IL MOSE HA FATTO GALLEGGIARE SOLO LA POLITICA: DIETRO AL CONSORZIO VENEZIA NUOVA SPUNTA L’OMBRA DEL PALAZZO

Gianfrancesco Turano per "l'Espresso"

«Adesso tocca alla politica. Devono emergere le responsabilità di chi ha creato questo mostro giuridico che si chiama Consorzio Venezia Nuova». La frase non appartiene agli inquirenti che negli scorsi sei mesi, da febbraio a luglio, hanno arrestato vertici, azionisti e fornitori del raggruppamento di imprese incaricato di realizzare le dighe mobili a protezione della Serenissima. Sono le parole di un politico, Massimo Cacciari, sindaco di Venezia per tre mandati.

Avendo trascorso un quarto di secolo a fare la vox clamantis in deserto, non ci credeva più neanche lui che il mostro della Laguna sarebbe andato in crisi dopo avere inghiottito e distribuito nel suo vasto organismo oltre 4 miliardi di euro su un investimento complessivo che arriva a 5,5 miliardi.

E chissà poi se il mostro è davvero in crisi. Tutto dipende da quanto la magistratura vorrà, o potrà, approfondire un contesto di fatture gonfiate, consulenze fasulle, massi comprati dalle cave istriane al prezzo di diamanti e pagamenti che si perdono dietro società croate, austriache o sanmarinesi e fiduciarie made in Italy.

Di sicuro, l'arresto dell'ex presidente e direttore generale Giovanni Mazzacurati, lo scorso 12 luglio, è stato assorbito in anticipo. L'ingegnere padovano, 81 anni di cui 31 trascorsi all'interno del consorzio, si è dimesso il 28 giugno, ufficialmente per motivi di salute.

Tempi, modi e protagonisti dell'avvicendamento al vertice del Consorzio sono all'insegna delle ingerenze denunciate da Cacciari e del cambiare perché nulla cambi. Mazzacurati è stato sostituito alla presidenza dal vicentino Mauro Fabris, perquisito con altre cento persone mentre Mazzacurati finiva agli arresti.

Di mestiere, Fabris farebbe il consulente d'azienda. Ma forse è un po' più noto come parlamentare irrequieto, capace di attraversare per tre legislature (1996-2008) ogni fase del centrismo (Margherita, Udr, Ccd, Udeur) prima di abbracciare il credo berlusconista e di consolarsi, dopo la mancata candidatura alle politiche del 2008, con la presidenza della Lega pallavolo femminile e un incarico da commissario per il tunnel del Brennero firmato dal ministro di allora, Altero Matteoli.

Qualcuno gli ha chiesto se il suo sponsor per la nomina al Consorzio fosse il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi oppure lo stesso premier Enrico Letta, nipote del sottosegretario berlusconiano Gianni che in Laguna ha comandato a lungo attraverso i suoi emissari Angelo Balducci e Fabio De Santis, prima che i processi alla Cricca li portassero in carcere nel 2010.

Stroncando ogni sospetto di patronage politico, Fabris ha replicato che il Consorzio Venezia Nuova (Cvn) è composto da imprese private (Mantovani, Condotte, Mazzi, Lega coop), che sono stati gli azionisti del Cvn a sceglierlo e che il sindaco di New York, Michael Bloomberg, gli ha già chiesto le planimetrie del Mose perché pensa di adottarle contro le piene del fiume Hudson. In un momento di pessimismo, ha aggiunto che il Consorzio potrebbe sciogliersi subito dopo la fine dei lavori, prevista nel 2016, e affidare non si sa a chi la fase più delicata dei primi anni di attività di un sistema sul quale molti tecnici qualificati hanno espresso gravi perplessità.

Il fatto che il vicentino Fabris sia stato scelto da un gruppo di imprenditori privati mostra come in una delle opere più ambiziose e costose in corso in Italia un lobbista sia più competitivo di un ingegnere o di un manager. Del resto, per l'ex deputato, ex senatore ed ex sottosegretario ai Lavori pubblici è un ritorno sui luoghi dove la sua carriera ebbe inizio circa un quarto di secolo fa.

Nella seconda parte degli anni Ottanta Fabris è stato il primo portavoce in quota Dc del Consorzio allora guidato da Luigi Zanda, prima di essere sostituito da Franco Miracco, al tempo di sinistra e poi riciclatosi come eminenza grigia dell'ex governatore regionale ed ex ministro Giancarlo Galan.

In un contesto local-nazionale dominato dai virtuosi del trasformismo, il mostro raffigurato da Cacciari ha avuto una testa per ogni forza politica che l'ha nutrito. Quindi, ha avuto tutte le teste possibili fin dai tempi della Prima Repubblica, quando la legge speciale su Venezia del 1984 stabilì che il Cvn, in quanto concessionario unico dello Stato, lavorasse con fondi pubblici messi a disposizione dal Cipe.

Lo schema è sopravvissuto a ogni polemica, a ogni restrizione di spesa sulle infrastrutture e a una procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea perché il sistema Mose-Cvn era sospettato di essere un monopolio. Per anni, Mazzacurati si è speso in una spola continua tra palazzo Morosini, la splendida sede del Consorzio nel sestiere di San Marco, e palazzo Chigi mentre Piergiorgio Baita reggeva di fatto l'operatività del Cvn a nome dell'azionista di maggioranza Mantovani.

Baita, che per molti resta il custode dei segreti del Mose, è finito in carcere a febbraio. Durante la sua detenzione, la Mantovani lo ha rimpiazzato con un ex questore di Treviso, Carmine Damiano, giusto per dare un segnale di buona condotta al committente statale che, peraltro, non ha mai smesso di tenere in cima alle priorità infrastrutturali il Mose chiunque fosse il premier, Romano Prodi o Silvio Berlusconi, Mario Monti o Enrico Letta.

In sede regionale, si è vista la stessa continuità e i referenti non sono cambiati da quando Galan ha lasciato la giunta al leghista Luca Zaia dopo avere comandato in Veneto dal 1995 al 2010. Renato Chisso, ex socialista assessore alle Infrastrutture fedelissimo di Galan, è stato confermato anche nella nuova giunta. Al momento, il sistema politico è rimasto fuori dai provvedimenti della magistratura. Ma la diga sembra fragile e l'acqua alta, stavolta, potrebbe arrivare fino a Roma.

 

VENEZIA CANTIERI DEL MOSE MAURO FABRIS MAURIZIO LUPI Massimo CacciariMATTEOLILuigi Zanda LUCA ZAIA SPEZZA IL PANE

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…