meloni la russa santanche' fazzolari

“NON CI FAREMO LOGORARE” – LE DIMISSIONI DI SANTANCHE’, DELMASTRO E BARTOLOZZI, CHE SI AGGIUNGONO ALLE TENSIONI CON GLI ALLEATI, FANNO CRESCERE LA TENTAZIONE DI PALAZZO CHIGI DI ANDARE AL VOTO ANTICIPATO (NE E' UN SOSTENITORE IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI) – LA "PITONESSA" SANTANCHE', CHE SI E' CONGEDATA SCRIVENDO UNA VELENOSISSIMA LETTERA D’ADDIO INSIEME ALL’AMICO IGNAZIO LA RUSSA, COVA VOGLIA DI RIVALSA – MARINA BERLUSCONI, CHE HA CHIAMATO GIORGIA MELONI PER CAPIRE SE IL CASTELLO STA CROLLANDO, VUOLE LIBERARSI DEI DUE CAPIGRUPPO DI FORZA ITALIA, MAURIZIO GASPARRI E PAOLO BARELLI - NELLA LEGA CRESCE IL MALUMORE PER L'IPOTESI DI MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE E RIXI LO DICE CHIARAMENTE: "NON SI VINCONO LE ELEZIONI CAMBIANDO LA LEGGE ELETTORALE ALTRIMENTI LA GENTE NON SI FIDA PIÙ. SE VUOI VINCERE, TAGLIA LE TASSE” - IL CLIMA È DA RESA DEI CONTI E INIZIANO A CIRCOLARE LE VOCI, POI SMENTITE, DI SOSTITUIRE GIOVANNI DONZELLI CON ARIANNA MELONI COME RESPONSABILE ORGANIZZAZIONE DI FRATELLI D'ITALIA...

Tommaso Ciriaco per la Repubblica - Estratti

 

(...) alle 18 e con un sospiro di sollievo collettivo, la ministra lascia.

 

DANIELA SANTANCHE E GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY VUKIC

Non è la premier a chiamarla, stavolta. Raccontano di una presidente del Consiglio infuriata, durante la missione ad Algeri. Risucchiata in un braccio di ferro che — ora dopo ora, in attesa delle dimissioni — fa sembrare sempre meno solida la sua presa sull'esecutivo.

 

Anche le indiscrezioni sul comunicato di addio che arriva o forse no, diventano per Meloni l'indizio di un tentativo giudicato inaccettabile: Santanchè starebbe tentando di trattare una resa.

 

La rabbia aumenta, il mandato della premier agli "ambasciatori" — i soliti, da Ignazio La Russa in giù — diventa brusco: spiegatele che se non lascia lei, la settimana prossima siamo noi a presentare una mozione di sfiducia, perché certo non permetterò che sia solo il Pd a mandarla via.

 

(…)

A sera, sembra possibile una soluzione diversa: interim del Turismo alla presidente del Consiglio e gestione del dicastero condivisa tra Gaetano Caputi (capo di gabinetto a Palazzo Chigi) e il deputato di FdI Gianluca Caramanna, già consigliere del ministero per i rapporti istituzionali, promosso sottosegretario.

GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

È una soluzione che evita passaggi al Colle e che mantiene equilibri fragili tra alleati. Fosse soltanto un problema di meloniani da sostituire al governo, poi: da ieri, la leader deve gestire un'enorme crepa politica nella maggioranza.

 

Se Marina Berlusconi muove alcuni dei ministri a lei più vicini per organizzare la sostituzione dei capigruppo di Camera e Senato, cosa può succedere a Forza Italia? E ad Antonio Tajani?

 

Destabilizzazione pericolosissima, perché genera scontenti e potenziali defezioni. Prospettive fosche per la legge elettorale, come per gli altri provvedimenti più delicati. E tensioni analoghe si intravedono nella Lega, che ieri ha contribuito allo slittamento del ddl su Roma Capitale, caro alla premier. «Non si vincono le elezioni cambiando la legge elettorale — rileva il viceministro del Carroccio Edoardo Rixi — altrimenti la gente non si fida più. Se vuoi vincere, taglia le tasse».

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

 

Il panico, intanto, alimenta voci impossibili da gestire. Una, insistente tra Camera e Senato, riferisce di una possibile sostituzione lunedì prossimo di Giovanni Donzelli con Arianna Meloni, nel ruolo di capo dell'organizzazione del partito. Da Fratelli d'Italia la smentita è secca e reiterata. E pure il diretto interessato ironizza: «Ditemi dove firmo... sono a disposizione e ne sarei felice...».

 

Tutto, però, alimenta sospetti, nulla sembra più come prima. E d'altra parte, anche i meloniani di più stretta osservanza ormai non escludono nulla. Diverse fonti indicano in Giovanbattista Fazzolari il teorico della linea drastica. In diversi contesti, non avrebbe escluso in queste ore il ricorso a elezioni anticipate.

 

Che sia una strategia per compattare, o un concreto piano per l'azzardo, sarà chiaro nelle prossime settimane. Anche Donzelli, comunque, lancia un segnale: «Meloni non si lascia logorare. Il governo non è disponibile a rimanere abbarbicato alla poltrona in condizioni di continue critiche, quindi rimuove tutti gli ostacoli che possono complicarne l'attività».

 

LA LITE, POI LO SFOGO SCRITTO CON LA RUSSA E MELONI SENTE MARINA BERLUSCONI

Ilario Lombardo per la Stampa - Estratti

daniela santanche ignazio la russa forum turismo foto lapresse

 

Una cosa è certa, Daniela Santanchè sa come entrare e sa come uscire di scena. Conosce le regole dello show, le pause, i ritmi, il giusto equilibrio tra dramma e leggerezza.

 

Ma soprattutto: vuole scrivere lei il proprio finale, anche quando è scontato. Come ieri.

 

È finita come doveva finire.

 

Anche se la premier avrebbe preferito arrivarci in un modo più tranquillo e pulito, senza le scorie di una lite che si è consumata tutta in pubblico, con una nota irrituale per chiedere alla ministra le dimissioni e una altrettanto irrituale lettera di risposta dopo 24 ore di silenzio e agonia. Ma, a ogni modo, pur con questo strascico inatteso, Meloni considera le dimissioni di Santanchè, assieme a quelle del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capa di gabinetto del ministro, Giusi Bartolozzi, un passaggio necessario.

GIORGIA MELONI - MEME SUL REFERENDUM

 

Un sacrificio collettivo per ripartire, dopo la dura sconfitta al referendum, e per affrontare l'ultimo delicatissimo anno prima del voto. Anche a costo di dare l'impressione che tutto possa collassare da un momento all'altro. Sono vibrazioni negative che arrivano fino a Milano, nell'ufficio di Marina Berlusconi e che convincono la presidente di Fininvest a chiamare Meloni.

 

Ufficialmente per analizzare il risultato, pessimo, del referendum. In realtà la primogenita di Silvio, finanziatrice e dunque padrona di fatto di Forza Italia, vuole sondare le intenzioni della presidente del Consiglio, capire se le teste che stanno per cadere porteranno a un rimpasto o - anche peggio – se è a rischio la stabilità del governo. Il clima è da resa dei conti, indubbiamente. Anche dentro FI parte un processo agli uomini di fiducia del leader Antonio Tajani, i due capigruppo Maurizio Gasparri e Paolo Barelli che da mesi Marina pretende siano ridimensionati nel loro potere.

 

DANIELA SANTANCHE IGNAZIO LA RUSSA IN VACANZA

L'erede del fondatore immagina un ruolo di primo piano per Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera. Aveva già imposto a Tajani il suo nome come portavoce del partito nella campagna per il Sì e ha notato che se la cava alla grande in tv, soprattutto le è piaciuto nel confronto con il magistrato Henry John Woodcock. Nessuna conferma che abbiano discusso anche di questo, ma Meloni non è rimasta certo stupita quando le hanno riferito delle prossime capitolazioni tra gli azzurri.

 

E potrebbe non essere finita qui. Anche se il diretto interessato smentisce, continua a circolare con insistenza l'idea che stia per compiersi un avvicendamento ai vertici di FdI, con Giovanni Donzelli che lascerebbe il posto di responsabile organizzazione del partito ad Arianna Meloni, come scritto ieri da La Stampa. Una mossa dettata dall'insoddisfazione per la gestione della campagna referendaria, responsabilità che nella logica della premier non andrebbe addossata alla sorella, nonostante il suo ruolo di primo piano. FdI è un partito con i nervi a pezzi.

GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

Le ore trascorse tra la nota di Meloni contro Santanchè e l'addio al governo della ministra del Turismo con una lettera piena di orgoglio e amarezza, scritta con accanto Ignazio La Russa, rivelano una trama di relazioni umane logorate. La premier, la ministra e il presidente del Senato sono i protagonisti di questo metaforico e teatrale «carnage», una carneficina politica nel salotto di casa, ma con le pareti di vetro.

 

Sono passate da poco le sei di sera di martedì. Meloni ha appena comunicato via telefono a Santanché che deve dimettersi. Per il bene del partito, ancor prima che per il governo. La sconfitta al referendum brucia.

 

giorgia meloni vota a spinaceto

Vuole rigenerare l'immagine di FdI, spuntare gli argomenti di Giuseppe Conte che sulla giustizia le rinfaccia ambiguità e contraddizioni. La decisione di un passo indietro di Delmastro e di Bartolozzi era presa da giorni, raccontano fonti della cerchia più stretta. Entrambi sapevano del loro destino. Santanchè no. Non se lo aspettava.

 

Per questo la sua prima reazione è di banale sorpresa: «Perché? Perché ora?» chiede a Meloni. Santanchè anticipa alla premier quello che poi scriverà nella lettera. Non vuole entrare «nel mucchio» - questo il termine che avrebbe usato – con Delmastro e Bartolozzi, pagare per il referendum perso. Le chiede di aspettare.

 

GIORGIA MELONI MARINA BERLUSCONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Anche perché lei, sostiene, a differenza di Delmastro, non ha alcuna condanna. È a processo per falso in bilancio, indagata per bancarotta, ma nell'inchiesta politicamente più rilevante che riguarda il presunto uso fraudolento della cassa integrazione durante il Covid per le sue aziende «non c'è nemmeno – rivendica – un rinvio a giudizio».

 

E se ci sarà, sarà non prima di ottobre. Le sue sono preghiere inutili. Meloni ha deciso. Ed è a quel punto che Santanchè decide di sfidare la premier: «Me lo devi chiedere tu pubblicamente», dice e subito dopo fa filtrare alle agenzie che l'indomani (ieri, ndr) sarebbe stata tranquillamente al lavoro.

 

la ducetta e i quadrumviri crespi, sangiuliano, meloni, la russa, santanche

Passano pochi minuti e Meloni l'accontenta con un comunicato. Il giorno dopo è solo suspence.

 

Mandano il deputato Paolo Trancassini a parlarle ma lei si nega. Santanchè gioca con la pazienza di FdI mentre nel partito già ci si diletta con il totonomi (probabile o un interim di Meloni o un tecnico d'area, come Alessandra Priante e Ubaldo Fusco, mentre tramonta la suggestione dell'ex governatore leghista del Veneto Luca Zaia) e si ipotizza il giuramento al Quirinale già oggi.

 

Santanchè resta al ministero fino alle tre di pomeriggio.

 

antonio tajani

Poi raggiunge La Russa, l'amico di sempre, colui «che non mi abbandonerà mai». Lui raccoglie il suo ultimo sfogo.

 

«Hai ragione sul rinvio a giudizio» le dice e lo ripeterà a sua volta in una nota. Poi scrivono la lettera assieme.

 

giorgia meloni ammette la sconfitta al referendum sulla giustizia 4IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONIMARINA BERLUSCONI - GIORGIA MELONI - MARTA FASCINAIL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONIignazio la russa daniela santanche 2003 ignazio la russa daniela santanche daniela santanche ignazio la russa ignazio la russa e daniela santanche al concerto di elton john nel 2003giorgia meloni al seggio per il referendum sulla giustizia foto lapresse1LA MANINA ERA UNA MANONA - LA VIGNETTA DI GIANNELLI DOPO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM

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