MALI-MORTACCI VOSTRI! - AVETE GODUTO NEL DEPORRE GHEDDAFI? E MO CIUCCIATEVI AL QAEDA! LE MITRAGLIATRICI CHE HANNO ARMATO I JIHADISTI ARRIVANO DAGLI ARSENALI DELL’EX REGIME LIBICO DIVENTATI, GRAZIE AI RIBELLI, UN “BENE RIVOLUZIONARIO” - AL RESTO CI HANNO PENSATO TRAFFICANTI REGIONALI E INTERNAZIONALI, CONTATTATI PER OTTENERE EQUIPAGGIAMENTO PIÙ SOFISTICATO COME VISORI NOTTURNI E APPARATI DI COMUNICAZIONE IPERTECNOLOGICI…

Guido Olimpio per il "Corriere della Sera"

Mokhtar Belmokhtar, l'intoccabile, sospettato di essere coinvolto nella presa di ostaggi a Amenas, Algeria, ha fatto la spesa per bene. Nel marzo di un anno fa, informatori maliani hanno segnalato il suo viaggio in un'oasi libica dove ha incontrato dei commercianti speciali. Un po' di trattative, poi l'intesa e se ne è tornato indietro, verso la zona d'operazioni, con le armi ben oliate e mezzi in ottimo stato. Belmokhtar, capo della Brigata qaedista definitasi «coloro che firmano con il sangue», ha fatto ciò che aveva promesso un anno prima in un'intervista: «E' naturale per noi rifornirci con quello uscito dagli arsenali libici».

E il terrorista, noto per le sue connessioni con il mondo del contrabbando - era il suo vecchio lavoro - si è servito di questo gigantesco mercato a cielo aperto. Una realtà che si è sviluppata in diverse località, remote ma ben vicine alle aree di conflitto. Con la sconfitta di Gheddafi, i depositi sono diventati «un bene rivoluzionario» e le diverse milizie hanno tenuto una parte del materiale rivendendo il surplus. Enorme.

I servizi di sicurezza americani, francesi e italiani, in questi mesi, hanno indicato alcune delle rotte dei trafficanti. La prima ha come perno l'oasi libica di Gadames, al confine con Algeria e Tunisia. E' strategica, serve molti clienti, è tra le preferite dei qaedisti, anche tunisini. Da Bengasi si dipana quella che rifornisce, via Egitto, i palestinesi nella striscia di Gaza. Attiva come non mai, spedisce sopratutto razzi.

Quella «centrale», che ruota attorno a Sebha e Mourzuk, sfrutta la vecchia via del sale. Infine nel Sud-Est il quadrante di Kufra. Qui arrivano e agiscono intermediari locali e i loro «colleghi» provenienti dal cuore dell'Africa. Indaffarati, ovviamente, i tuareg. Quelli di credo islamista e i laici del movimento Azawad. Tanti di loro avevano militato nell'esercito libico e se ne sono andati quando hanno capito che per il raìs era finita.

Ma non hanno rinunciato ai loro sogni di indipendenza nel Mali e li hanno alimentati portandosi dietro un po' di armi. Poi, grazie ai contatti, ne hanno procurate altre finite spesso alle fazioni jihadiste, dal Mujao Aqim, oggi impegnate negli scontri con la Francia. Un flusso sviluppatosi per fasi con il crescere della tensione nel Sahel.

Chi segue il trend dei fucili ha evidenziato almeno tre fasi. La prima è, appunto, quella che si è sviluppata dopo il crollo del regime gheddafiano. E' in questo modo che agli islamisti sono arrivate le mitragliatrici russe ZSU, i lanciarazzi di tipo katyuscia, cannoni senza rinculo, mortai, probabilmente qualche missile antiaereo Sam 7, munizioni in quantità. Grazie ai rifornimenti i ribelli hanno potuto lanciarsi nella campagna di conquista mettendo in fuga il disastrato esercito maliano.

Che ha abbandonato il Nord lasciandosi dietro veicoli blindati, mezzi, scorte che hanno finito per rafforzare i loro nemici (è la seconda fase). E l'armamento di Al Qaeda è cresciuto ancora. Poi, quando si è iniziato a parlare di un intervento dell'Onu, i terroristi hanno dato vita alla terza fase. Trafficanti regionali e internazionali sono stati contattati per ottenere equipaggiamento più sofisticato. In alcune capitali africane si sarebbero svolte trattative serrate mentre altri emissari sono tornati sul mercato libico. I qaedisti hanno chiesto visori notturni e apparati di comunicazione adeguati per coordinare azioni veloci.

In questi giorni i ribelli hanno mostrato di cosa sono capaci. Lasciate le posizioni più esposte, ne hanno attaccate altre a centinaia di chilometri di distanza attraversando confini segnati sulle mappe ma inesistenti per i terroristi transnazionali.

Anche perché molti governi fanno poco per fermarli. I francesi bombardano gli islamisti a nord, loro sbucano a sorpresa a ovest. Infiltrazioni dalla Mauritania nel Mali occidentale, incursioni nel Sud della Tunisia, il colpo di mano nell'Est dell'Algeria con decine di persone nelle mani di Al Qaeda. Una dispersione che è anche moltiplicazione delle «Kataeb», le brigate, feroci quanto temprate da anni di vita in una terra poco ospitale.

Fondamentali per questi movimenti i mezzi. Una volta i predoni del deserto si lanciavano nei loro raid a dorso di cammello. Resistenti, veloci, adattabili. Oggi si affidano ai camioncini di marca giapponese, i robusti pick up della Toyota, e a qualche jeep. A bordo di questi mezzi sono capaci di compiere lunghi tratti, quasi che filassero su un'autostrada inesistente. Invece percorrono le vecchie carovaniere che solo in apparenza sono lisce.

Ex ostaggi hanno raccontato che gli estremisti coprono anche 800 chilometri in un giorno. Usano Gps o le stelle per orizzontarsi, hanno inventato sistemi empirici per ritrovarsi in caso che una delle jeep perda il contatto, i loro autisti sanno come tenere insieme questi muli su quattro ruote.

Rispetto al passato, i qaedisti hanno lavorato anche sui veicoli aggiornandoli tenendo conto dell'esperienza libica. E' aumentata la potenza delle bocche di fuoco installate a bordo, sono state accresciute le scorte ed è stato ampliato il parco macchine grazie ai pick up acquistati oltre confine. Certamente le colonne jihadiste possono essere prese di infilata dai raid di elicotteri ma, al tempo stesso, possono trasformarsi in «nidi di vespe». L'ultimo sciame, composto da 15 camionette, ha investito il sito Bp ad Amenas.

 

 

Mokhtar BelmokhtarMokhtar Belmokhtar Mokhtar Belmokhtar guerra maliguerra maliguerra malimali mali guerra washington

Ultimi Dagoreport

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…