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NETANYAHU, CHE GAZA DICI? - LA RISPOSTA DI "BIBI" AL RAPPORTO DELLE NAZIONI UNITE SECONDO CUI 514 MILA PALESTINESI VIVONO IN STATO DI CARESTIA (CAUSATA DALLO STATO EBRAICO): "GLI UNICI AD ESSERE AFFAMATI A GAZA SONO GLI OSTAGGI ISRAELIANI" - SECONDO L'ONU, SE LA SITUAZIONE NON DOVESSE CAMBIARE A BREVE, ALMENO 132 MILA BAMBINI SOTTO I 5 ANNI SOFFRIRANNO DI MALNUTRIZIONE ACUTA E 55 MILA DONNE INCINTE RISCHIERANNO DI MORIRE - ANCHE LA TV ISRAELIANA ("CANALE12") ACCUSA "BIBI": "L'UNICO MONDO CHE INTERESSA A NETANYAHU È L'AREA TRA CAPITOL HILL E 1600 PENNSYLVANIA AVENUE, A WASHINGTON"

Estratto dell'articolo di Fabiana Magrì per "La Stampa"

 

carestia a gaza 1

Tre tavole vuote per visualizzare una guerra. Quella senza cibo di oltre mezzo milione di palestinesi nella Striscia. Per la prima volta l'Onu riconosce formalmente che la fame è arrivata a livelli da carestia «nel governatorato di Gaza» e prevede che l'estrema condizione di mancanza di cibo «si estenderà a Deir Al-Balah e Khan Yunis entro la fine di settembre».

 

Poi, la tavola del 98esimo shabbat senza i propri cari per le famiglie degli ostaggi israeliani. A Gerusalemme ne hanno allestita una simbolica, proprio davanti alla residenza del premier Benjamin Netanyahu, perché il terzo tavolo, disertato e sterile, è quello delle trattative per un accordo con Hamas. Dalla strada che, scherzi del destino, si chiama Azza Street (via Gaza) i parenti dei rapiti il 7 ottobre del 2023 urlano nei megafoni: «Primo ministro, sostituisca il suo tavolo per la cena dello shabbat con quello negoziale. I nostri cari non hanno il privilegio di aspettare un giorno di più: 686 giorni sono già troppi!». [...]

 

BENJAMIN NETANYAHU VISITA I SOLDATI ISRAELIANI NELLA STRISCIA DI GAZA

E anche sui numeri diffusi dalle Nazioni Uniti con un rapporto redatto dagli analisti del sistema globale di monitoraggio della fame – l'Integrated Food Security Phase Classification (Ipc) – tra l'Onu e Israele si scatena l'ennesimo scontro di fact checking incrociati.

 

L'Ipc stima che circa 514mila persone – ovvero quasi un quarto della popolazione di Gaza – viva in stato di carestia. Le Nazioni Unite prevedono anche che il numero dei gazawi ridotti alla fame salirà a 641mila entro la fine di settembre.

 

Preoccupano soprattutto i bambini: almeno 132mila sotto i cinque anni a rischio di morte per malnutrizione acuta entro il prossimo giugno. E le 55.500 donne incinte o in periodo di allattamento con gravi carenze di cibo. Raid aerei e combattimenti, il blocco degli aiuti di 11 settimane imposto da Israele alla Striscia dopo il fallimento dell'ultimo cessate il fuoco il 2 marzo, gli sfollamenti e il crollo della produzione alimentare:

 

mancanza di cibo e acqua a gaza

con queste aggravanti, la fame – insiste l'Ipc – è a livelli potenzialmente letali in tutta l'enclave costiera. Ai funzionari dell'Onu spettano sintesi e condanne. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk invita a considerare se le morti per fame costituiscano un crimine di guerra.

 

Accuse che Israele respinge nettamente. Anzi, passa al contrattacco. Ghassan Alian, il capo del Cogat (il dipartimento dell'esercito responsabile del flussi degli aiuti) sostiene che l'approccio adottato per il rapporto – «parziale e costellato di gravi difetti metodologici» perché si basa in parte su valutazioni di operatori dell'Unrwa, «alcuni dei quali sono agenti di Hamas» – mina la credibilità e la fiducia che la comunità internazionale può riporre in esso.

 

forno preso d'assalto a gaza

Gli unici a essere «deliberatamente affamati a Gaza – si infuria Netanyahu – sono gli ostaggi israeliani». Il ministero degli Esteri sostiene che l'osservatorio «ha distorto le proprie regole» e «modificato il proprio standard globale, riducendo la soglia del 30% al 15% solo per questo rapporto, ignorando completamente il secondo criterio, cioè il tasso di mortalità». Ecco perché il premier israeliano liquida il rapporto, in sintesi, come una «menzogna assoluta».

 

Gran Bretagna e Spagna, tra i primi, condannano rispettivamente l'«oltraggio morale» e la «fame indotta» da Israele a Gaza. Il rapporto nasce per essere presentato al Consiglio di Sicurezza, il prossimo 9 settembre all'Onu, e per decretare ufficialmente una «epidemia di carestia» a Gaza. Ma Netanyanu non si cura delle accuse che piovono sullo Stato ebraico da tutto il mondo. Come ironizza il giornalista del Canale12 israeliano, Amit Segal, l'unico mondo che interessa davvero a Netanyahu è «un'area con un diametro di poco più di un miglio: tra Capitol Hill e 1600 Pennsylvania Avenue». [...]

netanyahu gaza palestinabenjamin netanyahu

assalto ai magazzini di cibo a gaza 3

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