“L’INFANZIA DI GESU’” SENZA BUE E ASINELLO, CHE INFANZIA E’? - IL NUOVO LIBRO DEL PAPA FA CAPIRE, E BENE, PERCHE’ ORMAI LA CURIA DEI BERTONE HA PRESO POSSESSO DEL VATICANO: PIU’ CHE DEI CORVI A RATZINGER INTERESSA LA TEOLOGIA, LO STUDIO ANZICHE’ GLI APPALTI - IN MEZZO AI CORVI FINO AL 15 AGOSTO BENEDETTO XVI HA AVUTO UN PENSIERO PREVALENTE: FINIRE DI SCRIVERE L’ULTIMO VOLUME DELLA SUA TRILOGIA SU GESÙ DI NAZARETH….

Marco Politi per il "Fatto quotidiano"

Sotto l'albero di Natale papa Ratzinger mette il suo libro su L'infanzia di Gesù. Il racconto della nascita di Cristo nella mangiatoia, ma senza il bue e l'asinello. Perché "nel Vangelo non si parla qui di animali". Ma niente paura. Come in una favola allegorica tutto viene recuperato dal pontefice e così i due animali, così cari ai bimbi di tutto il mondo, vengono riletti come simbolo dell'umanità intera - ebrei e pagani - china sul Salvatore nato nella povertà.

È stato un anno drammatico il 2012 per il pontificato: è esploso lo scandalo della corruzione negli appalti vaticani, è stato decapitato il vertice dello Ior, il Vaticano non è entrato per mancanza di trasparenza finanziaria nella "lista bianca" Moneyval del Consiglio d'Europa. C'è stato il tradimento del maggiordomo ed è emerso il malumore di vasti settori della Curia nei confronti del Segretario di Stato Bertone... e in tutto questo uragano fino al 15 agosto Benedetto XVI ha avuto un pensiero prevalente: finire di scrivere l'ultimo volume della sua trilogia su Gesù di Nazareth.

Il libro (edito da Rizzoli e la Libreria editrice vaticana) conquisterà lettori come i precedenti per il suo stile affettuosamente colloquiale e il suo ripercorrere le storie che per duemila anni hanno nutrito fede, cultura e arte del cristianesimo. Ma soprattutto perché Ratzinger chiama direttamente la massa dei credenti a interrogarsi sulle storie del Vangelo: "È vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo?". Dopo il 2010, mentre la Chiesa faticava a fare i conti con lo scandalo degli abusi sessuali, qualche cardinale straniero sospirava: "Speriamo che il Papa non scriva un altro libro su Gesù".

Invece Benedetto XVI si è gettato a capofitto nell'opera, che nel suo intimo sente come missione fondamentale del pontificato. E qui sta forse un aspetto tragico del suo regno. Ratzinger sa - e ha ragione - che le ultime generazioni (vale per i giovani ma ormai anche per una vasta fascia mediana di età) hanno smarrito la conoscenza di base dei vangeli e della storia di Gesù Cristo.

E sente come suo dovere, appassionatamente, di riportare i credenti all'incontro con Cristo, definito il "volto di Dio" che ciascuno può conoscere. Ma in questa impresa, chinandosi sui suoi libri e le ricerche, è diventato un pontefice part-time, che segue un piano editoriale e un obiettivo teologico ma non possiede un programma di governo. Lo ha detto, d'altronde, lui stesso nella messa di insediamento il 24 aprile 2005: "Non ho bisogno di presentare un programma di governo".

Non lo ha elaborato nemmeno in seguito. Ma un'organizzazione di un miliardo e cento milioni di uomini e donne non è una piccola comunità come quella degli apostoli nell'anno trentatré dopo Cristo. Ha bisogno della mano di un reggente. Sulla scena mondiale è calato il ruolo e il peso della Santa Sede. Israele minaccia la "guerra di Gaza" per distogliere l'attenzione dall'occupazione di terre palestinesi attraverso le colonie del tutto illegali e impedire il riconoscimento della Palestina come stato-osservatore dell'Onu?

Silenzio della Santa Sede. La primavera araba, l'evento internazionale più rilevante dopo il crollo del muro di Berlino? Non c'è stato in due anni un discorso papale di vasto respiro sul fenomeno. È stagnazione sui grandi problemi interni della Chiesa. Si sta accartocciando, per mancanza di preti, la rete delle parrocchie. Si sta riducendo drammaticamente la forza degli ordini religiosi femminili, spina dorsale della Chiesa cattolica: 45.000 presenze perse in sei anni. Il pontefice regnante nulla propone.

A Parigi il cardinale Vingt-Troisi ha denunciato la disorganizzazione della Curia: "Ogni dicastero va per conto suo". E Benedetto XVI finora non riesce a sostituire il Segretario di Stato. Tocca le corde dei ricordi dell'infanzia davanti al presepe e all'albero di Natale, quest'ultimo libro di Benedetto XVI, che narra dell'annunciazione, dei pastorelli, della fuga in Egitto.

Certo Ratzinger non dice più - come nella sua Introduzione al Cristianesimo di oltre quarant'anni fa - che Giuseppe avrebbe potuto anche essere il padre biologico di Gesù. Oggi proclama che "se Dio non ha anche potere sulla materia, allora egli non è Dio" e quindi è vero il concepimento verginale. Storicamente veri o almeno verosimili vengono anche presentati la leggendaria strage degli innocenti e l'arrivo dei re magi.

Con l'apodittica affermazione dello studioso Klaus Berger: "Anche nel caso di un'unica attestazione... bisogna supporre - fino a prova contraria - che gli evangelisti non intendono ingannare i loro lettori, ma vogliono raccontare fatti storici". Se è per questo, anche Omero non voleva ingannare i suoi ascoltatori e allora non va contestato il ratto di Elena!

L'infanzia di Gesù ratzingeriana ha molti momenti lirici. Nella rievocazione dell'aprirsi di Maria all'annuncio di Gabriele. Nel racconto intrigante dei re magi visti come "sapienti" alla ricerca del vero oltre la razionalità della scienza, in cerca di Dio e della filosofia più autentica. Pregnante è il suo appello a credere che la vita di Cristo non è mito ma "storia concreta, in un luogo e in un tempo" reali, svoltasi nelle varie fasi della vita umana.

 

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