DOPO IL SOGNO, L’INCUBO AMERICANO - NELLA EX NAZIONE PIÙ RICCA DEL MONDO CI SONO 46 MILIONI POVERI MENTRE "FORBES" ANNUNCIA CHE IL PATRIMONIO DEI 400 UOMINI PIÙ RICCHI D’AMERICA VALE QUANTO L´INTERO PIL DEL CANADA - DISUGUAGLIANZE SOCIALI COSÌ NON SI VEDEVANO DALLA GRANDE DEPRESSIONE - NEPPURE AVERE UN POSTO DI LAVORO BASTA: LA MAGGIORANZA DEI NUOVI POVERI HA UN IMPIEGO A TEMPO PIENO - INDIA E CINA SURCLASSERANNO L´OCCIDENTE NELL´UNICA GUERRA CHE CONTA: QUELLA PER GENERARE LAVORO QUALIFICATO E BEN PAGATO…

Federico Rampini per "la Repubblica"

Christine Lagarde del Fmi lancia l´allarme su una crisi che può «creare 44 milioni di nuovi poveri nel mondo». C´è un luogo dove questo pericolo è già diventato realtà. È la nazione (ex) più ricca del mondo, l´America. "Living in poverty", vivere nella povertà, è il titolo di una serie speciale lanciata dalla Cnn. È il problema quotidiano per 46 milioni di cittadini degli Stati Uniti. Tanti sono, secondo il Census Bureau, gli americani scesi sotto la soglia della povertà, 11.139 dollari di reddito annuo per un single o 22.314 per un nucleo familiare.

«Sono il 15% dei nostri connazionali, è un livello straordinariamente elevato, stiamo entrando in un paesaggio sociale pre-anni Sessanta» dice Alice O´Connors della University of California-Santa Barbara. Il riferimento agli anni Sessanta vale per diverse ragioni. Il 1964 è l´anno dell´ultima grande riforma di sinistra, la Great Society di Lyndon Johnson, che propone la "guerra alla povertà" come sfida nazionale. Gli anni Sessanta sono anche un'era di rivolte in tante metropoli americane, evocati di recente dal sindaco di New York Michael Bloomberg che teme una rinascita di tensioni.

Gli anni Sessanta sono infine la "casella di partenza" alla quale molti americani sono tornati. Perché a fianco all´aumento dei poveri l´America vive un impoverimento del ceto medio. Se prendiamo il reddito "mediano" e cioè quello della categoria più numerosa (la definizione di ceto medio per eccellenza), oggi il dipendente maschio adulto guadagna 48.000 dollari annui, in termini reali lo stesso potere d´acquisto dello stipendio mediano nel 1969. Sulla percezione del proprio status pesa l´allargamento delle diseguaglianze. Basta passare nella categoria sopra i 100.000 dollari di reddito annuo, e qui secondo il Census Bureau "gli effetti della recessione scoppiata nel 2008 sono già stati riassorbiti, il potere d´acquisto è tornato ai livelli pre-crisi".

La divaricazione tra le due Americhe diventa ancora più stridente se ci si concentra sulla punta della piramide. Prendiamo il 2% dei maschi adulti che stanno in cima alle classifiche degli stipendi. Ebbene, in confronto al reddito mediano che è tornato ai livelli del 1969, rispetto a quell´anno gli americani al top hanno visto aumentare i propri guadagni del 75%. Ancora più su troviamo la Top 400, la lista Forbes dei Paperoni d´America. I 400 miliardari hanno visto la loro ricchezza salire del 12% quest´anno. Questa esasperazione delle diseguaglianze non ha precedenti in America dagli anni Venti, un periodo di capitalismo predatore, che sfociò sul crac del 1929 e sulla Grande Depressione. Dalla fine della seconda guerra mondiale le diseguaglianze sociali "estreme" erano tipiche di paesi meno sviluppati: dall´India all´America latina.

Come si spiega che gli Stati Uniti siano diventati la società diseguale per eccellenza? Dov´è finito l´American Dream, il sogno di una mobilità sociale in ascesa che doveva sollevare tutti verso un tenore di vita decoroso? Una chiave d´interpretazione me la fornisce Robert Reich. Docente all´università di Berkeley, già ministro del Lavoro durante la presidenza di Bill Clinton, Reich è un punto di riferimento della sinistra democratica. Di recente ha pubblicato "Aftershock, il futuro dell´economia dopo la crisi" (in Italia da Fazi editore). «Una causa - mi dice Reich - è l´indebolimento del movimento sindacale americano. Rispetto agli anni Sessanta quando organizzavano oltre un terzo del mondo del lavoro, oggi nel settore privato i sindacati rappresentano appena il 7% dei dipendenti. E l´offensiva per indebolirli continua.

Dopo il settore privato ora è il pubblico impiego nel mirino della destra, con operazioni come quella avvenuta nel Wisconsin: dove governa la destra viene abrogato il diritto alla contrattazione collettiva». Per Reich la dilatazione delle diseguaglianze rischia di continuare anche in futuro. «Tutto dipende - dice - dalla ripartizione della ricchezza, quanta parte andrà ai profitti e quanta parte al lavoro».

Nell´America di oggi infatti non basta più un lavoro per proteggerti dalla povertà. Lo sottolinea Charles Blow sul New York Times guardando da vicino i dati del Census Bureau: «Tra quei 46 milioni di poveri la maggioranza non sono affatto disoccupati. Anzi i due terzi degli americani che vivono sotto la soglia di sussistenza hanno un posto di lavoro. La metà hanno addirittura un posto a tempo pieno». Questa è la vera campana a morto per l´American Dream, se neanche il lavoro è un´assicurazione contro la povertà. E´ un campanello d´allarme in particolare per i giovani.

La caduta di reddito più pesante nel 2010 è quella che ha colpito la generazione tra i 16 e i 24 anni: meno 9%. Il 45% della fascia compresa tra i 25 e i 34 anni si trova sotto la soglia della povertà, ed è aumentato del 25% il numero di coloro che devono abitare sotto lo stesso tetto dei genitori. Tutta colpa del degrado della scuola? Questa è una tesi molto diffusa tra gli esperti. La sposa un celebre rapporto McKinsey intitolato "L´impatto economico del divario di risultati nelle scuole d´America". Rilancia questa tesi un saggio in uscita il mese prossimo, a firma del presidente di Gallup, Jim Clifton.

Con il titolo "La prossima guerra del lavoro", Clifton illustra uno scenario di competizione globale in cui i colossi emergenti, Cina in testa, surclasseranno l´Occidente nell´unica guerra che conta: quella per generare milioni di nuovi posti qualificati e ben remunerati. Anche Clifton accusa gli Stati Uniti di avere accumulato ritardi nella formazione, soprattutto al livello della scuola superiore. Non tutti concordano, però. Il premio Nobel dell´economia James Heckman sostiene che l´ossessione sulla formazione professionale ci sta portando fuori strada.

Gordon Lafer dell´università dell´Oregon si spinge fino a denunciare «l´impostura del dibattito sulla qualità dell´apprendimento, che in fin dei conti sposta la responsabilità sui lavoratori: sono troppo poco istruiti, ecco perché non trovano lavoro, dunque la colpa non è certo delle imprese americane». Altri hanno indicato che la vera radice delle diseguaglianze americane è politica. "Winner-Take-All Politics", come l´hanno definito Jacob Hacker e Paul Pierson, è un sistema politico squilibrato in favore delle lobby del denaro: produce regole fiscali che aumentano le diseguaglianze, un´imposizione "regressiva" che redistribuisce alla rovescia.

Ma quando Barack Obama ha provato a mettere all´ordine del giorno una tassa sui milionari, per riportare il sistema fiscale a un minimo di equità, la destra gli ha risposto con il vecchio slogan di Ronald Reagan: «Questo è incitamento alla lotta di classe, è socialismo». La forza d´intimidazione di questa cultura di destra spiega forse il vero mistero americano: malgrado i timori di Bloomberg, pur all´apice delle diseguaglianze non ci sono in questo momento veri movimenti di protesta di massa.

 

AMERICANI CERCANO POSTO DI LAVOROwall streetSHANGAYBarack Obama

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...