paolo cirino pomicino clemente mastella rino formica

“LA RIFORMA NORDIO FINIRÀ PER ACCRESCERE IL POTERE A VOLTE SENZA LIMITI DEI PUBBLICI MINISTERI” – PAOLO CIRINO POMICINO (UNA CONDANNA E UN PATTEGGIAMENTO ALL’EPOCA DI MANI PULITE, DUE PRESCRIZIONI, IL RESTO SOLO PROSCIOGLIMENTI) SI SCHIERA PER IL NO AL REFERENDUM: “QUANDO È POSSIBILE PARTECIPARE NONOSTANTE L’ETÀ E GLI ACCIACCHI A UNA PARTITA POLITICA IN PUREZZA, I VECCHI POLITICI DI RAZZA SENTONO DI NUOVO L’ODORE DELLA FORESTA” – INSIEME A LUI A DIFENDERE LE RAGIONI DEL NO ANCHE CLEMENTE MASTELLA E L’EX MINISTRO SOCIALISTA 99ENNE RINO FORMICA CHE DICE: “C’È IL RISCHIO DI RENDERE IRRECUPERABILE IL DECLINO DEMOCRATICO”

 

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

«Quando è possibile partecipare nonostante l’età e gli acciacchi a una partita politica in purezza, di quelle che non hai lo stress o l’assillo di dover tornare in Parlamento, lo sapete che cosa succede ai vecchi politici di razza? Succede questo: che sentono di nuovo l’odore della foresta». 

 

paolo cirino pomicino

Paolo Cirino Pomicino dice di contare i giorni che lo separano dalla fine di quest’ultima convalescenza per potersi buttare a capofitto nella battaglia referendaria sulla giustizia che lo vede tra i sostenitori del No.

 

Le ragioni della scelta che ha sorpreso praticamente chiunque, considerata la mole indefinita di procedimenti a carico che ha collezionato nell’arco di una carriera (una condanna e un patteggiamento all’epoca di Mani Pulite, due prescrizioni, il resto solo proscioglimenti) le ha già spiegate e le spiegherà ancora, tra queste il fatto «che la riforma Nordio finirà per accrescere, e non per diminuire, il potere a volte senza limiti dei pubblici ministeri».

 

Ma il punto oggi è un altro. 

 

Ed è che nella partita che segnerà in un modo o nell’altro la sorte della legislatura e in parte quella del governo Meloni, dal passato della Prima e della Seconda Repubblica tornano sulla scacchiera pedine pregiate e cavalli di razza, alcuni dei quali non si vedevano in giro da tempo. 

pellegrino clemente mastella

 

Dalla parte del No, Pomicino per esempio ritroverà il suo vecchio vicino di posto dei Consigli dei ministri dei governi Andreotti VI e VII, Rino Formica, titolare delle Finanze quando ‘O ministro lo era del Bilancio. Per il vecchio leone socialista, novantanove anni il primo marzo prossimo, la partita sulla riforma Nordio è una sfida in difesa della Costituzione.

 

E la sua posizione — «Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario. Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice, ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico» — rimbalza da giorni anche sulle bacheche social dei giovanissimi. 

paolo cirino pomicino - foto lapresse

 

Il referendum di fine marzo riporta sulla scena il protagonista del passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica, e cioè Antonio Di Pietro, schierato con il Sì. E anche alcuni pesi massimi del berlusconismo che furono protagonisti della nuova fase. 

 

Due su tutti: Marcello Dell’Utri e Cesare Previti. Quest’ultimo ha raccontato a Report che «da ministro della Giustizia avrei fatto le stesse cose che sta facendo ora Carlo Nordio». E che in parte erano nel programma che un altro ministro di quel governo, il titolare del Tesoro Lamberto Dini, aveva inserito in cima alle priorità del suo esecutivo quando si ritrovò a occupare la poltrona principale di Palazzo Chigi dopo il ribaltone di Bossi.

 

rino formica

Morale della favola? Anche Dini, che il primo marzo (fa il compleanno lo stesso giorno di Rino Formica) compirà novantacinque anni, non si è chiamato fuori dalla mischia. E al Foglio ha già detto che «al referendum voterò Sì perché approvo la riforma della Giustizia (…) Mi risulta che la separazione delle carriere esista in gran parte dei Paesi democratici e senza che i pm siano sotto il controllo del governo, come sostengono gli oppositori della riforma». 

 

Dei sopravvissuti del primo governo Berlusconi ce n’è soltanto uno che si è schierato apertamente per il No. E anche qui si tratta di una grande firma: Clemente Mastella, l’unica personalità politica ad aver fatto parte sia di un governo guidato dal Cavaliere che da uno guidato da Prodi. Il sindaco di Benevento freme:

RINO FORMICA

 

«C’è poco tempo per vincerlo, ’sto benedetto referendum. Bisogna darsi una mossa e moltiplicare l’azione politica di tutti i contrari alla riforma Nordio e al governo Meloni». Troverà dalla sua stessa parte un’antica nemica giurata, Rosy Bindi, che da presidente dell’Antimafia inserì tra gli «impresentabili» di una vecchia tornata di Regionali in Campania sua moglie Sandra Lonardo (la quale reagì malissimo: «La cattolica Bindi darà conto a Dio di ciò che ha fatto»). 

pellegrino clemente mastellapaolo cirino pomicino - foto lapresse

(…)

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)