ECCO LE NAVI-MADRE, L’ULTIMA INVENZIONE DEGLI SCAFISTI - TRAINANO NEI PRESSI DELLE COSTE BARCONI STIPATI DI UOMINI

Francesco Grignetti per La Stampa

L'hanno vista bene, fotografata, filmata. Un grosso peschereccio con un barcone a rimorchio. A bordo, oltre ai normali pescatori, un centinaio di migranti stipati sul ponte. Accadeva il 25 luglio scorso, 130 miglia al largo di Roccella Jonica, mare di Calabria. Quando il peschereccio s'è accorto di essere stato avvistato s'è precipitato a scaricare il suo carico dolente sul barcone al traino - che poi è stato soccorso a 90 miglia - ha girato la prua verso il mare aperto. L'hanno anche inseguito, ma senza riuscire a bloccarlo. E così, però, c'è la prova di come stanno cambiando le tecniche degli scafisti.

Vengono da lontano, da porti della Turchia o dell'Egitto. Il biglietto costa caro: fino a 15 mila dollari. Però il successo è quasi sicuro. I mercantili dei pirati attraversano il Mediterraneo fin verso le nostre acque territoriali e quando sono abbastanza vicini alla costa, mollano il barcone con i migranti. I quali, poveretti, sono gente di terra. Perlopiù profughi siriani. O afghani. O minorenni egiziani. Li abbandonano alle correnti. Se riescono a sbarcare, bene. Se muoiono nel tentativo di toccare terra, peggio per loro. Come è successo a Catania, l'altra notte.

Quel giorno di luglio, il primo ad avvistare la nave-madre dei trafficanti di esseri umani fu un pilota islandese. Ci sono anche loro, gli islandesi, nell'ambito dell'operazione europea di pattugliamento «Aeneas 2013» a dar manforte ai n o s t r i d e l l a Guardia di Finanza, della Marina militare, e della Guardia costiera nel tentativo di fronteggiare un esodo biblico. A metà pomeriggio, poi, gli si è affiancato anche un aereo della Gdf. Ed è stato il pilota di quest'ultimo a filmare la scena del trasbordo in mare, poi il peschereccio è scappato.

La nave-madre: una bellissima definizione che però nasconde un lato oscuro. Sono navi-madre quelle dei pirati somali che solcano l'oceano Indiano e all'ultimo, quando avvistano le grandi petroliere, mettono in mare dei barchini velocissimi con cui tentare l'abbordaggio. È una nave-madre quella giapponese, la «Nisshin Maru», che da anni coordina le operazioni di caccia alle balene nei mari artici, demandate nell'ultima fase a più piccoli e agili pescherecci. E ancora. Erano navi-madre quelle dei contrabbandieri di sigarette, con cui si avvicinavano alle nostre acque territoriali e da lì venivano scaricate con i motoscafi velocissimi che puntavano sui porticcioli della Campania.

Ora tocca agli scafisti, che con la tecnica della nave-madre hanno fatto un salto di qualità. Non mettono a rischio di sequestro la loro nave, né corrono loro il pericolo di essere identificati e arrestati. A mollare i migranti al largo, la nostra legge diventa di colpo obsoleta. Parlano le cifre: negli ultimi sei mesi, a fronte di quasi 13mila migranti sbarcati, gli scafisti individuati e arrestati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sono stati appena 7. Quattro egiziani li hanno arrestati a giugno in Sicilia, tre ad agosto in Calabria.

Qualche volta li acchiappano lo stesso. Provvidenziali sono gli occhi elettronici del Gruppo esplorazione aeromarittima della Finanza. Accadde sei anni fa, nel 2007, una notte al largo della Sicilia. E c'era la gente a guardare, sul molo di Messina, quando il mercantile con 150 migranti a bordo, entrò in porto trainato da un rimorchiatore della Marina militare e scortato da due motovedette della Guardia costiera e due della Finanza. Sempre quell'estate del 2007 la Guardia di Finanza bloccò un'altra nave al largo di Siracusa. Più di recente, nel gennaio di quest'anno, hanno pizzicato un mercantile, il «Fedel Moon», al largo di Capo Spartivento, in Sicilia, e due motoscafi veloci che facevano la spola per scaricare i clandestini nascosti nella stiva.

Gli scafisti, però, con il tempo si sono fatti furbi. E mollano i migranti sempre più al largo, moltiplicando i rischi per chi deve toccare terra.

 

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