MONTI ADDIO! - I PARTITI SONO STANCHI DEI “PROBLEMI TECNICI” DEL GOVERNO: FORNERO PASTICCIONA, CLINI E ORNAGHI IMPANTANATI, PASSERA SENZA UN EURO, GIARDA “INESPERTO”, TERZI DI SANTAQUALCOSA LATITANTE AGLI ESTERI, BALDUZZI NON PERVENUTO, MONTI IN EMPASSE - IL COPIONE ERA SCRITTO: PASSARE LA POLTRONA BOLLENTE AI TECNICI PER POI STACCARGLI LA SPINA ALLA PRIMA OCCASIONE (IL SUCCESSO DI GRILLO HA SOLO ALLUNGATO LA VITA AL GOVERNO DI QUALCHE MESE)…

1- PROBLEMI TECNICI
Denise Pardo per "l'Espresso"

C'è l'incendio nel governo dell'Europa. Ma non è che manchino focolai e carboni ardenti in quello italiano. Intanto in Parlamento tira un'aria diversa e non c'entra la crisi europea e la mozione degli affetti a Mario Monti nell'agone Ue. Nulla di ufficiale, non sarebbe troppo fair, anche se di fair in Italia si vede molto poco - tuttavia facciamo finta - ma si comincia a percepire un'aria, si diceva, di riscatto da parte degli esecrati politici, degli appestati deputati, sorrisi, battute, pubblici giudizi.

"C'è l'ombra di un ministro?", domanda con aria innocente ma con molta malizia il presidente Pdl della prima commissione Affari costituzionali Donato Bruno facendo notare che Paola Severino non c'è proprio il giorno X in cui si deve presentare il maxi emendamento del ddl anticorruzione. La riforma di Francesco Profumo sul merito e sulla scuola? "Proposte sbagliate", condanna Giuseppe Fioroni, Pd, e gongolerebbe se non fosse politicamente cafone farlo. Nichi Vendola mostra le peggiori intenzioni: "I tecnici? Spocchiosi e sciatti".

Il pensiero emerge eccome nel Palazzo, e non solo: sarebbero questi i docenti universitari, i tecnici che dovevano rimettere il Paese a posto, i restauratori di una civiltà governativa? In effetti, di giorno in giorno, di dossier in dossier, il governo di Mario Monti che doveva far vedere come una democrazia avanzata ed europea si rialzava in piedi dai disastri dell'era berlusconiana e non solo, si sta incartando in un mulinello ad altissima resa scenica.

In primo piano più che mai la professoressa Elsa Fornero, un tempo icona, ora come ora notevole pasticciona capace di mettersi contro tutti, sindacati, Inps buona parte dell'arco costituzionale, in un tripudio di cifre contro altre cifre, di alchimie filologiche che trasformano gli esodati in salvaguardati e poco ci manca che si arrivi al soddisfatti e rimborsati.

Ma non è detto. Per carità, Monti è una benedizione, il Santo Graal in un momento come questo. Però, con lo sfondo di un'Europa in fibrillazione; di un'eurozona dal destino incerto; di un Quirinale che, per quel che gli spetta, media, esorta, placa; per non parlare del cesarismo nei partiti in grande discussione, e dello scontro di potere con l'alta burocrazia dello Stato... Forse per tutto questo, fine della magìa.

I tecnici sono così in crisi da far dire, dopo l'ennesima bagarre alla Camera, a Piero Giarda, titolare dei Rapporti con il Parlamento, ruolo cruciale più che mai in un governo tecnico: "Sono un ministro inesperto". È vero che è innervosito per essere stato sollevato da buona parte della spending review passata al commissario Enrico Bondi ("Fisso solo il calendario delle sedute", si amareggia); è vero che c'è chi sostiene che non sondi a sufficienza gli umori delle Camere (il governo va spesso sotto: spending review, patto di stabilità dei Comuni, ddl anticorruzione), ma se è inesperto lui, ex presidente di una commissione tecnica per la spesa pubblica e più volte sottosegretario, c'è da preoccuparsi per gli altri.

Dimissioni. Negli ultimi tempi è stata la parola più ventilata. Le chiedono al ministro del Welfare dopo la scontro sui dati diffusi dall'Inps (390 mila esodati contro il calcolo di 65 mila della Fornero) Idv, Sel, Lega mentre il Pdl parla di un governo in preda a una crisi di nervi. Le ha minacciate pubblicamente il ministro della Giustizia Severino: "Se non ottengo la fiducia sull'anticorruzione il governo torna a casa".

Andiamo bene. Un doppio affondo per Monti. Non solo per la cosa in sé ma per averlo dichiarato all'estero, dal Lussemburgo. "Ma come? Con tutto quello che succede e che il governo fa per rilanciare l'immagine dell'Italia?", hanno deplorato a Palazzo Chigi mentre la professoressa Severino piuttosto turbata dagli ostacoli politici e parlamentari andava avvertendo urbi et orbi che in caso di bocciatura del ddl, giusto ed equilibrato secondo lei, avrebbe passato il resto dei suoi giorni nelle aule universitarie a spiegarlo fin nelle pieghe più oscure spifferando le ragioni dell'ostruzionismo.

Come lei anche il ministro dell'Ambiente Corrado Clini e il collega ai Beni culturali Lorenzo Ornaghi hanno ventilato in una riunione tesissima la possibilità di chiudere l'esperienza al governo a causa del pasticciaccio dagli echi internazionali che trasformava Villa Adriana, patrimonio Unesco, in una discarica. Un qui pro quo con al centro il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà che ha conosciuto tempi migliori per la sua reputazione (ha troppo da fare? deve dare retta a troppe istanze? cerca una poltrona meno spinosa?).

Monta da più parti anche il malumore verso il ministro della Salute Renato Balduzzi che non fiata e non favella e, sostengono al ministero, non combatte come dovrebbe, per esempio, contro i tagli alla spesa sanitaria, preso dalle aspirazioni alla nomina di giudice costituzionale e dalle frequenti presenze ad Alessandria, la sua città, dove come alternativa alla Consulta potrebbe presentarsi per un seggio da senatore.

In crisi ricorrente Corrado Passera frustrato nel non poter esprimere al meglio le promesse e le aspettative iniziali di impersonare l'uomo della crescita, la parte positiva e generosa di un governo con la mission di tagliare per risanare e rilanciare. Per lui, una via Crucis. Ha visto sparire il dossier degli incentivi alle imprese passato al cattivissimo consulente del governo il professore (e ti pareva) Francesco Giavazzi che nonostante l'incarico continua a fare le pulci al premier dalle colonne del "Corriere".

Così si è lanciato anima e corpo sul decreto Sviluppo, 2,5 miliardi da spargere piuttosto sbandierati. Purtroppo stoppati ufficialmente dal ragioniere generale dello Stato Mario Canzio, in realtà con il placet del ministro dell'Economia cioè lo stesso Monti (sobillato, si sussurra, dal viceministro Vittorio Grilli, tra l'altro di pessimo umore perché ancora orfano di poltrona ministeriale) e ci si può immaginare, e con ragione, le vibrate proteste di Passera.

Efficaci questa volta visto l' intenso lavorio per trovare al decreto la necessaria copertura finanziaria. Intanto l'ex banchiere, ansioso di dare agli italiani un segno di umana pietas in quanto una delle star dell'adunata cattolica di Todi, ha lanciato l'allarme:"La crisi riguarda 28 milioni di italiani". Dalle parti della presidenza del Consiglio, il calcolo era stato considerato non proprio scientifico: i sette milioni tra cassa integrati, disoccupati etc. erano stati moltiplicati per quattro (con il resto di due, aveva ironizzato qualcuno), la stima di una famiglia tipo. Gli era stato detto di lasciar perdere ma lui non ha resistito, rendendo il clima ancora più incandescente.

Non è un momento di gloria nemmeno per Federico Toniato, vice segretario generale a Palazzo Chigi ombra del premier, considerato inesperto della macchina organizzativa dei ministeri e non abbastanza autorevole per tipini come Catricalà e Vincenzo Fortunato, famigerato capo di gabinetto all'Economia, ex di Tremonti, ora dello stesso Monti. Naturalmente il momento è difficilissimo, la crisi incombe e la tensione è alle stelle anche perché molti dei ministri giocano una futura partita politica sulla quale hanno puntato tutto.

E infatti se non ci fosse Monti a Palazzo Chigi e se non si sentisse la moral suasion di un presidente come Napolitano, che fine farebbero per esempio i rapporti piuttosto nervosi tra il ministro Andrea Riccardi, che non è riuscito ad avere i fondi per la Cooperazione, e il capo della Farnesina Giulio Terzi, non proprio un agit prop della politica estera, noto per la missione in India - doveva riportare a casa i marò che invece furono arrestati - e per il tentativo non riuscito di allungare a 67 anni la carriera dei diplomatici (e anche la sua)?

Degno di segnalazione anche lo scontro di poteri tra Passera e Profumo, la cui riforma su merito e scuola è stata bocciata dal suo partito di area, il Pd (e anche dai sindacati e dalle associazioni dei genitori di Savona, la sua città), sull'Agenzia dell'Innovazione e sull'Agenda digitale, argomenti cari a Profumo. All'inizio, gran sintonia e riunioni congiunte. Ma a poco a poco, Passera ha continuato il cammino da solo. E poi ecco il gelo tra Fornero e Passera (saggio suggeritore di maggior concertazione) che tra l'altro non è un gran fan di Grilli, che ricambia... Speriamo che tutto quello che divide in Italia, sarà alla fine riunito dall'Europa e dalla sua crisi.

2- BRIGATA INAMOVIBILI...
Marco Damilano per "l'Espresso"


Grand commis, alti burocrati, uomini per tutte le stagioni. Magistrati, consiglieri di Stato, direttori generali, capi di gabinetto, motore e più spesso freno di ogni governo: nella Prima Repubblica si raggruppavano spontaneamente attorno a Giulio Andreotti; nella Seconda dell'era berlusconiana hanno consegnato la loro rappresentanza a Gianni Letta; nel governo Monti hanno assunto con agilità le vesti dei tecnici, trovandosi in fondo a loro agio senza un colore politico.

"Qualificati funzionari dello Stato", li ha definiti il premier Mario Monti rispondendo a Eugenio Scalfari ("la Repubblica", 11 giugno), "dei cui percorsi di carriera non ero certo all'oscuro, né di chi avesse avuto un ruolo decisivo nel valorizzarli in passato". Difesa d'ufficio di Catricalà, Fortunato e Canzio, con richiamo al dovere di lealtà. Ecco la pattuglia dei Letta e dei Tremonti boys: l'immortale partito romano.

ANTONIO CATRICALA
"Spero che sia leale", confidò Monti dopo averlo nominato sottosegretario. E lui indossò l'abito nuovo: "Sono a Palazzo Chigi da diciotto giorni. E di passaggio". Eppure in quelle stanze opera fin dagli anni '80 e poi come ombra di Gianni Letta. Monti continua a sperare sulla sua lealtà, ma gli ha negato la delega sui servizi. E lui aumenta il potere. Come dimostra la ressa dei commis omaggianti al Quirinale il 2 giugno. Letta lo osservava, un po' geloso.

VINCENZO FORTUNATO
Inamovibile, un vero stratega del potere, con i suoi passaggi di campo e i suoi cambi di stagione. Uno scherzo passare da Tremonti a Monti per uno che è riuscito a fare il braccio destro di Di Pietro alle Infrastrutture tra un governo Berlusconi e l'altro. Capo di gabinetto di via XX Settembre, per molti è il vero ministro dell'Economia, al vertice anche per lo stipendio: 536.908 euro. Al top tra i mandarini di Stato.

VITTORIO GRILLI
Dall'aspetto allegro come un lumino cimiteriale, all'inizio era rimasto da solo a difendere nel governo il fronte dei Tremonti-boys e fu redarguito in pubblico dal ministro Giarda. Di recente però il vice-ministro dell'Economia ha cominciato a estrarre gli artigli. Scontro con Corrado Passera sulle risorse da destinare al decreto sviluppo. Grande attivismo internazionale, in attesa di promozioni.
E gaffe a "Ballarò":
"La corruzione? Non me ne occupo".

MARIO CANZIO
Da quarant'anni nella Ragioneria generale dello Stato, al vertice dal 2005, una vita tra i numeri (compresi quelli del suo stipendio, il più alto: 562 mila euro). Epico lo scontro con Padoa-Schioppa sulle finanziarie del governo Prodi. Mai rilasciata un'intervista, un anno fa fu beffato da un microfono acceso che captò una sua battuta contro Brunetta. A suggerirla, però, era stato Tremonti.

GIANNI DE GENNARO
Rimosso o promosso? Quando è arrivata la sua nomina a sottosegretario ai servizi segreti nel Palazzo non si parlava d'altro. Il primo incarico politico per l'ex super-poliziotto amico di Falcone che ha scalato tutti i gradini del potere, da capo della polizia al vertice dei servizi. Ascoltato e temuto dai governanti di ogni colore, da D'Alema a Letta, nonostante la macchia della scuola Diaz al G8 di Genova per cui fu condannato e poi assolto.

SALVO NASTASI
È lui il pupillo di Gianni Letta, che è stato suo testimone di nozze (a Filicudi, accanto a Ettore Bernabei, il nonno della sposa Giulia Minoli) e che lo passa regolarmente a trovare nell'ufficio di capo di gabinetto del ministero della Cultura. Trasversale come il Maestro, a 39 anni l'ex enfant prodige del sottogoverno aspira a nuovi incarichi. I rapporti con il ministro Ornaghi, infatti, sono evanescenti.

AUGUSTA IANNINI
La nomina in quota Pdl all'Authority della Privacy l'ha strappata dal ministero della Giustizia alla vigilia dell'ultimo scontro politico sulla giustizia, sull'anti-corruzione. Alla direzione degli affari penali di via Arenula ha regnato per undici anni, con ministri leghisti (Castelli), centristi (Mastella), berlusconiani (Alfano) e tecnici (Severino). Come è giustamente sbottato il marito Bruno Vespa: "Un curriculum così ce l'hanno in pochi".

PASQUALE DE LISE
Più che il diritto poté l'anagrafe: per l'eterno ex presidente del Tar del Lazio sembrava pronta la presidenza della neonata agenzia per le Infrastrutture stradali e autostradali, ma il compimento dei 75 anni che impedisce l'assunzione di ruoli operativi l'ha privato della poltrona. Niente pausa, però: rieccolo inserito su nomina governativa nell'authority dei Trasporti. De Lise for ever.

ANTONIO MASTRAPASQUA
Arrivato alIa guida dell'Inps nel 2008 in virtù dell'amicizia con Giampaolo Letta, figlio di Gianni, suo compagno al liceo San Leone Magno, dopo lo scontro con la Fornero sugli esodati vacilla ma non molla. Gran navigatore tra correnti dc e convertiti socialisti (l'ex ministro Sacconi), collezionista di cda (ne accumula 25), non riesce a svelare un doppio mistero, doloroso e gaudioso. Quanti sono gli esodati? Quanti sono i suoi stipendi?

 

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