VALZER AL TOGA PARTY - TRA INDAGINI, ACCUSE RECIPROCHE, PROCEDIMENTI INCROCIATI, È PARTITO IL RISIKO DEI MAGISTRATI - DA NAPOLI A ROMA, DA LEPORE A CAPALDO A PIGNATONE, SONO IN SCADENZA I CAPI DELLE PROCURE PIÙ “CALDE” D’ITALIA - IN BALLO CI SONO LE INCHIESTE P3 E P4, TARANTINI E LAVITOLA, E LE CORRENTI SI FANNO LA GUERRA - GIOCHI APERTI ANCHE PER I VERTICI DELLA GUARDIA DI FINANZA: SPAZIANTE E ADINOLFI SONO ORMAI “COMPROMESSI”…

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

A succedere al grande capo Giovandomenico Lepore, i più giovani magistrati della procura di Napoli tifano proprio lui, Francesco Greco. Profilo anticasta, aria nuova, rigorosamente senza cravatta, barba curata, insomma è il procuratore aggiunto che sul golfo tiene per mano John Henry Woodcock nelle indagini che stanno squassando l'Italia: dalla P4 di Luigi Bisignani ai maneggi di Valter Lavitola. Greco ha imbucato domanda al Csm per prendere il posto di Lepore, e che tra poche settimane - terremoto (giudiziario) permettendo - se ne andrà in pensione.

Curcio vede come concorrente diretto in pole position Corrado Lembo, oggi alla procura di Santa Maria Capua Vetere seguito da Paolo Mancuso oggi capo a Nola e in passato numero due proprio a Napoli. C'è anche la domanda di Giuseppe Pignatone che dovrebbe lasciare Reggio Calabria con destinazione Napoli, Roma o la procura nazionale antimafia. Un concorrente temibilissimo. E qui iniziano le coincidenze con il rischio di cortocircuito. Infatti, come in un impietoso gioco di specchi proprio le indagini di Curcio e Woodcock si riflettono, involontariamente, su corse e candidature per le più importanti procure italiane.

Le indagini di Napoli, Bari, Roma e Perugia alterano inevitabilmente il grande risiko per scegliere i capi delle più strategiche procure del paese ovvero Napoli, Roma, e a cascata Reggio Calabria e poi la Procura Nazionale antimafia. Con ricadute anche nella scelta del vertice della Guardia di Finanza.

PARTITA APERTA
Infatti a microfoni spenti gli stessi magistrati osservano come siamo di fronte a un'unica partita. La nomina del procuratore di Napoli non è disgiunta da quella di Roma visto che Ferrara compie 75 anni nel giugno del 2013 ma già il 1° aprile 2012 va in scadenza la carica. Ovvero, dopodomani in concomitanza con Napoli. E le correnti delle toghe cercano di imporre i loro candidati per poi arrivare a scelte condivise e, almeno in apparenza, il meno traumatiche possibili.

È chiaro ad esempio che se a Roma dovesse spuntarla Nello Rossi, il procuratore aggiunto di Magistratura democratica o Armando Spataro, leader della corrente "verde" e di intransigenza delle toghe di "sinistra", a Napoli sarà la volta di un moderato di Unicost o di Magistratura Indipendente. E così il contrario. E indichiamo Rossi perché potrebbe avere qualche possibilità visto che la scelta del procuratore capo della capitale assai spesso viene fatta proprio tra gli aggiunti. E, ancora, dopo quanto accaduto negli ultimi mesi.

Quest'anno infatti la nomina è sub giudice. Le indagini prima hanno silurato Achille Toro mentre quest'estate quelle partenopee hanno compromesso la candidatura alla successione di Giancarlo Capaldo oggi a capo dell'antimafia del Lazio. Capaldo non è indagato. Risulta parte lesa in un procedimento aperto a Perugia sui tentativi di depistaggio dell'inchiesta Finmeccanica che coordina, ma nei tritacarne mediatici estivi poco importa. Un pranzo con Giulio Tremonti l'ha portato in prima pagina. Una leggerezza? Lo dirà il Csm dopo che su sollecitazione di Md e Verdi la prima commissione ha aperto a luglio un fascicolo.

Intanto Pignatone da Napoli vira le ambizioni su Roma e le correnti possono (ri)aprire i giochi. Almeno fino a quando Pietro Grasso, il capo della procura nazionale antimafia non deciderà il suo futuro, dopo aver accantonato ufficiosamente le ambizioni su piazzale Clodio. Due le ipotesi: la "discesa in campo" politica - e non certo da peones - oppure rimanere al vertice della Pna fino a fine mandato ovvero a metà del 2013 quando si libera anche la casella di procuratore generale a Palermo.

Un passaggio di boa per poi ambire magari alla procura generale della Cassazione. Così Pignatone attende e intanto aspetta che a palazzo de' Marescialli entro fine mese metta a concorso il posto di procuratore capo a piazzale Clodio. Di certo la candidatura ora indebolita di Capaldo riapre giochi che appena prima dell'estate sembravano cristallizzati con testa a testa a due, massimo tre papabili.

IL VALZER DELLE TOGHE
Un altro risiko completamento sconvolto dall'indagine di Napoli è quello sul vertice della Guardia di Finanza. Il comandante generale Nino Di Paolo dovrebbe lasciare l'estate prossima. Una data che apre subito i giochi tra chi vuol prendere il suo posto. Fino a quest'estate, come noto, il testa a testa era tra l'allora capo di stato maggiore Michele Adinolfi, indagato sempre da Woodcock e Curcio per una fuga di notizie sull'inchiesta P4, e il generale Emilio Spaziante, comandante dell'Italia centrale. Quest'ultimo non risulta indagato ma testimone nelle indagini partenopee eppure Di Paolo ha trasferito entrambi.

Seria l'ipoteca sulle loro ambizioni, in stallo le relative aree di riferimento. Spaziante da via Sicilia si occuperà di aeronavale, ancora più indietro Adinolfi che si trova indagato con il fascicolo aperto a Roma. Allora, oggi chi si potrebbe candidare? Due le strade percorribili. Quella di proseguire nella scelta di vertice tra militari stessi della Guardia di Finanza. I nomi che circolano sono tre. Innanzitutto quello dell'attuale comandante interregionale nord-ovest a Milano, Daniele Caprino. Riservato, poche apparizioni, Caprino potrebbe essere una scelta "interna" condivisa da un Corpo che ha necessità di una ristrutturazioni di impiego, obiettivi e scelte strategiche.

Subito dopo ecco Pasquale De Bidda, oggi a Venezia in passato all'intelligence e l'abruzzese Saverio Capolupo oggi al comando dell'Italia sud-occidentale. Autore di diversi manuali su accertamenti e imposte, Capolupo potrebbe incontrare il sostegno dell'attuale minoranza. L'altra ipotesi è quella di tornare a un candidato dell'esercito dopo le recenti polemiche. Sarebbe un passo che verrebbe visto come un imbarazzante dietrofront, considerando anche e soprattutto che Di Paolo non è stato coinvolto nelle varie querelle.

 

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