IL PD PUÒ ESPLODERE DA UN MOMENTO ALL’ALTRO! FRANCESCHINI ED ENRICO LETTA, I CON MATTEO RENZI PUNTANO DIRETTAMENTE A SCOMMETTERE SUL DOPO BERSANI - SCELTA CIVICA NON DECOLLA: CON MONTI PENTITISSIMO DELL’ESPERIENZA FATTA -CON I GRILLINI ALLA CAMERA ED AL SENATO TUTTI SI SENTONO SPIATI - NEL PDL L’INSOFFERENZA PER IL SALVACONDOTTO GIUDIZIARIO DI SILVIO BANANONI COMINCIA A MONTARE...

DAGOREPORT

La situazione del quadro politico italiano è davvero piena di incognite come non mai e all'improvviso tutto può cambiare in modo rapidissimo e veloce contrariamente al passato, quando ogni processo si è sempre sviluppato con una certa lentezza. Certo, un impulso decisivo è stato dato dalla rete e il risultato elettorale ne è stato il segno più evidente.

1. La situazione del PD può esplodere da un momento all'altro. Si parla con insistenza che se Franceschini non diventa Presidente della Camera insieme a Enrico Letta ufficializzano un'intesa già raggiunta con Matteo Renzi e puntano direttamente a scommettere sul dopo Bersani.

Fioroni è molto inquieto ma anche molto indebolito perché la sponda UDC non c'è più, l'ala veltroniana in frantumi, D'Alema che ancora incute timore e rispetto rischia un isolamento dorato, la Bindi sull'orlo di una crisi di nervi. Tutti gli altri "non pervenuti" perché la tempesta che può investire la sede di Sant'Andrea delle Fratte soprattutto se le elezioni saranno fra giugno ed ottobre assumerà le sembianze di un vero e proprio tsunami con più della metà degli uscenti che ritornerebbero nelle loro comode abitazioni in modo definitivo e senza più possibilità di ritornare in gioco.

2. Scelta Civica non decolla per tanti motivi e malgrado l'impegno profuso da "rigor Montis" non riesce a darsi una prospettiva credibile quale soggetto politico fondamentalmente perché è impossibile far stare insieme cattolici di sinistra come Oliverio e Riccardi insieme a rappresentanti di una destra per quanto moderata come Montezemolo e lo stesso Casini (non parliamo di Cesa che farà di tutto per salvare l'UDC ed il suo simbolo che si appresta a celebrare un congresso per ottenere una dichiarazione di esistenza in vita ma soprattutto avendo chiaro "mai col PD").

Il tentativo di darsi un coordinamento nazionale riconosciuto è praticamente abortito, è scattata l'ora delle ritorsioni, delle minacce, delle antipatie covate che renderanno ancor più difficile il già complesso lavoro di "rigor Montis" il quale si rende sempre più conto che se fra una cosa e l'altra arrivasse una carica istituzionale, molto volentieri toglierebbe il disturbo, pentitissimo dell'esperienza fatta.

3. PDL: l'insofferenza per il pressing berlusconiano di tenere alto lo scudo a difesa da quello che viene definita un accanimento giudiziario comincia a seminare mormorii, insofferenze e tanti mal di pancia. Non è facile reggere una linea d'urto così dura per molto tempo e soprattutto con un percorso che si presenta sempre più come un percorso di guerra fra rischi di dichiarazioni di ineleggibilità, condanne che farebbero scattare la fatale interdizione dai pubblici uffici, un nervosismo diffuso e palpabile che non preannuncia niente di buono.

Soprattutto perché sono in tanti a ritenere che l'orizzonte del PDL è ormai cortissimo e che se presto non si giunge a nuovi assetti rischia tutto di implodere in modo clamoroso all'insegna del si salvi chi può ed eredi credibili di tutto questo variegato mondo moderato ma soprattutto anti-piddino non se ne vedono molti se si escludono i soliti Passera, Montezemolo tanto che l'erede più credibile allo stato resta proprio Angelino Alfano.

4. I deputati e i senatori grillini stanno vivendo un sogno. Sono ancora tutti molto storditi, affascinati, increduli, stupefatti ed ancora non hanno preso neppure il primo stipendio con tutte le riduzioni che si vorranno dare e non hanno neanche utilizzato gran parte dei benefit di cui godono per il loro status però un grande risultato o hanno già ottenuto alla Camera ed al Senato si respira un clima pesantemente giustizialista, tutti si sentono spiati e registrati e addirittura i commessi sono sul chi va là e tutti si guardano bene dal dire una parola in più o dal fare un gesto improprio o peggio dare consigli non richiesti: tutti temono di finire nel tritacarne grillino via web con video inseriti nel circuito tesi a sputtanare tutto e tutti senza riguardo per nessuno.

Una situazione che non ha precedenti nella storia repubblicana. Peraltro, fra le tante, vi è una sfida insidiosa lanciata dai grillini a tutti i deputati e senatori "accontentarsi" di una indennità parlamentare di 5.000 euro lordi mensili invece di 11.283 euro lordi. Se così sarà per la prima volta le Giunte per le elezioni dovranno faticare non poco a mettere all'ordine del giorno dimissioni di deputati e senatori in gran quantità perché dedicandosi alle loro professioni guadagnerebbero sicuramente molto di più.

Più passano i giorni più si delinea un bivio cui presto tutti si troveranno di fronte ed ognuno lì dovrà assumersi davvero le proprie responsabilità a viso aperto: elezioni politiche generali anticipate prima dell'estate, ipotesi che si potrebbe costruire con la garanzia di eleggere al Quirinale Romano Prodi (che con l'occasione si toglierebbe davvero tanti sassolini dalle scarpe) con l'appoggio decisivo di Bersani, grillini, SEL e pochi altri che troverebbero però i numeri necessari dalla 4° votazione in avanti.

Oppure guardare davvero all'interesse generale del Paese prima che riparta una nuova maxi speculazione finanziaria fare un Governo guidato da una personalità della società civile sula base delle indicazioni del Capo dello Stato e che si ponga un orizzonte temporale da qui alle elezioni europee e solo in quel momento dichiarare una sorta di "tana libera tutti":

Bersani, Berlusconi, D'Alema, Veltroni, Casini, Tremonti, Ingroia, Di Pietro e chi più ne ha più ne metta potrebbero a quel punto correre tutti per diventare parlamentari europei, assicurarsi una lungo pensionamento di 5 anni a Bruxelles lasciando libero il campo al nuovo che avanza in maniera prepotente e lo stesso Renzi se si facesse prendere meno dalla fretta avrebbe tutto l'interesse a facilitare questo percorso. Ma oramai troppe volte abbiamo visto che il buon senso non trionfa in questi tempi così bui e tesi ed il rischio con l'acqua sporca di buttare anche il bambino cresce sempre di più.

 

VIGNETTA DI BENNY - BEPPE GRILLO BOMBAROLODARIO FRANCESCHINI Enrico Letta

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…