OBAMA IN UN CUL DE SAC: E SE I RIBELLI FOSSERO PEGGIO DI ASSAD?

Federico Rampini per "la Repubblica"

L'escalation di interventi militari israeliani in Siria può preludere alla deflagrazione di un conflitto più vasto. E Obama forse maledice in cuor suo la "red line", la linea rossa. È L'espressione che il presidente stesso coniò: per indicare che l'uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco avrebbe "cambiato i calcoli strategici" dell'America. Ora quel termine viene contestato (ufficiosamente) da alcuni suoi consiglieri, che lo giudicano imprudente.

Gli attacchi di Israele possono rientrare in una sorta di «guerra per procura» in cui il vero obiettivo finale è l'Iran. Intanto i colpi israeliani dal cielo indeboliscono alcune strutture militari di Bashar al Assad, dunque indirettamente aiutano l'opposizione siriana. Svolgono un ruolo di supplenza in favore dei ribelli, mentre l'Occidente è titubante e indeciso. Da una parte Francia e Inghilterra sono favorevoli a un'azione più incisiva contro Assad.

Dall'altra Obama, che affronta la prima grave crisi internazionale del suo secondo mandato, per i suoi detrattori appare «indeciso a tutto». Perfino tra i media più vicini alla Casa Bianca, si moltiplicano le analisi impietose sul comportamento del presidente. Per il
New York Times, Obama «si è messo in una trappola geopolitica, la sua credibilità è in gioco, ha poche opzioni buone». Un retroscena che ricostruisce lo stesso New York Times
risale all'agosto 2012.

Fu allora che l'intelligence Usa ricevette i primi segnali che Assad si preparava a usare armi chimiche contro i rivoltosi, e contro la popolazione nelle zone da loro controllate. In una serie di riunioni con i suoi esperti della sicurezza, culminate il 20 agosto scorso, Obama concluse che doveva mandare un segnale forte per dissuadere Assad. Ma una volta in conferenza stampa, il presidente usò un termine che nessuno dei suoi gli aveva consigliato.

Disse, appunto, che con l'eventuale ricorso alle armi chimiche Assad avrebbe «varcato una linea rossa», e a quel punto i calcoli strategici dell'America sarebbero cambiati. Più di recente, nel suo viaggio in Israele a marzo, Obama ha ribadito il concetto usando un'altra frase forte: l'impiego di armi chimiche sarebbe un "game changer", una novità in grado di cambiare il gioco.

I suoi consiglieri più critici sostengono che fu un errore. Uno statista, a maggior ragione il presidente degli Stati Uniti che governa la superpotenza mondiale, dovrebbe sempre conservare il massimo di flessibilità, non scoprire le sue carte, mantenersi un ventaglio
di opzioni. Parlando di linea rossa, Obama ha dato un potere implicito ad Assad. È il dittatore siriano a decidere se "il gioco cambia". E una volta che lui ha varcato la linea rossa, se l'America non interviene perde la faccia, svaluta la propria credibilità verso altri avversari: dall'Iran alla Corea del Nord.

Ora, sembra davvero che la linea rossa sia stata oltrepassata, eppure nulla accade di nuovo (se si eccettuano i blitz israeliani) per fermare il massacro della popolazione siriana. Atrocità come l'uso del gas nervino restano impunite. In una prima fase, la cautela di Obama era motivata con l'attesa di prove incontrovertibili. Scotta il ricordo delle menzogne di George Bush sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, un'impostura che lasciò una macchia durevole sulla credibilità degli Stati Uniti.

Ma a questo punto l'attesa di "prove certe" sembra diventata quasi un alibi. Dietro ci sono resistenze più profonde. Lanciare l'America in un intervento militare - sia pure con nobili cause umanitarie, per fermare un massacro - è una decisione tremenda, per il presidente che vuol passare alla storia come colui che chiuse le guerre avviate dal suo predecessore. Aver riportato a casa i soldati dall'Iraq, e fare lo stesso con l'Afghanistan: questi sono due atti per i quali Obama vuol essere ricordato.

Non vuol essere lui ad aprire una terza guerra, a rifare "lo sceriffo del mondo", ancora in Medio Oriente. Su questo punto il presidente gode di un consenso bipartisan. "No boots on the ground", niente scarponi militari (americani s'intende) sul terreno, è uno slogan su cui concordano anche i repubblicani. Le perplessità di Obama si estendono però ad altre forme di intervento: dai cieli, sotto forma di no-fly zone e bombardamenti contro le forze di Assad; ovvero con forniture di armi ai ribelli.

Scotta il ricordo della primavera egiziana, dove l'appoggio Usa verso le rivolte antiautoritarie non ha impedito l'avvento al potere di movimenti radicali e antiamericani. Se in Siria c'è al Qaeda, e un prossimo attentato contro l'America usasse armi... "made in Usa"? Il columnist Thomas Friedman ricorda un proverbio arabo: "Quando ti sei scottato la lingua con la minestra bollente, poi soffi anche sullo yogurt". E chi ci dice - osserva Friedman - che la Siria sia lo yogurt?

 

obama assadASSADsiria armi chimiche siria syria chemicals weapons BOMBE SU HOMS IN SIRIA BOMBARDAMENTI SU HOMS IN SIRIA jpegRIBELLI SIRIANI IN MARCIA

Ultimi Dagoreport

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...