vladimir putin papa francesco

"DUE MESI PRIMA CHE INIZIASSE LA GUERRA IN UCRAINA, UN CAPO DI STATO MI HA DETTO CHE IL COMPORTAMENTO DELLA NATO RISCHIAVA DI SCATENARE QUELLO CHE È SUCCESSO" - PAPA FRANCESCO, PARLANDO CON I 10 DIRETTORI DELLE RIVISTE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ, FA LA SUA ANALISI: “QUALCUNO PUÒ DIRMI: MA LEI È A FAVORE DI PUTIN! NO, NON LO SONO. SAREBBE ERRATO AFFERMARE UNA COSA DEL GENERE. SONO CONTRARIO A RIDURRE LA COMPLESSITÀ ALLA DISTINZIONE TRA I BUONI E I CATTIVI, SENZA RAGIONARE SU RADICI E INTERESSI, CHE SONO MOLTO COMPLESSI. MENTRE VEDIAMO LA FEROCIA, LA CRUDELTÀ DELLE TRUPPE RUSSE, NON DOBBIAMO DIMENTICARE I PROBLEMI PER PROVARE A RISOLVERLI…”

Da “la Stampa”

 

PAPA FRANCESCO PUTIN

Pubblichiamo un estratto della conversazione di Papa Francesco con i 10 direttori delle riviste culturali europee della Compagnia di Gesù, raccolti in udienza presso la Biblioteca privata del Palazzo apostolico. Tra loro, padre Antonio Spadaro, responsabile de La Civiltà Cattolica. Tre direttori erano laici, di cui due donne (per le riviste svizzera e inglese), mentre gli altri erano gesuiti. «Se dialoghiamo - ha esordito il Papa - l'incontro sarà più ricco».

 

[…] La Compagnia è presente in Ucraina, parte della mia Provincia. Stiamo vivendo una guerra di aggressione. Noi ne scriviamo sulle nostre riviste. Quali sono i suoi consigli per comunicare la situazione che stiamo vivendo? Come possiamo contribuire a un futuro di pace?

«Per rispondere a questa domanda dobbiamo allontanarci dal normale schema di "Cappuccetto rosso": Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell'inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio.

papa francesco vladimir putin 2

 

E dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: "Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro". Ha concluso: "La situazione potrebbe portare alla guerra". Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo».

 

papa francesco vladimir putin 1

«Quello che stiamo vedendo è la brutalità e la ferocia con cui questa guerra viene portata avanti dalle truppe, generalmente mercenarie, utilizzate dai russi. E i russi, in realtà, preferiscono mandare avanti ceceni, siriani, mercenari. Ma il pericolo è che vediamo solo questo, che è mostruoso, e non vediamo l'intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita. E registro l'interesse di testare e vendere armi. È molto triste, ma in fondo è proprio questo a essere in gioco».

 

«Qualcuno può dirmi a questo punto: ma lei è a favore di Putin! No, non lo sono. Sarebbe semplicistico ed errato affermare una cosa del genere. Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi. Mentre vediamo la ferocia, la crudeltà delle truppe russe, non dobbiamo dimenticare i problemi per provare a risolverli».

papa francesco vladimir putin

 

«È pure vero che i russi pensavano che tutto sarebbe finito in una settimana. Ma hanno sbagliato i calcoli. Hanno trovato un popolo coraggioso, un popolo che sta lottando per sopravvivere e che ha una storia di lotta». «Devo pure aggiungere che quello che sta succedendo ora in Ucraina noi lo vediamo così perché è più vicino a noi e tocca di più la nostra sensibilità. Ma ci sono altri Paesi lontani - pensiamo ad alcune zone dell'Africa, al nord della Nigeria, al nord del Congo - dove la guerra è ancora in corso e nessuno se ne cura. Pensate al Ruanda di 25 anni fa. Pensiamo al Myanmar e ai Rohingya.

 

Putin e Papa Francesco a novembre

Il mondo è in guerra. Qualche anno fa mi è venuto in mente di dire che stiamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi e a bocconi. Ecco, per me oggi la terza guerra mondiale è stata dichiarata. E questo è un aspetto che dovrebbe farci riflettere. Che cosa sta succedendo all'umanità che in un secolo ha avuto tre guerre mondiali? Io vivo la prima guerra nel ricordo di mio nonno sul Piave. E poi la seconda e ora la terza. E questo è un male per l'umanità, una calamità. Bisogna pensare che in un secolo si sono susseguite tre guerre mondiali, con tutto il commercio di armi che c'è dietro!»

 

«Pochi anni fa c'è stata la commemorazione del 60° anniversario dello sbarco in Normandia. E molti capi di Stato e di governo hanno festeggiato la vittoria. Nessuno si è ricordato delle decine di migliaia di giovani che sono morti sulla spiaggia in quella occasione. Quando sono andato a Redipuglia nel 2014 per il centenario della guerra mondiale - vi faccio una confidenza personale -, ho pianto quando ho visto l'età dei soldati caduti. Quando, qualche anno dopo, il 2 novembre - ogni 2 novembre visito un cimitero - sono andato ad Anzio, anche lì ho pianto quando ho visto l'età di questi soldati caduti. L'anno scorso sono andato al cimitero francese, e le tombe dei ragazzi - cristiani o islamici, perché i francesi mandavano a combattere anche quelli del Nord Africa -, erano anche di giovani di 20, 22, 24 anni».

Putin e il Papa lo scorso novembre

 

[…] «Vorrei aggiungere un altro elemento. Ho avuto una conversazione di 40 minuti con il patriarca Kirill. Nella prima parte mi ha letto una dichiarazione in cui dava i motivi per giustificare la guerra. Quando ha finito, sono intervenuto e gli ho detto: «Fratello, noi non siamo chierici di Stato, siamo pastori del popolo». Avrei dovuto incontrarlo il 14 giugno a Gerusalemme, per parlare delle nostre cose. Ma con la guerra, di comune accordo, abbiamo deciso di rimandare l'incontro a una data successiva, in modo che il nostro dialogo non venisse frainteso. Spero di incontrarlo in occasione di un'assemblea generale in Kazakistan, a settembre. Spero di poterlo salutare e parlare un po' con lui in quanto pastore».

 

In Germania abbiamo un cammino sinodale che alcuni pensano sia eretico, ma in realtà è molto vicino alla vita reale. Molti lasciano la Chiesa perché non hanno più fiducia in essa. Un caso particolare è quello della diocesi di Colonia. Lei che cosa ne pensa?

PAPA BERGOGLIO E VLADIMIR PUTIN

«Al presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Bätzing, ho detto: "In Germania c'è una Chiesa evangelica molto buona. Non ce ne vogliono due". Il problema sorge quando la via sinodale nasce dalle élite intellettuali, teologiche, e viene molto influenzata dalle pressioni esterne. Ci sono alcune diocesi dove si sta facendo la via sinodale con i fedeli, con il popolo, lentamente». (...) «Poi la questione della diocesi di Colonia. Quando la situazione era molto turbolenta, ho chiesto all'arcivescovo di andare via per sei mesi, in modo che le cose si calmassero e io potessi vedere con chiarezza. Perché quando le acque sono agitate, non si può vedere bene. Quando è tornato, gli ho chiesto di scrivere una lettera di dimissioni. Lui lo ha fatto e me l'ha data. E ha scritto una lettera di scuse alla diocesi. Io l'ho lasciato al suo posto per vedere cosa sarebbe successo, ma ho le sue dimissioni in mano».

 

(...) Santo Padre, noi siamo una rivista digitale e parliamo anche a giovani che stanno ai margini della Chiesa. I giovani vogliono opinioni e informazioni veloci e immediate. Come possiamo introdurli al processo del discernimento?

«Non bisogna stare fermi. Quando si lavora con i giovani, bisogna sempre dare una prospettiva in movimento, non in modo statico. Dobbiamo chiedere al Signore di avere la grazia e la saggezza di aiutarci a compiere i passi giusti. Ai miei tempi il lavoro con i giovani era costituito da incontri di studio. Ora non funziona più così. Dobbiamo farli andare avanti con ideali concreti, opere, percorsi. I giovani trovano la loro ragione d'essere lungo la strada, mai in modo statico. Qualcuno può essere titubante perché vede i giovani senza fede, dice che non sono in grazia di Dio. Ma lasciate che se ne occupi Dio! Il vostro compito sia quello di metterli in cammino. Penso che sia la cosa migliore che possiamo fare».

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