OCCHETTO REVIVAL! - SULLA RINCORSA DEL PD A PALAZZO CHIGI INCOMBE LA BEFFA INCASSATA NEL ’94 DALLA “GIOIOSA MACCHINA DA GUERRA” DEI PROGRESSISTI – DAGO-INTERVISTA: “VOLEVAMO L’ALLEANZA CON IL CENTRO DI SEGNI E MARTINAZZOLI CHE PREFERIRONO CORRERE DA SOLI, SPALANCANDO LE PORTE ALLA VITTORIA DEL CENTRODESTRA - PIÙ CHE DA GRILLO, I VERI PROBLEMI VENGONO DAL ‘PORCELLUM’ - CASINI È INAFFIDABILE - LA COLPA DI RENZI? HA INSISTITO SU UNA LINEA TROPPO MODERATA”…

Francesco Persili per Dagospia

«Basta con la storia della gioiosa macchina da guerra». Il detentore del copyright, Achille Occhetto non ci sta ad essere impiccato all'espressione con la quale battezzò il rassemblement dei Progressisti che nel 1994 si andò a schiantare contro il primo Berlusconi.

Sarà per un riflesso pavloviano o per un eccesso di pigrizia degli addetti ai livori ma dopo che Bersani ha messo in campo l'alleanza dei Progressisti 2.013 le lancette della Storia, e della retorica, sono tornate indietro di 18 anni e il feticcio della gioiosa macchina da guerra è tornato ad essere agitato ogni due per tre da avversari e oppositori interni del segretario del Pd.

Fuori dal teatro de'Servi, al termine della presentazione del libro «Chi ha ucciso Pio La Torre?» Akel accetta di parlare con Dagospia (anche) di quella espressione liquidatoria con cui «molti commentatori, rinunciando all'analisi», hanno provato a spiegare la madre di tutte le sconfitte, quella che aprì la strada al Cavaliere. «Un evidente ossimoro», lo definisce l'ultimo segretario del Pci, una formula (auto)ironica «che non ha avuto nemmeno corso nella campagna elettorale».

Una boutade, insomma, «pronunciata, tra l'altro, dopo la formazione delle liste che non aveva alcuna intenzione di spaventare l'elettorato italiano». Pipa in mano e classiche o aperte a tradire le origini piemontesi, l'uomo della Svolta ricostruisce fatti, avvenimenti, passaggi in stile La storia siamo noi: «Non fummo noi a scegliere di stare da soli. Facemmo di tutto per avere l'alleanza con il Centro di Segni e Martinazzoli che, invece, preferirono correre da soli e spalancarono così le porte alla vittoria del centrodestra».

Corsi e ricorsi. Ma rispetto al '94 sarà differente oppure anche stavolta spunterà fuori un Berlusconi a soffiare la vittoria ai Progressisti sul filo di lana? «Situazione radicalmente diversa. Allora, il Cavaliere si era preparato da molto tempo alla discesa in campo, oggi siamo in una situazione diversa. Il pericolo per il centrosinistra più che da Grillo potrebbe venire dalla legge elettorale che con il premio di maggioranza al 42 per cento potrebbe non dare la vittoria a nessuno e costringere il Pd al matrimonio con Casini che, tuttavia, mi sembra - come dire? - inaffidabile».

In ogni caso, se è «ancora presto per dire se i Progressisti ce la faranno da soli o dovranno chiedere i voti del centro per governare», non è mai troppo tardi per commentare l'X-Factor del centrosinistra fra i candidati alle primarie. Occhetto sostiene Vendola ma è ecumenico nel giudicare i fantastici cinque: «sono stati molto bravi».

Nessuno ha sbagliato, tra l'altro, il colore della giacca come accadde a Occhetto nel braccio di ferro con Berlusconi da Mentana quando a causa di una macchia di caffè fu costretto a sfoderare un completo marrone, antitelevisivo per definizione, e una pettinatura a metà tra Fonzie e Little Tony.

Lunedì sera chi ha vinto il confronto? «Sky», ironizza l'Ulisse della Bolognina. C'era una svolta, adesso ce ne è un'altra: «la formula del confronto ha affossato definitivamente il talk show».

Con l'ultimo segretario del Pci, e il primo del Pds, non si può non parlare di Matteo Renzi. Questione di rottamazione, ma non solo. Chi meglio di Akel che Forattini raffigurava spesso come un bambino monello con il lecca lecca in bocca, può comprendere le accuse di nuovismo che hanno bersagliato il Bimbaccio toscano?

E se pensi al congresso dell'Amazzonia (copyright Filippo Ceccarelli) con colonna sonora nientemeno che di Sting, non può destare stupore l'happening alla Leopolda con Candy di Robbie Williams sparata a tutto volume. Occhetto riconosce a Renzi «il merito di avere posto il tema del rinnovamento che ha fatto bene al centrosinistra nel suo insieme anche se poi ha commesso degli errori». Quali? «Ha insistito su una linea eccessivamente moderata che, poi, è stata fortunatamente corretta nel dibattito e sulla questione generazionale».

Un argomento non secondario per un partito che ha cambiato tre volte nome, prima della nascita del Pd, non la classe dirigente che è rimasta quella dei 40 enni del Pci cresciuti tra Fgci, Valle Giulia, Normale e quelle sezioni in cui, come racconta Nanni Moretti in Caro Diario, si guardava Happy Days. «Anche nel Pci si poneva il tema del ringiovanimento - prosegue l'uomo della Svolta - il punto è che la questione generazionale avrebbe dovuto essere più collegata alla critica politica».

Il Lingotto di Veltroni è arrivato troppo tardi rispetto alla Bolognina? E, ancora, il Pd non è sufficientemente di sinistra? «Il vizio d'origine del Partito democratico - incalza Akel - è che nasce da una fusione fredda di apparati che non ha permesso il pieno dispiegarsi dell'idea originaria dell'unione tra culture socialiste, democratiche, liberal e ambientaliste, che condividevo, anche perché era l'idea della Svolta».

A proposito di contaminazione, quello che l'ex segretario del Pci, Natta, definì aedo occhettiano, Fabrizio Rondolino, sarà lo spin doctor di Daniela Santanché nella corsa alle primarie del centrodestra. Se lo aspettava? «De gustibus non disputandum est», Occhetto ne esce da latinista. Nemmeno fosse Natta.

 

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