OBAMA CHIEDE ALLA CINA UN ARMISTIZIO DIGITALE

Maurizio Molinari per La Stampa

Washington offre a Pechino un patto contro gli hacker. E' Tom Donilon, consigliere per la Sicurezza della Casa Bianca, a farlo sapere sfruttando un intervento all'«Asia Society». «Vogliamo relazioni costruttive con la Cina e guardiamo con interesse alle opportunità offerte dalla fase di transizione in corso» esordisce Donilon riferendosi al nuovo presidente Xi Jingping, per esprimere l'auspicio di «affrontare la sfida della cybersicurezza».

La scelta del consigliere del presidente Barack Obama è di descrivere un interesse comune: «Le economie di Stati Uniti e Cina hanno un grande interesse nel garantire stabilità, sicurezza e apertura di Internet perché entrambi fronteggiamo i rischi che incombono su dati personali, comunicazioni, transazioni finanziarie, infrastrutture e segreti commerciali vitali alla crescita».

Il messaggio a Pechino è esplicito: la Casa Bianca è convinta di poter trovare nella sicurezza del web un pilastro della cooperazione bilaterale a sostegno di una comune crescita della ricchezza. Da qui la gravità della minaccia degli hacker. «Non mi riferisco solo al crimine cibernetico - sottolinea Donilon - ma penso alle aziende che lamentano intrusioni senza precedenti provenienti dalla Cina, si tratta di minacce alla nostra economia dalle quali dobbiamo difenderci».

Da qui una triplice richiesta alla Cina: «Ci aspettiamo che Pechino riconosca l'urgenza di questo problema e i rischi che pone al commercio internazionale ed alle nostre relazioni, che adotti passi seri per investigare e porre fine a tali intrusioni cibernetiche, che si impegni in un dialogo costruttivo per stabilire norme di comportamento accettabili nel cyberspazio». E' quest'ultima frase che contiene l'offerta al neopresidente cinese: Obama è disposto a concordare con la Cina i «comportamenti accettabili» destinati a regolamentare l'uso del cyberspazio al fine di tutelare le reciproche economie da intrusioni e attacchi.

E' un tentativo di andare oltre lo scambio di accuse che vede il ministro degli Esteri Yang Jiechi respingere i documenti statunitensi sugli attacchi di hacker provenienti da basi militari cinesi. Dietro l'offerta della Casa Bianca a Xi Jingping c'è lo scenario, descritto dal direttore nazionale dell'intelligence James Clapper al Senato, del «rischio remoto» che l'America «subisca nei prossimi due anni un attacco devastante proveniente dal cyberspazio».

Le intrusioni avvenute nelle email della First Lady Michelle Obama, del vicepresidente Joe Biden, dell'ex Segretario di Stato Hillary Clinton, del capo dell'Fbi Robert Mueller e di numerose star di Hollywood avvalorano la convinzione che gli hacker stiano cercando di mettere a segno un colpo spettacolare. Proprio perché si tratta di una minaccia potenziale, Washington vuole coinvolgere Pechino nella definizione di regole di sicurezza condivise, scommettendo sull'interesse di Xi nel porre fine all'uso spregiudicato degli hacker da parte dei propri militari maturato sotto la presidenza del predecessore Hu Jintao.

 

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