NON C’E’ SINTONIA SUL CANALE DI PANAMA – E’ SEMPRE PIU’ “PROBABILE” LA SOSPENSIONE DEI LAVORI - E SALINI CERCA UNA SPONDA IN LETTA

1-CANALE PANAMA: SALINI E TODINI A PALAZZO CHIGI
Dall'"Ansa"
Incontro oggi a Palazzo Chigi sulla questione Panama tra Pietro Salini, Luisa Todini, il consigliere economico del premier Enrico Letta, Fabrizio Pagani e il consigliere diplomatico Armando Varricchio. Nella notte l'amministratore del Canale, Jorge Quijano ha indicato come "probabile" la sospensione dei lavori la prossima settimana. Al centro la controversia nata sulla lievitazioni dei costi per l'ampliamento del canale tra l'autorità e il consorzio guidato da Sacyr e di cui fa parte anche Salini-Impregilo.


2-IMPREGILO, STRETTA SULL'INTESA A PANAMA
Laura Galvagni per il "Sole 24 Ore"

Ore cruciali per provare a superare l'impasse che si è venuta a creare sul progetto di realizzazione del secondo Canale di Panama, teatro da inizio anno di un braccio di ferro tra il governo locale e il consorzio Gupc (guidato dalla spagnola Sacyr e composto da Salini-Impregilo, Jan de Nul e Cusa).

Ieri le diplomazie erano al lavoro sia sul fronte interno, Pietro Salini in tarda serata avrebbe incontrato il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi dopo alcuni contatti con Palazzo Chigi, sia sul fronte esterno con Manuel Manrique, numero uno del colosso iberico, nuovamente al tavolo con Jorge Quijano, amministratore delegato di Acp (Panama Canal Authority). L'obiettivo, nell'interesse di tutti, è evidentemente quello di trovare una soluzione condivisa che permetta di sorpassare lo stallo.

Lo stesso presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, si è espresso così ieri: «Auspico che si arrivi a una composizione amichevole del contenzioso affinché un'opera straordinaria come il raddoppio del canale possa essere conclusa nel migliore dei modi, per cogliere l'obiettivo di un'ulteriore crescita dei flussi commerciali internazionali».E proprio di una composizione amichevole si sarebbe discusso ieri. Intesa che, secondo quanto si apprende da fonti del consorzio, punterebbe a individuare una cifra accettabile sulla quale poi avviare, come garanzia, un arbitraggio internazionale che certifichi la congruità della somma ancora da versare per completare il secondo canale.

Nel dettaglio, come emerso recentemente, la maxi opera, del valore superiore ai 5 miliardi di dollari, ha incamerato extra costi per quasi 1,6 miliardi di dollari. La Repubblica di Panama si è fatta carico di 750 milioni di dollari di spesa extra mentre altri 300 milioni sono stati garantiti dai soci del consorzio. Mancano tuttavia all'appello circa 500 milioni per poter concludere il "valico" e questa somma potrebbe essere così ripartita: 400 milioni da Panama e 100 milioni dal consorzio.

Con l'aggiunta, però, di un arbitraggio internazionale che si esprima sul corretto valore della somma. Una sorta di garanzia postuma che permetterebbe di non stoppare i lavori e di completare la maxi opera. Su questo, insomma, si starebbe ragionando nelle ultime ore nella speranza di trovare una quadra che faccia l'interesse di tutte le parti in causa.

Il «raddoppio» del traforo lungo 81 chilometri, che unisce i due Oceani, Atlantico e Pacifico, è un progetto arrivato quasi al termine e che proprio a un passo dalla fine lavori è diventato una sorta di caso internazionale. E questo, fondamentalmente, per colpa del basalto, ossia a causa di un problema geologico. Il progetto tecnico del canale prevedeva che i costruttori riutilizzassero la roccia estratta dallo scavo come componente per il calcestruzzo con cui realizzare le paratoie del canale e delle chiuse. Si è poi scoperto, però, che quella miscela non poteva essere utilizzabile.

Di qui la conseguente levitazione dei costi: 1,6 miliardi aggiuntivi sui quali è scattato il braccio di ferro tra governo e consorzio. Con quest'ultimo pronto a stoppare i lavori e Panama intenzionata ad affidare l'opera ad altri se tra le parti non si dovesse trovare un'intesa. Accordo che permetterebbe la conclusione lavori e di aprire il secondo "valico" evitando peraltro un danno economico considerevole al paese. Si stima, infatti, che a regime i pedaggi potrebbero arrivare fino a 6,5 miliardi di dollari l'anno.

 

Pietro Salini salini IL CANTIERE DEL CANALE DI PANAMA IL CANALE DI PANAMA LOGO IMPREGILOSQUINZI CECCHERINI A BAGNAIA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…