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DAGOREPORT - NESSUNO VUOLE LE DIMISSIONI DI BEPPE SALA: DA SINISTRA A DESTRA, NESSUN PARTITO HA PRONTO UN CANDIDATO E TRA POCHI MESI A MILANO COMINCIANO LE OLIMPIADI MILANO-CORTINA – MA SALA VUOLE MANIFESTARE ALL'OPINIONE PUBBLICA UNO SCATTO DI DIGNITÀ, UN GRIDO DI ONESTÀ, UNA REAZIONE D'ORGOGLIO CHE NON LO FACCIA SEMBRARE  ''LU CIUCCIO 'MIEZZO A LI SUONI'' - L’UNICO A CHIEDERE IL PASSO INDIETRO DEL SINDACO È IGNAZIO LA RUSSA, CHE INVECE UN CANDIDATO CE L’HA ECCOME: MAURIZIO LUPI. METTENDO SOTTO LA SUA ALA IL PARTITO DI LUPI, "NOI MODERATI", ‘GNAZIO SOGNA IL FILOTTO: CONQUISTARE SUBITO IL COMUNE DI MILANO E NEL 2028 LA REGIONE LOMBARDIA – MOLTO DELL’INCHIESTA SULL’URBANISTICA DIPENDERÀ DALLA DECISIONE DEL GIP, PREVISTA PER MERCOLEDI': SE IL GIUDICE NON ACCOGLIERÀ LE RICHIESTE DEI PM (CARCERE O DOMICILIARI PER GLI INDAGATI), LA BUFERA PERDERÀ FORZA. VICEVERSA…

DAGOREPORT

beppe sala

Da destra a sinistra, nessun partito vuole le ventilate dimissioni di Beppe Sala da sindaco di Milano.

 

I numeri in consiglio comunale dell’ex city manager di Letizia Moratti sono solidi, e soprattutto ha incassato la solidarietà e il sostegno del Partito Democratico, a cui non è iscritto ma che è il primo azionista della sua maggioranza a Palazzo Marino.

 

"“Avanti insieme, perché non c’è alternativa. Ma cambiando strada, subito”. Dietro la formula diplomatica scelta da Elly Schlein per confermare il sostegno a Beppe Sala, si nasconde molto più di un attestato di fiducia", spiega Marco Antonellis sull'"Espresso".

beppe sala elly schlein

 

"È il segnale più chiaro di un disagio che al Nazareno non tentano neppure più di mascherare: la consapevolezza che le scelte urbanistiche di Milano degli ultimi nove anni – quelle finite nel mirino della Procura – rischiano di travolgere non solo la giunta, ma anche gli equilibri politici nazionali, consegnando il capoluogo lombardo al centrodestra. E con ciò compromettere anche l'onda lunga che dovrebbe successivamente portare a sfrattare Meloni da Palazzo Chigi''. 

 

ignazio la russa giorgia meloni beppe sala

Dall'altra parte della barricata, nemmeno Meloni, Tajani e Salvini vogliono che si apra un un nuovo fronte politico. In soccorso di Sala, per fargli cambiare idea di rassegnare le dimissioni, si sono avvicendati anche molti avversari politici, a partire dal come leghista Attilio Fontana, che come presidente della Regione ha sempre avuto buoni rapporti con il sondaco, per finire con Giorgia Meloni che, col pensiero rivolto anche ai casi Santanché e Delmastro, ha sventolato la bandiera del garantismo, sostenendo che non ci si debba dimettere per un semplice avviso di garanzia.

 

MANFREDI CATELLA beppe sala

 

 

Come scriveva ieri Lorenzo Giarelli sul "Fatto quotidiano", "Le dimissioni immediate del sindaco troverebbero impreparata la destra, con conseguente scontro interno per la candidatura nel bel mezzo di tavoli già complicati per le Regionali d’autunno. Ecco allora che se Sala prendesse tempo farebbe comodo a molti".

 

Travolto dall'inchiesta giudiziaria, Sala non vuole però perdere del tutto la faccia e finire politicamente fottuto. Rassegnando le dimissioni, vuole rendere evidente uno scatto di dignità, un grido di onestà, una reazione che non lo faccia sembrare all'opinione pubblica ''Lu ciuccio 'miezzo a li suoni'' - un asino alla festa di paese frastornato dalla banda che impazza.

BEPPE SALA MATTEO SALVINI

 

 

È possibile che le dimissioni annunciate dell’assessore alla rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, bastino a placare lo tsunami scatenato dalla Procura di Milano.

 

E che Sala resti al suo posto, come detto, conviene a tutti. Innanzitutto perché a febbraio 2026, tra pochi mesi, saranno inaugurate le Olimpiadi di Milano-Cortina, e sottoporre la città a una logorante campagna elettorale proprio mentre si svolge un evento di portata mondiale sarebbe controproducente per l’immagine già malconcia di Milano.

 

I PROTAGONISTI DELL INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SULL URBANISTICA

La seconda e fondamentale ragione che spinge tutti i partiti alla cautela nei confronti dell’inchiesta sull’urbanistica meneghina è che nessuno ha un candidato da schierare per un eventuale dopo-Sala.

 

Sotto la Madunina il nervosismo si taglia a fette: ci sono molti nodi da sciogliere, oltre al rapporto incestuoso tra politica e finanzieri che si trasformano in costruttori: il giro di mazzette e utilità varie, scoperchiate dai pm della Procura, fanno scopa con il terremoto finanziario che coinvolge Mediobanca, salotto buono meneghino, per la conquista del ricchissimo forziere di Assicurazioni Generali, e con i bagordi a base di coca-escort-champagne emersi con l’inchiesta sulla ''Gintoneria'' di Davide Lacerenza. Per non parlare dell'indagine in corso dei Pm milanesi sulla vendita "overnight" del 15% del Monte dei Paschi di Siena da parte del Mef di Giorgetti a Caltagirone, Milleri, Bpm e Anima Sgr.

 

ignazio la russa maurizio lupi assemblea noi moderati foto lapresse

Non è un caso che l’unico ad aver invocato le dimissioni di Beppe Sala e lo scioglimento della giunta sia Ignazio La Russa. Il "padrone della Lombardia" ha giustificato il reset con ragioni, diciamo così, operative: “Non è per garantismo, ma le dimissioni per le vicende giudiziarie non le ho mai chieste e non le chiederò mai. Però c’è uno scenario da valutare. Mi dicono che ora hanno paura di fare qualunque cosa e Milano rischia la paralisi. Prima va via la giunta e meglio è”.

 

La verità dietro tale supercazzola di dichiarazione è che ‘Gnazio sogna il blitz: avendo già lanciato come candidato a sindaco Maurizio Lupi. Con tale mossa, il presidente del Senato metterebbe sotto la sua ala "Noi Moderati" di Lupi, inserendo il partitino dentro Fratelli d’Italia. Di più: andare rapidamente al voto potrebbe permettere il filotto alla seconda carica dello Stato. Conquistare nel giro di pochi mesi il Comune di Milano, e nel 2028 agguantare finalmente, per la gioia del fratello Romano, le redini della Regione Lombardia.

 

 

ignazio la russa daniela santanche 2003

La sparata di La Russa non è ovviamente piaciuta alla sua amica Daniela Santanchè, che avrebbe preferito, pro domo sua, una posizione più cauta dal suo sodale verso Sala: la “Pitonessa, indagata e imputata, da mesi è bersagliata da continue richieste di dimissioni dal ministero del Turismo, e ora proprio il suo più fedele alleato chiede la testa di un sindaco per un semplice avviso di garanzia?

 

Dopo che Beppe Sala avrà sciolto la riserva, oggi in Consiglio comunale, alle 16.30, l’attenzione degli addetti ai lavori si sposterà  a mercoledì 23 luglio, quando si svolgeranno gli interrogatori degli indagati davanti al Gip.

MANFREDI CATELLA

 

Se il giudice istruttore decidesse di accogliere le richieste dei Pm sulle misure cautelari (domiciliari per l'assessore Tancredi e il finanziere-costruttore Manfredi Catella, carcere per altri quattro), l’inchiesta troverebbe nuovo vigore. Viceversa, il "caso Milano" tenderebbe un po’ a sgonfiarsi, almeno nell’attenzione politico-mediatica.

 

POST SCRIPTUM

Come hanno riportato le agenzie, a Manfredi Catella, l’avviso di garanzia è stato notificato “mentre stava per partire in aereo per un viaggio programmato”. Che in procura temessero una fuga del fondatore di COIMA?

 

contestazione del centrodestra contro beppe sala in consiglio comunale 1

 

 

 

“LA GIUNTA DEL COMUNE DI MILANO? PRIMA VA VIA, MEGLIO È” - IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO PER SFIDUCIARE IL SINDACO BEPPE SALA CHE, CON LE PROBABILI DIMISSIONI DELL'ASSESSORE TANCREDI, VEDE A RISCHIO LA MAGGIORANZA CHE LO SOSTIENE A PALAZZO MARINO: I VERDI, MOLTO CRITICI, SAREBBERO PROPENSI A MOLLARLO AL SUO DESTINO - UN DESTINO CHE ERA GIÀ SEGNATO QUANDO IL QUIRINALE BOCCIÒ IL “SALVA-MILANO”, ALTRIMENTI DETTO SALVA-SALA, DANDO VIA LIBERA ALL'INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO – BEPPE SALA SE L’E’ GIA’ CAVATA CON LA PRESCRIZIONE AL PROCESSO D’APPELLO SULL'INCHIESTA EXPO IN CUI ERA ACCUSATO DI FALSO IDEOLOGICO E PER CUI ERA STATO CONDANNATO IN PRIMO GRADO…

https://www.dagospia.com/politica/ignazio-russa-scende-in-campo-per-sfiduciare-sindaco-beppe-sala-441578

 

BEPPE SALA OGGI IN CONSIGLIO COMUNALE ALLE 16.30, PRONTI DUE DISCORSI CON FINALI DIVERSI: UNO CON LE DIMISSIONI, L'ALTRO NO (PREVALE IL SECONDO)

GIANCARLO TANCREDI BEPPE SALA

Estratto dell'articolo di Maurizio Giannattasio per il “Corriere della Sera”

 

Sul tavolo ha due discorsi. La prima parte è uguale. Cambiano solo le conclusioni. In quello con la copertina verde, Beppe Sala andrà avanti a fare il sindaco, forte dell’appoggio della sua maggioranza, in quello con la copertina arancione, il sindaco farà un passo indietro perché non ha nessuna intenzione di subire il destino dell’anatra zoppa e continuare a vivacchiare semicommissariato dalla sua maggioranza. Chi le ha intraviste sul tavolo, ha notato che il verde sovrasta l’arancione. […]

 

SALUTO ROMANO - MEME BY EMILIANO CARLI

 

Chi però pensa che gli esponenti del Pd siano usciti da casa Sala con il verdetto finale in tasca si sbaglia di grosso.

 

Le cartelline con i discorsi sono ancora lì sulla sua scrivania. Lo stillicidio di carte che escono giorno dopo giorno, il sentirsi continuamente messo in gioco come autore di reati, il timore di non potere portare avanti le cose da fare sono bandierine da tenere in considerazione.

 

Nella prima parte del suo discorso all’aula ricorderà le cose fatte, il miliardo per il welfare, il piano casa, le scelte sulla mobilità dolce, il bilancio che merita la tripla A, gli investimenti sulla cultura, le battaglie sui diritti. Per la seconda parte, bisognerà aspettare le riflessioni notturne e per chi legge il giornale è già il giorno delle grandi decisioni.

beppe sala Giancarlo Tancredi beppe salaignazio la russa e beppe sala - commemorazione Sergio Ramelli

GIANCARLO TANCREDI

romano la russa all evento della fondazione fedez a milano

contestazione del centrodestra contro beppe sala in consiglio comunale 5

 

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