GALAN IMMARZULLATO - SCORRERE LA LISTA DEI NOMINATI (IN EXTREMIS) ALLE COMMISSIONI MINISTERIALI PER IL CINEMA E SCOPRIRE CHE “CINEMATOGRAFO” DI MARZULLO S’È TRASFERITO AL MIBAC - SOLO PERCHÉ CONVINTO DAL SUO CAPO DI GABINETTO SALVO NASTASI, L’ORMAI EX MINISTRO GALAN GIOVEDÌ SCORSO NON HA FIRMATO PER TIGNA, COME AVREBBE VOLUTO, IL DECRETO CHE NOMINAVA PRESIDENTE DELLA BIENNALE IL PUBBLICITARIO GIULIO MALGARA…

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Solo perché convinto in extremis dal suo capo di gabinetto, il ragionevole Salvo Nastasi, l'ormai ex ministro Giancarlo Galan giovedì scorso non ha firmato per tigna, come avrebbe voluto, il decreto che nominava presidente della Biennale il pubblicitario Giulio Malgara. Pericolo scampato.

In compenso, l'arciveneto spedito ai Beni culturali, il "disoccupato" che ha confessato ieri di aver dovuto chiedere qualche euro alla moglie per comprare giornali e caffè, ha fatto in tempo a plasmare le nuove quattro commissioni ministeriali per il cinema che si insediano domani, mercoledì.

C'è da sorridere a leggere molti dei nomi, o forse no: spira un'aria da ultimi giorni di Pompei anche in questa residuale forma di lottizzazione familiare messa a punto al Collegio Romano, con il determinante apporto di idee del sottosegretario napoletano Riccardo Villari. D'accordo, i soldi da amministrare diminuiscono, ma si aggirano pur sempre sui 25-27 milioni di euro all'anno.

Così una buona porzione di "Cinematografo", l'ineffabile trasmissione su Raiuno pilotata da Gigi Marzullo, fa il suo ingresso nelle stanze ministeriali. A partire dallo stesso Marzullo, che «poco poco piano piano», alquanto sostenuto dalla ex portavoce di Galan, Francesca Chiocchetti, oggi pronta per un posto a Cinecittà Luce, entra nella commissione dedicata alla promozione cinematografica. Con lui anche Valerio Caprara, bravo critico del "Mattino" e bastian contrario a "Cinematografo" nonché presidente della Campania Film Commission, che è ruolo istituzionale e quindi sarebbe stato meglio lasciar perdere.

Sempre da Napoli arriva Carlo Puca, eminente giornalista politico di "Panorama", e qui davvero ci si chiede perché. Galeotta fu, pare, un'intervista al ministro Galan. Del resto, fino all'altro ieri nel medesimo consesso sedeva curiosamente Gianluigi Paragone, poi considerato un leghista "traditore"; e anni fa spuntò anche Francesco Pionati. Alla voce promozione figura inoltre Ivo Rapa: nessuno, nell'ambiente del cinema, sa chi sia.

Gran frequentatore di "Cinematografo" è pure Gianvito Casadonte, animatore del calabrese "Magna Grecia Film Festival", cooptato nella commissione che si occupa di vagliare le opere prime e seconde. Dove restano Anselma Dell'Olio, critica ufficiale di "Cinematografo", e Carlo Cozzi, già critico del "Secolo d'Italia".

Se ne va invece l'avvocato Antonia Postorivo, consorte del barone Antonio D'Alì Solina, berlusconiano della prima ora e attuale presidente della Commissione Ambiente del Senato, ma solo per traslocare nella commissione principale, o ritenuta tale, cioè quella che si occupa di finanziare i film considerati di interesse culturale nazionale. Per dire "Gomorra", "Il Divo", "Noi credevamo". Da lì, con acrobatico balletto, arriva invece il produttore Antonio Ferraro, uno che almeno mastica di cinema: affiancherà i già citati Cozzi, Dell'Olio e Casadonte sul tema degli esordi.

Ma la ciliegina della torta si chiama Valeria Licastro Scardino, che fu segretaria particolare di Fedele Confalonieri negli anni Novanta e condivise con Aldo Brancher una controversa storia di 300 milioni pagati al ministro Francesco De Lorenzo per alcuni spot sull'Aids. Oggi cura le relazioni istituzionali della Mondadori a Roma ed è moglie dell'ex deputato forzista Antonio Martusciello, già viceministro ai Beni culturali e attuale commissario dell'Agcom.

Il suo motto? «La politica come servizio per l'umanità». Un'animatrice delle notti romane, a scorrere le fotografe di Umberto Pizzi su Dagospia. Memorabile la cena da lei organizzata il 20 luglio scorso al ristorante dell'Hotel Majestic: 130 invitati di lusso, tra i quali il ministro Galan, Carlo Rossella e Bruno Vespa, riuniti per un arrivederci a dopo le vacanze. Purtroppo Berlusconi non si fece vivo, e l'aria mesta seguita all'arresto del deputato Alfonso Papa rese l'attovagliamento quasi funereo.

Nessuno si spiega bene, neppure al ministero, perché la bionda signora, non proprio nota come esperta di cinema e già così impegnata sul fronte mondano e letterario, debba esprimersi sui film d'autore da co-produrre coi soldi pubblici.

Ma il suo nome figura tra i sei commissari, insieme a quelli della citata Postorivo, fan sfegata del film "I soliti idioti", dell'ex dirigente Rai e "manager della comunicazione" Rosaria Marchese, di Alessandro Voglino, attuale responsabile della Direzione cultura, arti e sport alla Regione Lazio con lunga storia dentro Alleanza nazionale, del critico Enrico Magrelli, l'unico che ci capisce davvero, e di Dario Viganò. Il quale però non è il Dario Viganò che leggeva i copioni fino a ieri, e cioè il prete colto e il fine saggista di cinema animatore dell'Ente dello Spettacolo, bensì l'omonimo presidente delle industrie tecniche dell'Anica. Quando si dice il caso.

Quanto alla quarta commissione, deputata a occuparsi di cinema d'essai, confermati Laura Delli Colli e Sara Cortellazzo, saltano Emilia Costantini e Carlo Montanaro, al loro posto Paola Poli e Maria Teresa De Gregorio.

Galan, ormai rimasto senza cadrega, continua a dirsi «amareggiato, avvilito, indignato...». Vabbè. Cosa dovrebbe pensare, scorrendo i nomi delle commissioni proprio da lui ritoccate, chi prova ancora a fare del cinema onesto e presentabile oggi in Italia?

 

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