OBAMA HA INFRANTO UN TABÙ CHE NEPPURE BUSH AVEVA OLTREPASSATO: UCCIDERE DUE CITTADINI AMERICANI SENZA SOTTOPORLI A UN REGOLARE PROCESSO E SULLA BASE DI INFORMAZIONI INCOMPLETE. L'IMAM AL AWLAKI E IL SUO COMPLICE SAMIR KHAN ERANO INFATTI STATUNITENSI A TUTTI GLI EFFETTI. E DUNQUE PROTETTI DALLA COSTITUZIONE - AL AWLAKI ERA IL PIÙ EFFICACE RECLUTATORE, PREDICATORE INTERNAUTA, MENTORE DEI TERRORISTI DELL´11 SETTEMBRE, CHE EGLI AVEVA AVVICINATO E INCORAGGIATO….

1- BLITZ IN YEMEN: DRONE UCCIDE L´IMAM AMERICANO DI AL QAEDA
Renzo Guolo per la Repubblica

Finisce mentre era in viaggio, metafora perfetta di una vita spesa nell´andirivieni da luoghi assai lontani, culturalmente e geograficamente, la vita del terrorista globalizzato Anwar Al Awlaki. Era uno dei più ricercati leader di Al Qaeda: il più efficace reclutatore, maestro della propaganda, predicatore internauta, mentore dei terroristi dell´11 settembre, che egli aveva avvicinato e incoraggiato.

L´affabulatore, col suo accento americano del New Mexico, di nuove schiere di terroristi anglofoni: come il maggiore texano Nidal Hassan, che ha fatto strage nella base militare di Fort Hood nel 2009, dopo lunghi scambi di e-mail con Al Awlaki; o come il nigeriano Umar Farouk, che voleva fare esplodere un volo transatlantico nei cieli sopra Detroit il giorno di Natale quell´anno.

Al Awlaki è stato eliminato da una salva di missili Hellfire sganciati dai droni Predator: l´arma high-tech scelta dall´amministrazione Obama per individuare e abbattere i bersagli più importanti, senza impantanarsi nella "guerra al terrore" condotta con mezzi convenzionali da Bush.

Al Awlaki è anche il primo qaedista di cittadinanza americana, preso a bersaglio da un omicidio mirato. Rampollo di una famiglia di notabili yemeniti, era nato nel 1971 nel New Mexico. Il padre perfezionava la formazione grazie a una borsa Fulbright. Come il genitore, Al Awlaki, trascorsa l´adolescenza nello Yemen, torna in America negli Anni ‘90: una laurea in ingegneria civile a Denver, il master di orientamento umanistico a San Diego. Poi, nel 1993, un´estate al "campus" dei giovani affascinati dall´Afghanistan, la terra dei "vittoriosi mujahiddin". Ne riporta un copricapo afgano, esibito con orgoglio all´università del Colorado.

Alle pendici dell´Hindu Kush, Al Awlaki si è avvicinato alle posizioni teoriche sul "jihad liberatore" di Abdullah Azzam, primo mentore di Bin Laden. Nel 1994, sposata una cugina, diventa imam a Denver; più tardi, a San Diego.

È ormai l´uomo dalle molteplici personalità: rappresentante di un Islam tollerante in un´America multiculturale, intervistato dal Washington Post per illustrare il Ramadan; invitato a pranzo al Pentagono per promuovere il dialogo inter-religioso; attivista americano impegnato nella difesa dei diritti dei musulmani; accusato di induzione alla prostituzione in California; assertore della teoria del complotto dopo l´11 settembre, che gli cambia - a suo dire - la vita: «L´America si è trasformata in una nazione di malvagità», scrive su un sito web estremista. Fino a fargli dire, in marzo, «la Jihad è americana quanto l´apple pie, e britannica quanto il tè pomeridiano».

Già negli anni di San Diego infittisce i contatti con membri o simpatizzanti di Al Qaeda. Diventa imam in una moschea di Falls Church ma, quel che più conta, è la figura religiosa ufficiale alla George Washington University. Le prediche in un inglese fluente, l´arte oratoria sui temi più disparati, attirano i giovani musulmani che non parlano l´arabo, sedotti dall´estremismo.

Dopo l´attacco alle Twin Towers viene interrogato dall´Fbi: il suo numero di telefono spunta nell´appartamento amburghese di Ramzi Bin Al Shibh, il "ventesimo uomo" dell´11 settembre. Nonostante i sospetti, Al Awlaki è il primo imam a celebrare la preghiera per i musulman al Congresso.

La doppia biografia, leader riconosciuto dai poteri pubblici e sospetto simpatizzante qaedista, lo tiene nel mirino dell´Fbi. Nel 2002 va in Gran Bretagna. Nel 2004 torna nello Yemen, lettore all´Università Iman. Lì è arrestato nel 2006, per il tentato rapimento dell´addetto militare americano.

La prigione lo radicalizza ancora. Il resto è cronaca di ieri. Passa alla militanza qaedista, capo delle operazioni esterne di Al Qaeda nella Penisola arabica. Con la sua perdita Al Qaeda subisce il terzo duro colpo in pochi mesi, dopo la morte di Bin Laden e di Al Libi. E, forse, Al Zawahiri si libera di un pericoloso contendente per la leadership.

2- INFRANTO UN TABÙ CHE NEPPURE BUSH AVEVA OLTREPASSATO
di Guido Olimpio per il Corriere della Sera

Per alcuni esperti la Casa Bianca ha violato la legge. Per i liberal, infuriati, Barack Obama ha infranto un tabù. Una mossa che neppure George Bush aveva osato fare. Uccidere due cittadini americani senza sottoporli a un regolare processo e sulla base di informazioni incomplete. L'imam Al Awlaki e il suo complice Samir Khan erano infatti statunitensi a tutti gli effetti. E dunque protetti dalla Costituzione.

Ostacolo aggirato dalla Casa Bianca con un'interpretazione allargata dei poteri concessi dal Congresso dopo l'11 settembre. Loro sono in guerra con noi, Khan si era detto «fiero di aver tradito», hanno spiegato i funzionari, e allora è legittimo difendere con ogni mezzo l'America.

Così, un anno fa, Obama, ha detto sì all'inserimento di Al Awlaki in una lista di terroristi da eliminare. Decisione subito contestata dalle associazioni per i diritti civili e dal padre dell'imam che ha invano presentato istanza legale in tribunale. Un passo affondato dal verdetto di un giudice. Ieri i critici sono tornati a protestare con veemenza trovando un alleato nel repubblicano Ron Paul, sempre duro verso la guerra al terrore.

Come spesso accade in America, s'è trovata una copertura formale per compiere qualcosa di illegale. Se la Cia ha l'ufficio di avvocati più grande degli Usa è proprio per questo. Dieci di loro lavorano a tempo pieno per fornire le pezze d'appoggio ai piloti dei droni. Compilano rapporti in base alle segnalazioni degli 007, quindi preparano quello che è chiamato, in gergo, l'avviso di morte.

Ossia l'inserimento del terrorista nella lista dei bersagli. Ma l'assistenza degli avvocati non si ferma qui: non è raro che seguano l'operazione d'attacco dei droni dalla stazione di comando. Per evitare - è stato spiegato - che possano essere compiuti errori fatali, come l'uccisione di civili che non c'entrano nulla. A volte funziona, a volte no. Molto dipende dai dati che arrivano dal campo.

La catena burocratica creata sotto Bush è continuata anche con Obama. Anzi, la presidenza, in piena sintonia con l'intelligence, ha scelto i droni come l'arma principale nella lotta ad Al Qaeda. Veri mietitori del cielo che hanno incenerito militanti arabi, ceceni, uzbeki, pachistani, somali scovati nei loro inaccessibili rifugi. Inevitabile che toccasse anche a al Awlaki. Essere americano per lui non era un'attenuante.

 

 

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