1.L’ITALIA AMBIGUA DEL 1992, UNA REDAZIONE MESSA SU DA ZERO, UNA PUBBLICAZIONE CHE NON USCIRÀ MAI MA CHE SERVE SOLTANTO A STUDIARE PERSONE, CATALOGARE EVENTI E A IMPADRONIRSI DI FATTI NON ANCORA ACCADUTI PER MANOVRARLI MEGLIO 2. “NUMERO ZERO”, IL NUOVO ROMANZO DI UMBERTO ECO, È UN LIBRO SUL GIORNALISMO, MA NON SI OCCUPA DI “MACCHINE DEL FANGO” E NON PRENDE DI MIRA BERLUSCONI O I BERLUSCONIANI, COME QUALCUNO AVEVA TEMUTO O SPERATO CHE FOSSE 3. PER FURIO COLOMBO, “NUMERO ZERO” SERVE A GUIDARE I LETTORI “NEL GRANDE SPAZIO VUOTO CHE È DIVENTATA L’ITALIA DEGLI ANNI NOVANTA, QUANDO I PROTAGONISTI DELLA NUOVA OPERA ITALIANA ERANO IL MARIUOLO, IL MAGISTRATO E IL GIORNALISTA”

di Furio Colombo per "Il Fatto Quotidiano"

 

 

   l nuovo libro di Umberto Eco (nuovo in molti sensi, come vedremo) comincia prima della prima pagina. L’editore aveva previsto, sul modello americano, una sequenza implacabile. Nella seconda metà di dicembre diffusione di notizie (è un libro relativamente breve, è un libro sul giornalismo, si svolge quasi ai nostri giorni, è un romanzo), Nella prima metà di gennaio le date importanti: conversazione con Eugenio Scalfari (Venerdì di Repubblica) pubblicazione di un capitolo su Repubblica (9 gennaio), appuntamento con Fabio Fazio per il consueto lancio dei grandi libri. Embargo rigidissimo. Neppure persone fidate erano ammesse a toccare una copia del volume. Non dovrà esserci una riga di recensione prima di Repubblica.

UMBERTO ECO - NUMERO ZEROUMBERTO ECO - NUMERO ZERO

 

   COME nel libro di Eco (Numero Zero, Bompiani) non tutte le trame accuratamente preparate da grandi esperti si realizzano. Già prima del 30 dicembre molte edicole di Roma (in un mondo ormai privo di librerie) si sono attrezzate per avere il libro bene in mostra fra Diabolik e Fabio Volo. E così una fitta prevendita è cominciata sotto buoni auspici. E qualche fondato malumore per lo strano rapporto inaugurato dall’editore con il finto rigore di un finto embargo, una trovata un po’ modesta per un autore come Umberto Eco, e un po’ spiazzante per chi ha creduto alla parola degli addetti.

 

   Ma lettura preventiva e imprevista di alcune critiche porta qualche vantaggio. Per esempio posso rassicurare i lettori di Libero: non è affatto un insulto ai berlusconiani. Berlusconi non c’è e non c’entra. Eco non perde né una pagina né un paragrafo del suo libro a “massacrare i giornalisti solo se sono di destra”, come suggerisce il riassunto (peraltro accurato) di Giuseppe Pollicelli.

 

tullio pericoli umberto eco tullio pericoli umberto eco

   Diciamo che il libro non è una esaltazione della professione, non è il famoso grido di Humphrey Bogart al fuori legge finalmente denunciato dal giornalista coraggioso: “È la stampa, bellezza. E tu non puoi farci niente”.

 

   Se mai questa frase – a rovescio – è una chiave di lettura del libro, ma riguarda il sistema delle notizie, non i giornalisti di destra. Il critico di Libero dovrebbe sapere che viviamo in tempi di “Patto del Nazareno”, tempi in cui la realtà sorpassa di molto la finzione e dunque è inutile (ma anche sbagliato per questo libro) tornare ai militanti Anni Sessanta.

 

   Tutto qui si svolge nel 1992, in un’epoca smagata e senza vessilli dove si stanno smontando avventure ideologiche e si stanno preparando avventure d’affari. E tutto, in Numero Zero, serve a guidarti nel grande spazio vuoto che è diventata l’Italia degli Anni Novanta, quando i protagonisti della nuova opera italiana erano il mariuolo, il magistrato e il giornalista.

 

   La trovata dell’autore è stata non di seguire i giornalisti (pochi e sempre meno) che, di fronte a rivelazioni enormi non hanno mai smesso di informare (o di tentare di farlo). Ha visto, invece, una delle tante attive e fattive zone d’ombra in cui persone di una certa potenza mobilitavano, senza scoprirsi, persone di una certa abilità e mestiere affinché assoldassero persone adatte nel più tipico dei progetti che si mette in cantiere nelle epoche incerte: il numero zero, molto parlato e mai visto, di una pubblicazione che non esisterà mai, ma serve a studiare persone, scoprire eventi, impadronirsi di fatti non ancora avvenuti ed eventualmente manovrarli.

Umberto Eco Umberto Eco

 

L’intuizione di Eco però (l’esperienza di quegli anni gli dà ragione) non è di mostrare che il vortice “redazione finta” e “il giornale che non esce” sono gli avamposti di misteriose P2. Semplicemente sono un’idea, che molti della generazione di Eco e mia hanno visto mille volte accadere perché serviva a reclutare, valutare, “fidelizzare” persone spiazzate con qualche talento o propensione, e che (come in effetti hanno mostrato gli eventi) avrebbero poi prestato qualche tipo di servizio utile e fidato.

 

   POSSO DIRE (nel libro non si dice) che qualcuno di quella redazione finta per un giornale finto, immaginata da Eco, è finito persino alla Rai, scalando buone posizioni che non hanno niente a che fare col curriculum? Non sono sicuro se dire che Numero Zero è pura fiction per narrare situazioni vere e fatti veramente accaduti. O se suggerire che fatti veri, che chi era in giro allora ha conosciuto o intravisto, sono materiale prezioso (e qui usato con molta abilità) per affrontare e far toccare con mano situazioni che altrimenti resterebbero astratto materiale di saggistica.

Umberto Eco Umberto Eco

 

   Per esempio, cos’è una notizia? Questo libro affronta il problema su cui le scuole di giornalismo esitano appoggiandosi ancora ai “fatti veri” o alla “obiettività” . Qui la notizia è materia viva estratta dal materiale organico chiamato vita e tagliato e selezionato (dal vero) in modo che significhi la cosa che sto cercando e che voglio passare come evidenza e come prova. Sarà indiscutibile perché dimostrata, benché frutto di una accurata operazione di selezione, separazione, aggregazione.

 

Nel libro, Eco affida ai suoi personaggi un linguaggio semi colto, accurato, niente affatto ridicolo, niente affatto paradossale. Con quel linguaggio e con le enormità che dicono possono andare in televisione quando vogliono e diventare citazione autentica e infinita. Interessante è la formazione del gruppo redazionale, ciascuno affine in un punto (è aggregabile senza il fastidioso scrupolo dei perché) tutti diversi nei personalissimi percorsi di formazione, nessuno eccelso, nessuno in sé (già) spregevole. Non suscitano simpatia né voglia di conoscerli e di lavorare insieme. Ma che cosa avrà provocato nel cronista di Libero la persuasione che questa sia la descrizione di persone di destra, anzi berlusconiane? Eco ha visto e trascritto l’intristirsi del tempo (che ha colpito la professione giornalistica più di altre) e la racconta in un testo di fiction storica, più svelta, più agile (più “giornalistica”?) di altri suoi libri, ma in cui ogni citazione del linguaggio dei lontani Anni Novanta è accurata.

COPERTINA DI _SETTE_ DEDICATA AL LIBRO DI UMBERTO ECOCOPERTINA DI _SETTE_ DEDICATA AL LIBRO DI UMBERTO ECO

 

   Il complotto, importante strumento di broglio e di imbroglio in tutte le storie di Eco, qui si situa come un “a parte” nel senso che è facoltativo seguirlo, ma è obbligatorio sapere che, nella persuasione comune di un Paese che riceve solo notizie alterate, il riferimento al complotto come spiegazione, soluzione o via d’uscita, è indispensabile. Troppi comportamenti appaiono a vuoto (perché nessuno ne darà ragione o spiegazione), troppe decisioni sono stravaganti e inutili e dannose benché prese da persone responsabili, per non essere dettate da ragioni segrete. Sapere che non ci sono tali ragioni sminuirebbe troppo le nostre immagini delle ombre della caverna e ci farebbe sentire più soli.

 

Leggendo ti rendi conto che la narrazione è stata propriamente collocata in un punto obbligato della storia italiana. Subito prima nel giornalismo c'è un fervore che può essere giudicato in molti modi, ma è pieno di autostima e circondato da apprezzamento sociale. Subito dopo vengono Vespa e Minzolini. E persino la trovata della finta redazione come avamposto di osservazione si sfalda in serate alla Crozza.

Umberto Eco Umberto Eco

 

   IN MEZZO c’è il fenomeno di cui Eco ha personalmente più esperienza ma non gli interessa (non qui) raccontare. È la grande demarcazione fra prima e dopo Internet, fra prima e dopo i social network.

 

   Nel libro, il dopo lo trovate solo nel nome dei personaggi. Sono scelti quasi tutti tra i nomi dei diversi caratteri che potete adottare per la scrittura computeristica. E così come nei film americani girati in studio passa un’auto d’epoca per ricordarti che stai guardando un period movie (anche se il periodo è recente) Eco introduce la battuta sui telefonini che non dureranno perché costano troppo e servono poco.

 

Ma il prima ci porta al dopo: luccica sempre la pietra falsa della notizia che non c’è.

E non basta il cambiamento epocale della grande frontiera informatica. Questa è la trovata del libro di Eco e la sua credibilità di romanzo (e di testo per le scuole di giornalismo). Ciò che doveva accadere è già accaduto, è accaduto prima. Non sapevamo, e continuiamo a non sapere. Qualcuno continua a tener d’occhio, a volte con pretesti che sembrano nobili, i nostri disorientamenti e le nostre incertezze, il nostro cercare.

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…