ivano ciccarelli bernie sanders

LA VERSIONE DI MUGHINI - IVANO E IL SENATORE SOCIALISTA SANDERS, SONO QUESTI I NUOVI PUNTI DI RIFERIMENTO DELLA SINISTRA? NO, PER ME UN PAESE CHE PAGA OGNI ANNO 70 MILIARDI DI INTERESSI SUL DEBITO SOVRANO, NON HA BISOGNO DI ''PIÙ SINISTRA'', PIÙ ELARGIZIONI, MA DEVE SORRIDERE A CHI PRODUCE REDDITO, E NON SOLTANTO A CHI NE CHIEDE UNO

 

Lettera di Giampiero Mughini a Dagospia

 

IVANO CICCARELLI

Caro Dago, a dirtela netta e franca io sono uno di quei cittadini repubblicani che in questo momento temono il peggio per il nostro Paese. Basta un niente e scivoleremo verso la tragedia greca, intesa non come quella di Sofocle o di Euripide, e bensì come l’attuale Grecia, il Paese annichilito e sventrato dalla crisi economica.

 

Il nostro debito complessivo è il secondo o il terzo al mondo. I risparmiatori internazionali tirano indietro i loro soldi a miliardi dai prestiti che ci avevano fatto e che erano per noi una questione di vita o di morte. Le macchiette che ci governano hanno ingaggiato un braccio di ferro con le istituzioni europee da cui usciremo come dopo le battaglie della Seconda guerra mondiale, sconfitti e umiliati.

 

mughini

E poi c’è quel che hanno scritto in molti dopo che il ponte di Genova s’è schiantato giù uccidendo 43 innocenti, e cioè che il nostro Paese – costruito sullo slancio del boom economico dei Cinquanta e Sessanta – ha oggi bisogno di colossali opere di manutenzione e salvaguardia (esattamente come dopo vent’anni ne ha bisogno casa mia, costruita nel 2001), e noi italiani non abbiamo i soldi per farle.

 

Se accendo la radio, questo lo sento dire ogni cinque minuti da sindaci, presidi di scuole, responsabili di importanti opere pubbliche. E a non dire che stiamo diventando una società di vecchi, che fra poco saranno più numerosi di chi entra nel lavoro e paga contributi. E contro questo chi propone che cosa? Dei selfie di sé stesso ben addobbato di una t-shirt rossa e meglio se di un Rolex al polso? Indubbiamente è il tempo delle macchiette.

IVANO ROCCA DI PAPA

 

In tema di possibile alternativa politica al governo che strombazza il nulla a destra e a sinistra, la caduta verticale di peso politico del Pd è una tragedia della nostra democrazia. Per come erano andate le cose nella sciagurata Seconda Repubblica, il Pd da Walter Veltroni a Matteo Renzi faceva da muraglia cinese contro la malattia del nuovo millennio, il populismo, le promesse a voce roca di elargire pani e pesci alla “gente”.

 

E come se un Paese che paga ogni anno 70 miliardi di euro di interessi sul nostro debito sovrano, fosse nella condizione di elargire alcunché a tanti. Dare un discreto appannaggio mensile ai milioni di concittadini rimasti indietro nella corsa al reddito e alla sopravvivenza. Mandare al più presto in pensione giovanottoni sessantaquattrenni la cui speranza di vita tocca gli 85 anni. Fregarsene del patto che avevamo firmato di portare l’Iva sui beni di consumo al 24 per cento, e questo per alleviare i nostri allarmanti conti pubblici.

 

ponte morandi

E magari togliere un bel po’ di tasse a quanti di noi le pagano, ed è solo perché ne paghiamo così tante che la baracca sta ancora in piedi e a fine mese c’è di che pagare i medici che fanno a pieno tempo negli ospedali, i magistrati, i vigili urbani, i milioni di pensionati di invalidità.

 

Ed ecco che in molti si affannano a indicare al moribondo Pd le piste e le ricette di che tornare cruciale nella politica italiana, e perciò offrirsi come alternativa all’indigestione populista dell’attuale governo. Le leggo ogni giorno quelle raccomandazioni. Più sinistra, più elargizioni ancora, più attenzione ai milioni che sono rimasti ai margini della zoppicantissima economia moderna.

 

Qualcuno indica dei modelli, tipo il senatore “socialista” americano Bernie Sanders, uno che vorrebbe che l’economia funzionasse in modo da rendere migliore la vita di tutti e non solo di pochi. Affermazioni belle a sentirsi, solo che non significano nulla e a parte il fatto che all’estrema sinistra dello schieramento politico noi italiani abbiamo già tre o quattro partiti, ciascuno forte di qualcosa tra lo 0,5 per cento e il 2 per cento dei voti. Bernie Sanders è un galantuomo che nella politica americana costituisce un’eccezione.

 

bernie sanders vince

In Italia è una specialità della casa. Poco prima delle elezioni del marzo scorso, mi sono trovato accanto in una cena un candidato della lista “Potere al popolo”. Mi ha subito indicato quale era il cavallo di battaglia del suo partitino, misconoscere la metà del nostro debito pubblico. Facile, no? E senza dire che una parte di quel debito pubblico è nelle mani di altri italiani non particolarmente ricchi che hanno sottoscritto dei Buoni del tesoro decennali.

 

potere al popolo

La sinistra italiana dovrebbe sapere parlare il linguaggio di Ivano, quel simpaticone che ha avuto un’uscita molto divertente contro i militanti di Casa Pound che stavano rompendo i coglioni ai migranti sbarcati dalla Diciotti. Lo ha scritto qualcuno particolarmente sensibile alla fisionomia sociale e culturale impersonata da Ivano.

 

Anche a me, lui sta molto simpatico. Epperò una forza politica che deve farsi valere in una società occidentale del terzo millennio, non può puntare su di lui. Deve puntare sull’imprenditoria la più vitale, sulla borghesia che produce e paga le tasse, sul mondo delle professioni e delle partite Iva da cui viene così tanta parte della ricchezza italiana.

 

RENZI CALENDA

Deve sorridere a chi produce reddito e non soltanto a chi chiede un reddito. Deve essere una politica fatta di responsabilità, di competenza, di chi sa che sempre due più due fa quattro e quattro più quattro fa otto.

 

A me sembrava che il Pd di Calenda, Delrio, Padoan, Minniti e dello stesso Renzi non fosse dissimigliante da questa idea che io ho di una forza politica moderna. Dago, lo so che tu per questo mi sprezzerai. Ma io non ho mai condiviso di un ette l’atteggiamento e umorale di chi in questi ultimi anni non passava giorno che non scalciasse da mane a sera gli stinchi del Pd. Da mane a sera. Ecco tutto.

 

 

 

 

GIAMPIERO MUGHINI

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