TUTTI GLI ABBAGLI DEI PM - NON C’È SOLO IL CASO DI LUIGI CESARO: SONO MOLTI GLI EPISODI (DA ALFONSO PAPA A LUIGI GRILLO) IN CUI IL RIESAME SMONTA I TEOREMI DEI PUBBLICI MINISTERI - LE PROCURE USANO ORMAI IL CARCERE PER OTTENERE CONFESSIONI

Massimo Malpica per “Il Giornale”

 

LUIGI CESAROLUIGI CESARO

Luigi Cesaro non c'è entrato. Alfonso Papa c'è restato per 17 giorni. Luigi Grillo per tre mesi, e poi ai domiciliari. Tre politici, tre ordinarie storie di scarcerazione (o, per Cesaro, di carcere evitato). Storie già troppe volte sentite nella loro dinamica: tribunali del Riesame che smontano i teoremi accusatori dei pm, che sulla base di quei teoremi avevano ottenuto la custodia cautelare in carcere degli imputati.


Non è un caso che tra le reazioni all'annullamento dell'ordinanza di arresto del deputato azzurro Cesaro per «carenza dei gravi indizi di colpevolezza», molte rimarchino l'uso distorto tutto italiano della carcerazione preventiva. Il problema è la valutazione «elastica» delle esigenze cautelari che giustificano la galera: pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. Nella realtà, lo dimostrano i frequenti colpi di falce che il Riesame assesta alle manette facili delle procure, di rado il carcere preventivo è l'extrema ratio.

LUIGI CESARO LUIGI DE MAGISTIS STEFANO CALDORO LUIGI CESARO LUIGI DE MAGISTIS STEFANO CALDORO


Mentre Cesaro tira un sospiro di sollievo per la «fine di un incubo», qualcuno ricorda che i pm volevano arrestarlo per vicende di dieci anni fa, e che il gip ci ha messo due anni e mezzo a emettere l'ordinanza. A rimettere il tema di una riforma sul tavolo, tra gli altri, è il presidente della commissione Giustizia del Senato, Nitto Palma. Per il senatore azzurro la decisione del Riesame dimostra «la fragilità dell'impianto accusatorio» della Dda di Napoli, e l'«ennesimo episodio» reclama «la necessità di una urgente e seria riforma della giustizia».

LELE MORA E ALFONSO PAPA FOTO LAPRESSE LELE MORA E ALFONSO PAPA FOTO LAPRESSE


Una posizione condivisa da un altro ex magistrato, l'ex deputato del Pdl Alfonso Papa, primo parlamentare spedito dall'Aula dietro le sbarre non per fatti di sangue. Era il luglio del 2011, e della messe di accuse che - secondo i pm napoletani Greco, Curcio e Woodcock - giustificavano l'arresto di Papa, oggi resta in piedi solo una concussione: spese alberghiere per meno di 2mila euro che gli avrebbe pagato un imprenditore.

 

luigi grillo001 lapluigi grillo001 lap

Uscito dal carcere dopo 101 giorni, Papa aveva fatto sua la battaglia per le condizioni delle carceri. Lo scorso 22 luglio è finito di nuovo al fresco, ancora su iniziativa della procura di Napoli, per concussione con l'aggravante della finalità mafiosa, per vicende datate 2009. Che l'impegno per i diritti dei detenuti fosse interessato? Non per il Riesame di Napoli, che lo scorso 8 agosto lo ha scarcerato, dopo meno di venti giorni, colpendo ancora una volta nel merito l'ordinanza di arresto.


Che ci sia qualche cosa che non funziona sembra evidente. E lo stesso ex deputato, tornato libero, rimarca il problema. «C'è un uso smodato, eccessivo, della carcerazione preventiva», spiega Papa. Che aggiunge come «le condizioni delle nostre carceri e il fatto che la nostra Costituzione presume la non colpevolezza dell'imputato rendono evidente che il ricorso alla custodia cautelare in carcere potrebbe essere valutato con maggiore attenzione».

 

E invece nelle patrie galere circa il 40 per cento dei detenuti sconta una pena «preventiva». La ricetta per uscirne, anche per Papa, è la solita. «Se oggi - spiega l'ex deputato del Pdl - è più facile finire in carcere per un'ordinanza di custodia cautelare che dopo una condanna di primo grado, direi che è tempo che il governo faccia una riforma. Partendo da intercettazioni e carcerazione preventiva. Non per me o per Cesaro, ma per le migliaia di persone sconosciute che vedono loro vite distrutte da questo istituto che, se abusato, diventa micidiale».

MAGISTRATI MAGISTRATI


Lo sa anche il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, che ieri al Mattino ha dichiarato che «molto spesso» si è abusato della carcerazione preventiva «per bilanciare l'incertezza della pena». Di certo, il carcere preventivo non dovrebbe essere uno strumento d'indagine, un «incentivo» a confessare. E lo scorso 30 luglio, l'ex senatore Grillo, arrestato per l'inchiesta sulle tangenti dell'Expo, ha lasciato il carcere milanese di Opera dopo tre mesi. Il sì del gip ai domiciliari, ha spiegato il suo avvocato, è arrivato perché «si sono attenuate le esigenze cautelari, per il tempo trascorso in carcere e per i chiarimenti dati su aspetti dell'indagine».

 

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…