ORA, LABORA! BERGOGLIO, MEJO DI MARPIONNE, STRIGLIA I DIPENDENTI VATICANI: “PIU’ PRODUTTIVITA’!”

Chris Bonface per "Liberoquotidiano"

Uno dopo l'altro li sta incontrando tutti: massimi vertici dello Ior, alti dirigenti dell'Apsa, gli amministratori del Governatorato, i responsabili dei Musei vaticani, della Radio vaticana e della Biblioteca apostolica. Papa Francesco ha deciso di varare la spending review anche al di là del Tevere. Non perché i conti in sé vadano male.

Nel 2012 quasi tutti hanno chiuso in utile. Il bilancio della Santa sede complessivo aveva fatto registrare un avanzo di 2,185 milioni di euro anche se risultava in calo l'obolo di San Pietro. Il governatorato aveva chiuso in utile addirittura di 23 milioni. Lo Ior, i cui conti sono stati resi pubblici per la prima volta proprio in questi giorni, ha fatto registrare un utile di 86 milioni di euro, addirittura quadruplicato rispetto all'anno precedente.

Anche se non mancano scandali finanziari che agitano i vari bracci secolari del Vaticano, i conti risultano assai più a posto di quelli del vicino Stato italiano. Ma a papa Francesco non basta. Primo perché secondo il pontefice le spese sono ancora troppo alte.

Secondo perché i soldi debbono servire per fare opere di carità, non per fare funzionare una macchina statale che nell'idea di Bergoglio ha assai poco senso. Terzo perchè per quanto possibile il Vaticano dovrebbe vivere di beneficienza e liberalità e non di servizi resi a terzi dietro pagamento come in alcuni casi accade.

Il Papa è così fermo in questa sua intenzione da avere contestato perfino l'idea di fare pagare ai pellegrini di mezzo mondo un salato biglietto di ingresso ai Musei vaticani, dove per altro come in tutti i musei del mondo si vendono anche numerosi servizi collaterali.

Con fatica i principali collaboratori hanno spiegato al Papa che l'idea della spending review è sacrosanta, tanto da essere in atto in numerosi settori vaticani già da qualche mese. Ma che alcuni servizi resi all'esterno costano allo Stato vaticano, che ha molti dipendenti che debbono ricevere lo stipendio a fine mese. Papa Francesco è stato a sentire, e si è fatto dare anche l'organigramma dei suoi dipendenti con alcuni indici di produttività. Poi ha ceduto.

A una condizione: «Capisco, dalla radio ai musei c'è gente che lavora e che giustamente ha diritto ad avere uno stipendio a fine mese. Però bisogna anche che lavori davvero. E mi sembra che qui siamo un po' troppo sotto il livello minimo dovuto». In sostanza: passi fare pagare un biglietto ai musei Vaticani perché bisogna mantenere l'efficienza dei locali e la fruibilità delle opere esposte e pagare gli stipendi dei dipendenti, ma la loro produttività oggi è troppo bassa, e deve aumentare sensibilmente, utilizzando eventuali processi di mobilità interna per evitare di mandare qualcuno a casa.

L'idea del Papa è chiarissima: è normale per il Vaticano fare utili, e anzi, dovrebbe farne ogni anno di più. Quei soldi servono per aiutare chi ne ha bisogno quando emerge il bisogno, come accaduto ora a Lampedusa dove Francesco ha mandato un suo inviato con una prima donazione di pronto intervento.

Per fare più utili però bisogna tagliare la spesa superflua, e responsabilizzare tutti i dipendenti vaticani sulla necessità che il loro lavoro adeguatamente salariato, abbia questa funzione di produrre fondi per la carità necessaria. Dopo la strigliata a cardinali, vescovi e monsignori sulla sobrietà e la serietà del loro impegno, ora arriva dunque quella ai dipendenti di ogni ordine e grado.

 

MUSEI VATICANI RADIO VATICANAantenne radio vaticana PAPA FRANCESCO BERGOGLIO CON MESSI E BUFFONUNO DEI MAXISCHERMI SULLA SPIAGGIA DI COPACABANA IL PAPA BENEDICE LA FOLLA ALLA FINE DELLA GIORNATA MODIALE DELLA GIOVENT IN BRASILE

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