sull'ex Bankitalia è più ampia, come sottolinea Dario Franceschini: «Chi attacca lui attacca il governo».

Una lettura che viene confermata da un ministro del Pdl che preferisce parlare sotto anonimato per non agitare ulteriormente le acque nel partito: «Saccomanni è la valvola di sfogo perfetta per mandare in fibrillazione il governo, lo attaccano per pura scelta politica visto che al momento è alla ricerca di soluzioni su Imu e Iva e non ha ancora fatto nulla di negativo che gli abbia fatto meritare una simile pressione».

Valvola di sfogo, o ultima trincea. È sull'economia che i falchi come la Santanchè o Verdini sperano di far cadere il governo. Torneranno alla carica già domani, quando Berlusconi rientrerà a Roma per tenere a rapporto dopo due settimane di assenza lo stato maggiore del partito. E dunque è su Saccomanni che si concentrano gli attacchi. Un bersaglio perfetto, il crocevia delle decisioni che possono premiare o meno le promesse elettorali del Cavaliere sull'Imu, un ministro tecnico più facile da mandare al macello rispetto a uno politico.

Una sensazione condivisa da chi lavora con Saccomanni, che giudica le bordate del Pdl come «lo sfogo che il Pdl può offrire al proprio elettorato». È per questo che Letta lo difende a spada tratta, che lavora passo passo con lui tanto che a Palazzo Chigi ormai ci scherzano sopra: «Enrico vede e sente Fabrizio più che sua moglie».

E la situazione crea imbarazzo anche ad Alfano, che inutilmente sta cercando di far cessare gli strali contro il titolare di Via XX Settembre dei vari Gasparri e Cicchitto. Ci riproverà domani e mercoledì riunendo i gruppi parlamentari Pdl in presenza dei ministri pidiellini. Ieri a un collega di governo del Pd curioso di sapere cosa stesse succedendo nel partito, il vicepremier confidava che «si tratta di attacchi insensati e puramente politici».

Ed è anche per questo che Alfano la scorsa settimana ha portato all'attenzione di Palazzo Chigi e del Tesoro il piano del Pdl per abbattere il debito pubblico, «per deviare l'attenzione e far abbassare i toni su Saccomanni».

E a confermare che le critiche al responsabile dei conti pubblici siano più che altro di matrice politica è anche Paolo Romani, non certo uno morbido nei confronti del governo, per il quale «serve un maggior approfondimento all'interno del partito sui temi economici per poi confrontarci con una nostra posizione con l'esecutivo: criticare prima è quantomeno inusuale».

D'altra parte è evidente che il governo in autunno possa cadere proprio sulle tasse, che lo scontro tutto interno al Pdl tra falchi e colombe si possa decidere proprio nei rapporti di forza sulla politica economica. E che Imu e Iva siano foglia di fico perfetta per nascondere un'eventuale sterzata antigovernativa di Berlusconi dettata dai suoi guai giudiziari, lo ha dimostrato il caos scoppiato ieri dopo che Repubblica aveva pubblicato l'ipotesi di un inasprimento dell'Imu sui villini per abbassarla sulle altre abitazioni.

Da Palazzo Chigi per tutta la mattina hanno tenuto sotto controllo le dichiarazioni che arrivavano dal Pdl. Cicchitto che accusava Saccomanni di non governare misteriose "forze
oscure" del suo ministero che in combutta con Ue e Fmi vorrebbero il male dell'Italia, Gasparri che senza mezzi termini diceva «con Saccomanni non si va da nessuna parte», Quagliariello che lo accusava di voler fare «il gioco delle tre carte», Schifani che invocava a gran voce una smentita.

Che dopo pranzo è arrivata. E da Palazzo Chigi, non dal Tesoro, il cui comunicato è uscito successivamente. «Vista l'originale composizione del governo anche la polemica politica diventa originale, noi non ci intromettiamo nel dibattito dei partiti ma in giornata l'andazzo stava diventando pericoloso, la situazione poteva sfuggire di mano», spiegava una fonte vicina al premier.

Già, perché questa volta anche le colombe del Pdl erano pronte a far sul serio, come faceva capire il ministro Quagliariello dicendo che «una soluzione di abbattimento graduale dell'Imu la possiamo anche accettare, ma se la togli dalla casa e la carichi sulle villette, tipicamente possedute da gente che vota per noi, non ci stiamo proprio».

Da qui la smentita del governo, con Letta infastidito da quello che Franceschini non esita a chiamare «un doppio binario che il Pdl ci propina continuamente, uno scollamento tra il dibattito politico e ciò che poi il governo fa. Il tutto per una partita interna al Pdl».

Si prospetta dunque una lunga e calda estate, periodo perfetto per far divampare le polemiche, ed è per questo che Letta e Saccomanni proveranno a risolvere il nodo Imu prima delle vacanze, che altrimenti anziché relax regalerebbero polemiche. Un lavoro nel quale il ministro è affiancato dai suoi vice Fassina (Pd) e Casero (Pdl): saranno loro a dover trovare la sintesi politica tra le diverse soluzioni opzioni sul tavolo per chiudere la partita.

 

saccomanni-draghi LETTA E napolitano Giorgio Napolitano e Enrico Letta LETTA E SACCOMANNI Super Dario FRANCESCHINIDANIELA SANTANCHE DENIS VERDINI Fabrizio Cicchitto

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