MANIFESTO A LUTTO - ROSSANA ROSSANDA LASCIA IL QUOTIDIANO COMUNISTA. DOPO GLI ADDII DI VAURO, MARCO D’ERAMO E JOSEPH HALEVI, SE NE VA ANCHE LA FONDATRICE DEL GIORNALE CHE ACCUSA LA DIREZIONE DI “INDISPONIBILITÀ AL DIALOGO”. MA CON CHI VOLEVA DIALOGARE SE NON C’È PIÙ NESSUNO? - GABRIELE POLO SI CHIAMA FUORI - VALENTINO PARLATO A PEZZI: “E’ UNA CATASTROFE…”

1 - L'ULTIMO CHIUDA LA PORTA...
Da "Libero" - Rossana Rossanda lascia il Manifesto. Dopo gli addii di Vauro, Marco D'Eramo e Joseph Halevi, se ne va anche la fondatrice del giornale che accusa la direzione di «indisponibilità al dialogo». Ma con chi voleva dialogare se non c'è più nessuno?

2 - STRAPPO DI ROSSANDA "DIALOGO IMPOSSIBILE ADDIO AL MANIFESTO"
Alessandra Longo per "la Repubblica"

Se ne va a 88 anni e il tono non è stanco ma rabbioso. Rossana Rossanda lascia
il manifesto, la creatura che, assieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri, ha contribuito a fondare. Un addio polemico, pesante, comunicato con una lettera che è pubblicata oggi sul giornale.

Eccola: «Preso atto della indisponibilità al dialogo della direzione e della redazione del manifesto, non solo con me ma con molti redattori che se ne sono doluti pubblicamente e con i circoli del manifesto che ne hanno sempre sostenuto il finanziamento, ho smesso di collaborare al giornale cui nel 1969 abbiamo dato vita. Un mio commento settimanale sarà pubblicato, generalmente il venerdì, in collaborazione con Sbilanciamoci e sul suo sito www. sbilanciamoci. info». Stop, fine di ogni rapporto.

Una durezza che non sorprende chi ha seguito le tormentate vicende del quotidiano comunista, in amministrazione controllata, ormai in liquidazione, con il rischio concreto di chiudere il prossimo mese. Ed è proprio in questa cornice che si è consumato lo scontro con l'attuale direzione di Norma Rangeri e Angelo Mastrandea.

Scontro sul futuro del giornale, sulla sua capacità di interpretare i mutamenti della società, sulle ragioni e «lo scopo» politico del collettivo. Rossanda ne aveva parlato in un lungo editoriale il primo novembre scorso che ha funzionato da innesco: «La discussione sul manifesto - scriveva - è partita male. La prima domanda non è "di chi è" ma "che cosa è" il manifesto».

Un'analisi lucida del perché il cosiddetto «restyling » del prodotto non basta mai ad evitare il fallimento se dietro non c'è più un progetto, una passione, una visione. Da lontano, dalla sua casa di Parigi dove vive, Rossanda tentava di raddrizzare provocatoriamente la rotta come già era successo nella lunga storia di dialettica, anche aspra, che ha contraddistinto il quotidiano.

Ma questa volta il meccanismo della comunità si è definitivamente rotto, la crisi ha aggravato le divisioni, i personalismi, i rancori, nelle assemblee di redazione il documento dell'autorevole collega pare sia stato ignorato (al punto che anche Valentino Parlato si era esposto per difenderla). Il risultato è questo addio, ufficializzato ieri ma nell'aria. Lo scorso ottobre, in una lettera personale, Rossanda era già pronta al passo: «Vi prego di astenervi dal citare il mio nome - scriveva alla direzione - considero chiuso ogni residuo legame con il vostro giornale». Il «vostro» non più il suo.

A Norma Rangeri non resta che trarre pubbliche conclusioni (sempre sull'edizione di oggi): «La sua scelta piomba come un macigno sul presente del giornale in uno dei momenti più difficili. Spero in un ripensamento. Il tempo del confronto non è scaduto». E ancora: «Dirci che siamo chiusi al dialogo è ingeneroso e ingiusto». Toni risentiti a voce: «Sparare con il cannone adesso è grave ed è evidente che certe decisioni peseranno
sulle sorti del quotidiano e su chi ci lavora».

Un momento drammatico, «una catastrofe», come la definisce Valentino Parlato che riassume: «La nostra è una crisi di soldi e soldati. Una crisi dannosa per tutta la stampa italiana». Non solo Rossanda anche altri hanno «abbandonato la nave che affonda» (parole del direttore) per motivi diversi: da Vauro a Marco D'Eramo, a Joseph Halevi il quale definisce l'attuale gruppo dirigente addirittura «un manipolo che si è appropriato del giornale» (e si becca l'epiteto di «sciocco» nel fondo della Rangeri).

Il 31 dicembre si va alla liquidazione. Non ci sono imprenditori e cordate, sarà difficile mettere insieme una cooperativa nuova che per forza deve congedare decine di giornalisti e poligrafici. Gabriele Polo, già direttore, si chiama fuori, andrà in disoccupazione: «Per me la storia del manifesto finisce il mese prossimo. E l'addio di Rossana certifica la mutazione genetica del giornale».

Rossanda se ne va senza sentimentalismi, parole come pietre. «Per il momento escludo che ci ripensi», assicura Parlato. Fausto Bertinotti è colpito, addolorato: «Se davvero è così è un disastro. Rossana e il manifesto sono la stessa cosa, Rossana è il manifesto, lei più di altri, anche di Pintor». La conclusione non è meno amara: «La sinistra del Novecento, così come l'abbiamo conosciuta noi, è finita».

 

stre39 rossana rossandaMARCO D ERAMO et07 david halevin evelina mannaVALENTINO PARLATO NORMA RANGERI - copyright PizziVauro

Ultimi Dagoreport

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...