raggi marino

NESSUNO È ABBASTANZA PURO PER L’EPURATO MARINO: ‘MI ASPETTAVO DI PIÙ DALLA RAGGI: ANCORA TROPPI ABUSIVI E CORRENTI DI POTERE. A ROMA STANNO TORNANDO QUEI SALOTTI E QUEI POTERI FORTI CHE IN QUESTO MOMENTO PAIONO FELICI DI POTER RIPRENDERE A GESTIRE IN MANIERA STERILE IL PATRIMONIO PUBBLICO’

 

Mauro Favale per ‘la Repubblica’

 

ignazio marinoignazio marino

Su legalità e abusivismo non ci siamo: «Le piazze della capitale sono piene di venditori abusivi, dopo la mia amministrazione i tavolini si stanno allungando ben oltre i limiti consentiti. E questo sotto gli occhi indifferenti di chi deve garantire la legalità ». Ignazio Marino parla di Roma e della giunta Raggi. Due mesi tra luci («La marcia indietro sulla riapertura al traffico di via dei Fori Imperiali») e ombre.

 

Cominciamo dalle ombre.

«Sono molto stupito da questo avvio di sindacatura: molte affermazioni fatte in campagna elettorale sono smentite da comportamenti che, se è vero quanto raccontano i giornali, sono dettati da un sistema correntizio. Lo stesso che io rifiutai e per il quale divenni inviso ai partiti».

 

Stadio della Roma e Giochi del 2024. La giunta sembra intenzionata a una frenata su entrambi i fronti

«Il primo porterà, solo nella fase di costruzione, tra 5 e 10 mila nuovi posti di lavoro e un finanziamento straniero di 1.300 milioni di euro. Sui Giochi, da portavoce dei cittadini, come si definiscono, dovrebbero presentare un piano sostenibile che come il nostro lasci una eredità utile a Roma e interrogare la città».

 

E sui Fori Imperiali?

«Apprezzo la rapida retromarcia sulla pessima decisione di riaprirli al traffico. Noi indicammo la completa pedonalizzazione per il primo agosto 2016. La si è voluta interrompere, poi si è deciso di posticiparne la data al primo gennaio 2017. Ringrazio chi ha firmato la mia petizione. Spero non ci siano altri cambi».

ignazio marino presenta il suo libro  6ignazio marino presenta il suo libro 6

 

Nel 2013, appena insediata, la sua giunta prese alcune decisioni, simboliche o di sostanza, che segnarono i suoi primi 100 giorni. Si aspettava di più dalla Raggi?

«Mi auguro abbiano un piano da rivelare nelle prossime ore. Ricordo che nel mio primo mese chiesi a Enrico Letta di inviare gli ispettori della Finanza in Comune per controllare come erano stati spesi i soldi nel passato. Poi nei primi 90 giorni abbiamo chiuso Malagrotta, riavviati i lavori della Metro C e avviato un piano di rientro per colmare un disavanzo da 816 milioni».

 

A proposito di Malagrotta: le viene imputato di averla chiusa senza un piano alternativo.

«Tutti gli addetti ai lavori sanno che eravamo pronti a porre nel dicembre 2015 la prima pietra di un impianto industriale a Rocca Cencia in grado di trasformare in energia 50 mila tonnellate di rifiuto umido all' anno. Bisognerebbe chiedere a chi ha avuto responsabilità dopo di me dal novembre 2015 a oggi per quale motivo Ama non sia stata messa in condizione di perseguire un piano già cantierabile».

 

Fino a metà giungno c' è stato il commissario Tronca.

«Tronca avrebbe potuto valorizzare di più l' intenso lavoro fatto da noi. Ha dato molta pubblicità al nostro database sugli immobili di Roma. Ma oltre alla denuncia sui giornali era necessario proseguire con la vendita, da me avviata, degli immobili non necessari per la città e usarne il ricavato per scopi sociali. Lui non l' ha fatto e questo per me è un danno economico gravissimo».

 

Per il Pd, con la Raggi tornano in auge personaggi dell' era Alemanno. È d' accordo?

«Io scelsi di circondarmi di persone sulla base di formazione professionale, obiettivi da raggiungere e discontinuità col passato.

Sono rimasto colpito dal fatto che tra le prime indicazioni dell' assessora Muraro, ci sia stata quella di riaprire l' impianto di Rocca Cencia, di proprietà di un privato, che fruttava 175 mila euro al giorno alla stessa persona. Questa la chiamo un' esemplare continuità con i 50 anni trascorsi tra il 1963 e il 2013, quando il sistema dei rifiuti di Roma era organizzato intorno all' idea di una grande buca che ha favorito il privato rispetto al pubblico».

 

Come giudica questi primi passi della giunta a 5 Stelle?

«Finora ho sentito solo parlare male del passato. Come se in sala operatoria, subentrando alla gestione di un chirurgo, invece di operare si passasse la giornata a criticare il collega».

 

E come giudica la città?

«A Roma stanno tornando quei salotti e quei poteri forti che in questo momento paiono felici di poter riprendere a gestire in maniera sterile il patrimonio pubblico. Ai Mercati generali, ad esempio, c' è un buco di ettari abbandonato, affidato dal Comune a un gruppo di imprenditori nel 2006. Non si vede una gru lavorare. Inoltre non vedo un impegno di sostanza sulle povertà».

 

Scarso interesse da parte della giunta Raggi sul tema?

«Non so se si tratta di disattenzione o di scelte. Io constato quello che vediamo ogni giorno. Ma aspettiamo, magari tra 5 giorni, come ha detto la sindaca, Roma sarà più pulita».

 

Lei ha votato Raggi al ballottaggio?

«Non ho mai detto di averla votata. Penso sarebbe stato inopportuno dare indicazioni di voto, anche per il modo in cui si è posto fine la mia sindacatura».

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…