cina trump

IL MONDO È BIPOLARE (E L’EUROPA VA A RAMENGO) - TRA CINA E AMERICA SCOPPIA LA PACE SUI DAZI: LA STRATEGIA DEL PUZZONE HA FUNZIONATO, PECHINO SI IMPEGNA A COMPRARE PIÙ MERCI AMERICANE E A RIDURRE IL DEFICIT COMMERCIALE - ORA LA CINA POTRÀ RISPETTARE QUEST’ACCORDO SCEGLIENDO DI IMPORTARE PIÙ MERCI AMERICANE E MENO EUROPEE…

 

1. TRA CINA E AMERICA, CHI PERDE È L’EUROPA?

Dall’articolo di Federico Rampini per ‘la Repubblica

 

donald trump xi jinping mar a lago

(...) Il tema della partita di giro si ripropone per le ripercussioni sull’Europa. Una scorciatoia con cui i cinesi possono soddisfare Trump è intervenire sulla composizione delle loro importazioni: per esempio comprando Boeing anziché Airbus. Questo non farebbe della Cina un mercato più aperto, né farebbe dell’economia globale un sistema più equo. Solo sostituirebbe prodotti americani a quelli europei. C’è uno scivolamento verso una logica bilaterale tra Usa e Cina. Ma più ci si allontana dal multilateralismo, e si depotenzia il tribunale del commercio mondiale (Wto), più perderanno i Paesi piccoli con meno potere contrattuale. (...)

 

 

 

2. TREGUA SUI DAZI FRA USA E CINA WASHINGTON SOSPENDE LE SANZIONI

Francesco Semprini per la Stampa

 

Gli Stati Uniti sospendono l' adozione dei dazi nei confronti della Cina all' indomani dell' intesa raggiunta tra Washington e Pechino su un riequilibrio dell' interscambio della bilancia commerciale.

 

trump e xi jinping alla citta proibita piazza tien an men

Un segnale con cui l' amministrazione esalta il successo nel voler "rimettere in riga" il Dragone in materia di scambi. Rimane tuttavia un' interrogativo: che fine ha fatto la quota di 200 miliardi di dollari di cui doveva essere decurtato il deficit commerciale americano che Donald Trump aveva stabilito come condizione imprescindibile per evitare misure coercitive? Nello scarno comunicato di sabato della Casa Bianca, una ventina scarsa di righe, non se ne fa menzione.

 

Né l' amministrazione ne ha fatto riferimento nelle ore successive alla divulgazione della nota. Certo, si parla di «costruttive consultazioni», dell' individuazione di «misure efficaci per ridurre in modo sostanziale il deficit commerciale degli Usa nello scambio di merci». Si conferma l' impegno cinese in «rilevanti modifiche a leggi e regolamenti interni» per la protezione della proprietà intellettuale, compresa la controversa normativa sui brevetti.

 

donald trump xi jinping

Si assicura che la Cina aumenterà significativamente gli acquisti di merci e servizi Usa «per soddisfare le necessità del crescente consumo cinese e quelle di uno sviluppo economico di alta qualità». E che questo «contribuirà a sostenere la crescita e l' occupazione negli Stati Uniti», riferisce la Casa Bianca al termine del negoziato appena concluso nella capitale Usa.

 

Addirittura si dice che «entrambe le parti hanno concordato significativi aumenti nell' export agricolo ed energetico Usa», ma i 200 miliardi di dollari di riduzione del disavanzo a stelle e strisce sembrano scomparsi dai radar dell' amministrazione Usa. Eppure alla vigilia della fine dei lavori tra le due delegazioni che si sono svolti la scorsa settimana a Washington era stato lo stesso Larry Kudlow, numero uno del Consiglio economico nazionale ad affermare che la Cina si è offerta di incrementare «di almeno 200 miliardi di dollari» l' acquisto di "made in Usa".

 

Un vero successo visto che il passivo di bilancio commerciale americano con la Cina ammonta a 370 miliardi di dollari all' anno. Salvo poi sentire lo stesso zar economico della Casa Bianca, messo alle strette durante i consueti salotti televisivi domenicali, dire che i 200 miliardi di dollari erano «una stima preliminare approssimativa» usata da entrambe le parti per negoziare. Un numero simbolico, che «interessava di più il presidente - dice -, ma non ha mai significato" che un accordo di quella magnitudo sarebbe stato imminente».

 

donald trump xi jinping

Come dire, si è puntano alto per portare a casa qualcosa di sicuro. Strategia che sembra confermata dal segretario al Tesoro Steve Mnuchin: «Abbiamo obiettivi ben precisi, ma non starò qui a enunciarli. Variano da settore a settore». Ciò che è importante, dice il ministro è che «abbiamo messo la guerra commerciale in stand-by», confermando la sospensione dei dazi Usa da 150 miliardi di dollari così come quelli cinesi. La conferma giunge da Liu He, vice premier cinese e capo delegazione nella capitale americana: «Entrambi abbiamo evitato un conflitto».

 

C' è chi, non solo tra i dietrologi, è convinto, però, che in ballo ci sia molto di più, ovvero il vertice tra Trump e Kim Jong-un. Pechino, che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel far ravvedere il giovane leader sui programmi balistico e nucleari di Pyongyang, avrebbe dato la garanzia di portare il presidente nordcoreano a Singapore il 12 giugno, in cambio di un ammorbidimento delle pretese americane in materia di commerci.

Per averne conferma potrebbero servire pochi giorni.

 

 

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